Ragni: “Italia Viva può arrivare al 3%. L’accordo dem-Azione ci favorirà con gli scontenti”

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Italia Viva è rimasta da sola. L’accordo fra Pd e Azione, che saranno unite alle politiche nel centrosinistra, ha fatto tramontare l’ipotesi di un polo di centro, quella su cui Matteo Renzi puntava insieme al suo ex ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda. Per IV andare senza alleati alle urne vuol dire dover sperare di superare la soglia di sbarramento del 3%, un’impresa complicata per chi è dato dai sondaggi al momento intorno al 2,5%.

Al Senato c’è un’eccezione: possono eleggere senatori anche i partiti che ottengono almeno il 20% dei voti in una regione, anche se non ottengono il 3% a livello nazionale. Il Rosatellum favorisce le coalizioni e i sondaggi danno Renzi in caduta libera sia come partito che come gradimento personale quale leader. “Quello che gli altri definiscono solitudine, noi lo chiamiamo coraggio”, ha commentato Renzi su Twitter pochi minuti dopo l’annuncio del patto Pd-Azione. “Sarà una sfida bellissima e difficile”.  ha aggiunto poco dopo.

La strada è nettamente in salita ma in Capitanata il co-coordinatore provinciale Aldo Ragni – al pari dell’ex ministra Boschi – ritiene che i tanti scontenti di centrosinistra e centrodestra possano convergere su IV.

Il dirigente viestano nelle scorse ore ha scritto una lettera aperta agli iscritti di Italia Viva: “Se si presentassero oggi le liste affronteremmo questa campagna elettorale senza far parte di alcuna coalizione. Da una parte l'ammucchiata Letta-Di Maio-Calenda-Fratoianni; dall'altra Salvini-Berlusconi-Meloni. E noi? Capiamoci. Quello che ci giochiamo non è il destino personale di Matteo Renzi o di questo o quel parlamentare. In gioco c'è il destino della nostra comunità politica. Voglio dirlo senza giri di parole. Dal raggiungimento o meno di quel 3% dipende la prosecuzione o meno dell'esistenza del nostro partito. Il 3%. Questa è la sfida che abbiamo davanti. Può sembrare un paradosso ma sono tra coloro i quali pensano che andare da soli, a questo punto, ci conviene. L'elettore di centrodestra che non si riconosce in questa destra-destra potrebbe trovare un'alternativa in un partito comunque alleato del Pd e della sinistra radicale? L'elettore di centrosinistra che non si riconosce nella deriva contiana-grillina potrebbe trovare un'alternativa in un partito alleato con Meloni e Salvini? Insomma, andare da soli ci consentirebbe di avere argomenti che in coalizione faremmo fatica ad utilizzare. Il nostro obiettivo non è prendere il 30%. Nemmeno il 10%. Il 5% dice Renzi. Dobbiamo superare il 3%, dico io. Noi dobbiamo rivolgerci ai tanti Mario Draghi che ci sono nel nostro Paese e che fanno il loro lavoro con competenza e professionalità, che hanno avuto per 18 mesi alla guida del governo una personalità della quale si sono sentiti orgogliosi. Se ci sono stati questi 18 mesi lo si deve al coraggio e alla visione dell'unica forza riformista, liberale e riformatrice presente a queste elezioni, Italia Viva.  Ci sarà tra costoro una piccola percentuale di elettori che non volendo votare nessuna delle due ammucchiate, all'interno delle quali ci sono partiti che Draghi non lo hanno sostenuto o lo hanno fatto cadere, voterà Renzi perché rappresenta l'unica alternativa? Io ne conosco qualcuno. Anzi, più di qualcuno. Soprattutto fra gli (ex) elettori di Calenda. Dobbiamo riuscire a superare quel 3%. E avremo vinto. Di corto muso, ma avremo vinto!”.

A l’Attacco Ragni è netto: “Sono convinto della scelta di andare da soli. Avere un polo alternativo al centrosinistra consentirà di togliere ancora più voti al centrodestra. Sono certo che prenderemo voti sia da quella parte di centrodestra che non vuole votare per Salvini e Meloni, sia da quella parte di centrosinistra che non vuole votare Di Maio nella lista del Pd. E’ un altro colpo di grazia che Letta sta dando al partito. Come fa un elettore del Pd a vedere capolista nel listino uno, come Di Maio, che ha parlato del Pd come del partito di Bibbiano e altre castronerie simili? La scelta di candidare i fuoriusciti del M5S avviene, peraltro, a discapito dei candidati del Pd. Me li immagino gli elettori piedini di Torremaggiore o Apricena o altri paesi ancora del nostro territorio che rischiano di ritrovarsi capolista un ex pentastellato…”. Ma IV è reduce da una tremenda batosta alle regionali pugliesi del 2020 e anche i sondaggi sono pessimi.

“C'è un clima completamente diverso nei nostri confronti. Penso agli attacchi violenti che ci furono contro IV per aver fatto cadere il governo Conte. Ebbene, oggi invece ci cercano. Ho ricevuto telefonate da ex dirigenti del Pd e da dirigenti di Azione. Tutti vogliono sapere se andremo fino in fondo, se davvero ci presenteremo da soli oppure no, perché evidentemente non sono contenti della situazione che si è venuta a creare dalla loro parte. Noi dobbiamo prendere il 3% più uno dei voti. Secondo me, grazie all'accordo tra Letta e Calenda, ce la faremo”.

Ma nel partito provinciale sono tutti d’accordo con la decisione di correre senza alleati? “Fino al momento dell'accordo tra Pd e Azione c'erano delle perplessità e obiezioni. Una volta saputi i contenuti di quell'accordo stiamo riscontrando entusiasmo, ora non c'è più alcun dubbio. Certo, esiste la consapevolezza tra di noi che non è semplice arrivare al 3%. Veniamo da un'esperienza, quella delle regionali pugliesi, che ci ha travolti. Ma ora c’è un livello di attenzione e gradimento – basti vedere i social - che prima non avevamo, mentre Calenda sta passando le giornate a giustificare l'accordo con Letta. Lo stesso responsabile nazionale di Azione per le politiche sul lavoro si è dimesso perché non ha condiviso l'accordo. La verità è che Letta sta facendo di tutto per farci arrivare al 3%, con assist come candidare gli ex 5S”, conclude Ragni.