Liste ricusate, choc per Pd e Lega. Gatta perde due nomi

Partiti
Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

A due settimane dal 30 gennaio, ovvero dalle elezioni di secondo livello per il rinnovo del consiglio provinciale di Foggia, un colpo di scena crea un vero dramma in casa Pd e Lega. L’ufficio elettorale di Palazzo Dogana, riunitosi ieri mattina, ha ricusato le liste dei dem e dei salviniani, riducendo al contempo da 12 a 10 lo schieramento del presidente uscente Nicola Gatta, “Per la Capitanata”.

L’organismo – composto dal segretario generale Giacomo Scalzulli e dai funzionari Carmine Pecorella, Antonio De Leo, Maria Grazia Pacilli e Michele Tenace – ha proceduto alla verifica dell'ammissibilità delle liste pervenute.

E’ una tremenda batosta per il Pd del vicepresidente della Regione Raffaele Piemontese e della segretaria provinciale Lia Azzarone, che erano proiettati verso un trionfo. La lista dem, con 12 nominativi, appariva agli addetti ai lavori come quella nettamente più forte, capace di stravincere le elezioni, distanziando di diverse migliaia di voti tutte le altre.

E invece al momento attuale il Pd è incredibilmente fuori dalla contesa, perché l’ufficio elettorale “ha accertato che sia le dichiarazioni di accettazione delle candidature sia la sottoscrizioni della lista risultano autenticate da un consigliere comunale del Comune di Serracapriola, fuori dal territorio dell'ente di appartenenza”. Il riferimento è all’eletto dem Vittorio Presutto.

Per Palazzo Dogana “l'applicazione in questo caso del principio della territorialità, in base al quale il consigliere comunale esercita il potere certificativo relativo alla sottoscrizione dell'accettazione delle candidature e delle liste dei candidati, con l'unico limite costituito dai limiti del territorio di competenza dell'ufficio di cui sono titolari o al quale appartengono, porta a ritenere inefficaci per nullità le autentiche fatte dal citato consigliere”.

L’ufficio elettorale ha fatto riferimento al TAR Puglia, che in una sentenza del 2018, con riferimento a tale principio, ha avuto modo di chiarire che “secondo il noto orientamento dell’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato (sentenza 9 ottobre 2013 n. 22), l'individuazione dei soggetti ai quali la disposizione della legge elettorale conferisce la pubblica funzione certificativa implica un rinvio allo statuto proprio delle singole figure di pubblici ufficiali e dunque anche ai limiti territoriali entro i quali i medesimi esercitano, in via ordinaria, le proprie funzioni. Di conseguenza, i limiti alla competenza territoriale dell'ufficio di appartenenza integrano un elemento costitutivo della fattispecie autorizzatoria. Conseguentemente, i pubblici ufficiali, cui la legge conferisce il potere di autenticare le sottoscrizioni delle liste di candidati, sono legittimati ad esercitare il potere certificativo, con l'unico limite costituito dai limiti del territorio di competenza dell'ufficio di cui sono titolari o al quale appartengono”.

Ebbene, per l’Ufficio elettorale “questo principio trova applicazione anche con riferimento alle modalità di elezione degli organi di governo dell'ente, divenuta con la riforma Delrio indiretta o di secondo grado, atteso che tali organi non sono più eletti direttamente dai cittadini, ma votati da un corpo elettorale ristretto, composto dai consiglieri comunali e dai sindaci dei Comuni situati all'interno della circoscrizione provinciale”.

Si rimanda anche all’UPI, l’Unione delle Province italiane, per cui “i consiglieri comunali possono autenticare le firme, rispettando il principio di territorialità, esclusivamente nel comune di loro appartenenza e per le elezioni della Provincia di cui fa parte il suddetto comune di appartenenza”.

In queste ore c’è un’atmosfera drammatica nel Pd di Capitanata, che era pronto a sbaragliare gli avversari.

Azzarone confida nel ricorso al TAR, che dovrà essere discusso entro 3 giorni dalla sua presentazione. I dem parlano, rispetto alla decisione di Scalzulli & Co., di un’interpretazione errata della norma.

Non è andata meglio alla già risicata lista della Lega, “Impegno per la Capitanata”, che contava 7 candidati e sembra una delle più deboli insieme a quella di Fratelli d’Italia. In questo caso l'ufficio ha accertato che le dichiarazioni di accettazione della candidatura alla carica di consigliere provinciale del consigliere comunale sanseverese Rosario Di Scioscio e del vicesindaco di Motta Montecorvino Pietro Piccirilli “non risultano regolarmente autenticate”.  Non essendo possibili sanatorie postume non c’è nulla da fare per i salviniani guidati in Capitanata dal consigliere regionale Joseph Splendido, dall’europarlamentare Massimo Casanova e dal segretario provinciale Daniele Cusmai: “La cancellazione dalla lista dei due citati consiglieri ha come conseguenza la riduzione del numero dei candidati al di sotto del numero minimo prescritto, per cui la stessa deve essere ricusata”. Non è possibile, infatti, una lista che abbia meno di 6 candidati. I 5 residui della Lega sono del tutto insufficienti alla causa.

Più limitato il danno per il presidente Gatta. In merito alla lista “Per la Capitanata” l’ufficio ha accertato che la dichiarazione di accettazione della candidatura alla carica di consigliera provinciale di Antonella Giordano (eletta di Ascoli Satriano) risulta autenticata da un consigliere comunale del medesimo Comune di appartenenza ma fuori dal territorio dell'ente in questione e della stessa Regione Puglia. “Anche in questo caso valgono le considerazioni di diritto innanzi formulate con riferimento alla lista del Pd”, spiega l’ufficio elettorale. Inoltre, è emerso che la dichiarazione di accettazione della candidatura del consigliere comunale sanseverese Giovanni Florio non risulta regolarmente autenticata. Dunque Gatta perde due candidati.