Radicamento inesistente, progetto mai partito. Flop Lega, che perde altri pezzi per strada

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Lo stato di salute della Lega in Capitanata non è dei migliori, per usare un eufemismo, per giunta tendente ad un’ulteriore peggioramento.

Fatta eccezione per il Sindaco di Lesina, Primiano Di Mauro, il radicamento territoriale progettato dagli ex padani non ha minimamente attecchito nei contesti locali.

A Manfredonia, il barlume che si era acceso con Cristiano Romani, segretario cittadino per 6 mesi, si è spento quando l’avvocato sipontino è andato via. Il commissario Joseph Splendido non è riuscito nemmeno a presentare il simbolo della Lega alle amministrative, proprio quelle che hanno visto l’elezione del candidato di centrodestra Rotice dopo due decenni di governo di centrosinistra.

Il progetto leghista continua a perdere pezzi per strada e l’ultimo della serie è Marco Trombetta, che torna con Forza Italia. Lo ha reso noto ieri, con due considerazioni sui risultati poco lusinghieri della Lega alle Regionali del 2020 e alle ultime amministrative di Cerignola che si concludono così. Il suo commento sui social: “Qualcosa non ha funzionato”.

Che cosa è che non ha funzionato? La risposta che Trombetta affida a l’Attacco è franca.
“Sicuramente il progetto di una Lega che è ancora riconosciuta nell’elettorato come un fronte nordico nel meridione non ha grandi risultati. Ha portato una spinta alle Europee del 2019: un voto squisitamente politico. Alle Regionali abbiamo dimezzato le percentuali ed è stato un primo segnale. Alle comunali la débâcle definitiva, che certifica che forse la Lega nazionale non funziona”.

Il serbatoio di voti non è stato pingue quasi da nessuna parte, inoltre Luigi Miranda e Paolo La Torre risultano poco presenti, Francesco Tavaglione e Costanzo Di Iorio ci sono ma nemmeno loro si segnalano per chissà cosa.

L’asse del centrodestra si sposta verso Forza Italia e questa “è un’analisi che viene condivisa da parecchi uomini che si sono anche spesi elettoralmente - conferma Trombetta -. Prendo come riferimento le Regionali del 2020, quando la Lega raccolse circa 20.000 preferenze per i candidati e circa 26.000 per la lista. Non è più così, da qualche tempo a questa via. Se si vuole cambiare qualcosa in politica, bisogna portare risultati. Tentare per la terza volta questa carta con la Lega significherebbe non avere rappresentanti politici del nostro territorio, della Capitanata. E sinceramente non mi va”.

Il voto di Manfredonia “è la rappresentazione plastica che con un uomo radicato sul territorio, Giandiego Gatta; con un candidato dalla società civile, Gianni Rotice; con una sinistra che governava da circa 25 anni; senza Fratelli d’Italia e senza Lega; quell’area politica moderata vince”.

Ma la rappresentanza della Lega in Capitanata diventa sempre più esigua. “Il centrodestra si sta ridefinendo - spiega Trombetta -. Noi stiamo guardando ad un unico grande contenitore, dove ci sono aree politiche ben definite. Un po' come in un congresso, quindi in questa fase le aree politiche si riassettano. Nel Sud e in Capitanata, il cartellino per la linea politica viene alzato in forma maggioritaria verso l’area moderata, europeista, più centrista, come abbiamo visto Antonio Tajani spendersi in queste ultime battute”.

Dall’Umbria in su è un centrodestra a trazione Lega, da Roma in giù c’è una tradizione più moderata.
“Ci sono linee che in Veneto possono passare, ma al Sud non vanno - commenta ancora Trombetta -. Se vogliamo essere concreti dobbiamo già pensare al 2023 e alla rappresentanza politica dei nostri territori. Poi ci saranno le amministrative a Foggia e bisognerà organizzarsi”.

Un mese fa, sosteneva che il baricentro del centrodestra fosse la Lega, adesso invece ritiene che “vi è la posizione moderata e governista di Giancarlo Giorgetti e una più a destra e populista con Matteo Salvini. La linea moderata e governista è minoritaria e ne prendo atto. Se ci aggiungo la mia posizione territoriale, nel meridione, ritengo che non porterei nessun vantaggio al mio territorio. È inevitabile spostarsi verso una posizione differente”.

Se il bipolarismo si sfalderà dopo il voto per il Quirinale, come immagina qualche addetto ai lavori, il centro moderato non sarà impreparato.
“Ci prepariamo a qualcosa di diverso, in un’area più vasta di quella che può sembrare Forza Italia - anticipa -. Se vogliamo far partire l’aeroporto, avere più peso nella compagine regionale, essere più presenti nelle politiche nazionali, avere rappresentanti a Bruxelles, dobbiamo posizionarci bene. Il patto in Sicilia tra Forza Italia e Italia Viva è indicativo, poi si vedrà dopo il voto per il Quirinale. Comunque mantenendo il nostro campo, quello del centrodestra, in una posizione più moderata”.