Rotice tende la mano al M5S, Furore stoppa: “Non accetteremo alcuna poltrona”

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La prima settimana da Sindaco di Manfredonia dell’edile Gianni Rotice sta trascorrendo alle prese con un’attività visibile e un’altra celata. Da una parte c’è il lato pubblico, a cominciare dalla cerimonia di insediamento in aula consiliare tra lacrime e abbracci della famiglia, tra cui il fratello Michele (patron dell’altra impresa di famiglia, la Antonio Rotice srl). C’è stato anche il primo saluto alla tecnostruttura di Palazzo di città, accompagnato dalla segretaria generale Antonella Cambio.

Cambio potrebbe non restare, visto che fu scelta dai commissari straordinari. Qualche beninformato non esclude che Rotice possa far tornare una persona che conosce molto bene, ovvero Giuliana Galantino, che opera nei Comuni limitrofi di Mattinata e Monte Sant’Angelo e che resse la macchina amministrativa a Palazzo San Domenico prima dell’arrivo di Cambio.

L’altra attività è quella che si sta svolgendo, dietro le quinte, in maniera riservata, per la definizione dell’esecutivo e delle altre nomine di competenza del primo cittadino. Sono in molti a rivendicare spazio per l’apporto fornito alla vittoria elettorale.

La prima forza di cui Rotice deve necessariamente tener conto è senza dubbio la Forza Italia del consigliere regionale Giandiego Gatta, che sarà la guida politica dell’amministrazione comunale. Senza Gatta il neo sindaco non ce l’avrebbe mai fatta e oggi dalla stretta sinergia tra i due dipende in primis la forza della maggioranza.
Gli azzurri contano il gruppo più numeroso in aula, con sette eletti (Giuseppe Basta, Antonio Vitulano, Liliana Libera Rinaldi, Antonia Facciorusso, Vincenzo Di Staso, Ciro Campanella e Marco Di Bari).
A tallonarli ci sono i sei consiglieri della civica Strada Facendo (Angelo Salvemini, Gianni Sventurato, Giovanna Titta, Antonella Lauriola, Michele Paglione e Davide Marasco). Gli ultimi due eletti di maggioranza sono Adriano Carbone, segretario cittadino di Fratelli d’Italia, e Sara Delle Rose (Io sono Gianni).

Ma gli appetiti da sfamare sono molteplici anche rispetto alle liste aggiuntesi con l’accordo per il ballottaggio: si tratta delle civiche Città Protagonista, E885 e La mia città, che hanno detto addio a Raffaele Fatone e alla coalizione a guida M5S Manfredonia 2050, ancor prima di entrare in aula, per traslocare con Rotice.
Tutti, a cominciare dagli ex dem Libero Palumbo e Tonino Prencipe (Città Protagonista), sono adesso in attesa di risposte da Rotice.

L’ex presidente di Confindustria Foggia sta in questo momento pensando anche al modo per dare un segno evidente di apertura e collaborazione al M5S, da cui è giunto di fatto – sebbene senza indicazioni di voto – un aiuto nelle urne del secondo turno.
Potrebbe trattarsi della presidenza del consiglio, così come fece a Foggia Franco Landella col candidato sindaco pentastellato Giovanni Quarato (poi diventato presidente della commissione Ambiente e territorio, la più importante).
Ma dal MoVimento arriva già un chiaro no.

“Non ci sono contatti con la maggioranza, né sappiamo quali idee e intenzioni abbiano”, afferma a l’Attacco l’europarlamentare pentastellato Mario Furore. “Solitamente la presidenza del consiglio comunale è assegnata all’interno della stessa maggioranza o la si riconosce alla prima forza di opposizione, che in questo è il gruppo di Gaetano Prencipe. Non so come si comporteranno. Noi, come M5S, andremo a collocarci all’opposizione, dove avremo come nostri nuovi e valorosi consiglieri comunali Raffaele Fatone e Gianluca Totaro. Su di loro il M5S investe molto per elaborare una proposta costruttiva e un’opposizione senza sconti, per il bene della città. Dobbiamo diventare un punto di riferimento importante perché Manfredonia, dopo il 19,15% dato a Fatone, si aspetta molto da noi. Non tradiremo questa fiducia”, continua l’eletto.

“C’è stato chi ha cercato di denigrare il M5S pensando che avessimo barattato la nostra decisione di non dare indicazione di voto in cambio di qualcosa, di qualche poltrona. E invece siamo perfettamente coerenti, a Manfredonia avviene quanto avvenuto ad esempio a Roma, dove Virginia Raggi non ha dato indicazioni di voto ed è andata a sedersi in consiglio comunale rifiutando qualsiasi poltrona. Quindi”, conclude Furore, “siamo in linea con quanto accaduto altrove”.