San Giovanni Rotondo, memorial di calcio a 5 per non dimenticare Anna e Giovanni

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Chi nel cammino della vita ha acceso anche soltanto una fiaccola nell’ora buia di qualcuno non è vissuto invano”. Queste parole di Madre Teresa di Calcutta trasmettono speranza. Ricordano che l’esistenza stessa di ogni persona è caratterizzata da quello che, in vita, ha saputo lasciare agli altri.

Ognuno di noi è protagonista di una storia che ha un prologo, uno svolgimento e un epilogo. Nella mitologia greca a tessere il filo del fato di ogni uomo, svolgerlo ed infine reciderlo segnandone la morte erano le tre Moire. Nella religione cristiana, la conclusione definitiva della vita terrena apre le porte alla vita ultraterrena.

Quando a smettere di battere è il cuore di un bambino ciò che resta nei genitori o nei fratelli è un senso di vuoto, riempito dal ricordo perenne dell’amato. Per animare la fiamma della memoria e vincere l’oblio in cui ricordo di una persona può precipitare, c’è chi ha pensato che un evento sportivo di forte richiamo potesse essere la soluzione giusta.

“Con il 1°Memorial “Giovanni Bergantino e Anna Franco”, organizzato assieme all’associazione AGAPE San Giovanni Rotondo, con il beneplacito dei genitori dei due piccoli angeli Giovanni e Anna, abbiamo dato vita a qualcosa in più di un normale evento sportivo di calcio a 5. La risposta della gente è stata fantastica, si sono iscritte tantissime squadre. Ci sono giocatori provenienti anche da fuori città. Siamo orgogliosi di questo risultato. Tutto il ricavato della raccolta fondi sarà devoluto in beneficienza all’AGAPE”, dice a l’Attacco Salvatore Scocco, presidente dell’Inter Club San Severo, promotore dell’iniziativa.

Tutto è partita dall’idea di organizzare un torneo di calcetto. Gli organizzatori si sono rivolti per ottenere una sponsorizzazione a Salvatore dell’Aquila, noto imprenditore sanseverese, il quale ha suggerito di dare vita a qualcosa di più grande e importante. “Ho detto agli amici dell’Inter Club che se avessero organizzato un memorial anziché un torneo avrei dato un contributo maggiore. Ho dato un input, vorrei che divenisse un appuntamento fisso. Mia figlia è cresciuta con Giovanni Bergantino. Li ho visti crescere. La sua scomparsa mi ha toccato molto. Ben venga lo sport per non dimenticare una persona, se poi si tratta di un bambino è ancora più lodevole”, afferma Salvatore dell’Aquila, che ha dimostrato come il profit possa contribuire alle iniziative del non profit non solo economicamente, ma anche attraverso idee e proposte.

Il memorial terminerà tra la fine di giugno e gli inizi di luglio.

Ad inaugurare il torneo di calcio a 5, che si tiene presso il Centro sportivo “Apocalisse” a San Severo, c’erano anche Mario Bergantino e Antonello Franco, rispettivamente papà di Giovanni e Anna.

“Mio figlio è andato via troppo presto. Ricordare un angelo come lui è importante. È stato un bambino speciale, sin dalle scuole elementari ha sempre manifestato una marcia in più rispetto agli altri. Ricordarlo, sentirne parlare mi aiuta a riviverlo e sentirlo vicino. Da dove mi arriva la forza per andare avanti, ogni giorno, non lo so. Forse proprio lui mi dà la forza di continuare a vivere. Quando abbiamo scoperto la malattia è iniziato un percorso duro. Questa malattia è stata improvvisa. La speranza che andasse tutto bene non è mai mancata.  Abbiamo passato più di sei anni e mezzo a combattere e ci eravamo anche illusi di farcela. Poi, qualcosa è andato storto. Dico agli altri genitori che stanno vivendo quello che ho vissuto io di non stare sereni, non dare colpe a nessuno. Trovare la serenità non è facile. La fede ci ha aiutato tanto, ci ha dato la forza per cercare di superare tutto”, dice Mario Bergantino.

“Non ci ha mai lasciato, Anna è sempre con noi. Non c’è più come presenza fisica ma la sentiamo vicina, tutti i giorni. Ci sono altre tre bambine da crescere. Giorgia e Simona sono nate sei mesi prima che Anna ci lasciasse. Riusciamo ad andare avanti, cerchiamo di non dimenticarla. Non è facile spiegare agli altri cosa voglia dire non avere più una figlia, a causa di una malattia. Attraverso l’associazione AGAPE cerchiamo di sensibilizzare le famiglie attraverso il racconto personale. Noi abbiamo fatto una lunga trafila. Siamo stati a San Giovanni Rotondo, Pavia, al Bambin Gesù di Roma. Se non ci passi personalmente non capisci il dolore della perdita di un figlio. Anna aveva 9 anni quando abbiamo scoperto la malattia. Aveva fatto anche il trapianto ma non è servito. Ad 11 anni ci ha lasciato”, racconta Antonello Franco.

Testimonial della serata è stato l’ex calciatore professionista Michele Pazienza, che ha ricordato ai presenti che va bene l’agonismo in campo ma bisogna essere sportivi e non commettere scorrettezze, perché in tal caso si mancherebbe di rispetto alla memoria di chi non c’è più.

Giorgio Ventricelli