Dalla conca d'oro al deserto dei Tartari: ascesa e declino del commercio sanseverese. Ci vogliono attrattori culturali

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Ci vuole più appeal. Il grado di attrazione che un luogo o una città, nel suo complesso, può e deve avere è direttamente proporzionale alla sua capacità di richiamo. Un paradigma questo che diviene tuttavia paradosso nel momento in cui i decisori politici ed economici di un territorio non sono capaci di creare massa critica, attraverso una pianificazione di medio e lungo periodo che promuova e incentivi iniziative permanenti, creando per l'appunto appeal.
Ci vuole più appeal. Il grado di attrazione che un luogo o una città, nel suo complesso, può e deve avere è direttamente proporzionale alla sua capacità di richiamo. Un paradigma questo che diviene tuttavia paradosso nel momento in cui i decisori politici ed economici di un territorio non sono capaci di creare massa critica, attraverso una pianificazione di medio e lungo periodo che promuova e incentivi iniziative permanenti, creando per l'appunto appeal.

L'Attacco ha più volte ascoltato storie e proposte di commercianti e artigiani di San Severo, raccontando il punto di vista di chi anima economicamente la città. Tutti convergono su un dato storico acquisito: San Severo è stata la conca d'oro del commercio della provincia di Foggia, nettamente superiore alla stessa città capoluogo. I fasti del passato sono però solo un ricordo. Lo stato dell'arte parla di una crisi accelerata anche dalla pandemia di Covid19 in corso. Non mancano le proposte per il rilancio della città.

Il problema? Da una parte, i decisori politici non ascoltano le istanze provenienti dal territorio, navigano a vista, non hanno una programmazione amministrativa certa: sono alla continua ricerca di allori da conquistare, di volta in volta, grazie al finanziamento pubblico dell'occasione; dall'altro, gli stessi stakeholder non hanno la capacità di fare gruppo, troppi individualismi, si preferisce coltivare l'orticello piuttosto che bonificare il territorio dalle scorie nefaste della cattiva politica, per ambire a coltivare piantagioni di misticanza di futuro e speranza. Come si risolve ordunque il problema della mancanza di attrattività? Una soluzione può essere la pianificazione di attrattori culturali.

Abbiamo chiesto un punto di vista in merito a ciò a Claudio Nigro, professore ordinario della cattedra di Marketing and Digital Analytics del Dipartimento di Economia dell'Università degli Studi di Foggia. "Quando parliamo di strategia territoriale e di marketing dobbiamo sempre fare riferimento a un concetto semplice: il rapporto mezzo-fini - dice Claudio Nigro, che continua - il decisore ha di fronte a sé un insieme di fini che diventano le finalità dell'istituzione che rappresenta: c'è una doppia partita in gioco in cui da una parte ci sono gli individui, che hanno scopi, fini e obiettivi da realizzare; dall'altra, le istituzioni appunto con le loro finalità da raggiungere". Il cortocircuito che genera una rottura tra aspettative e ambizioni si crea in un momento ben preciso. "Quando l'aspetto individuale prevale talmente tanto che i fini individuali si sostituiscono alle finalità dell'istituzione si crea un problema serio - ammonisce Claudio Nigro, che ribadisce un concetto troppo spesso vittima delle consuetudini al ribasso - soldi e risorse devono essere impiegate per un'azione che ha come beneficiario il cittadino: l'interesse individuale deve scomparire".

A supporto del suo pensiero, Nigro porta a conoscenza la case history di Giffoni, piccolo paese del salernitano che dal 1971 organizza il Giffoni Film Festival, kermesse cinematografica per bambini e ragazzi che ha raggiunto livelli internazionali. "Progetti come quello di Giffoni, ma anche il carnevale di Viareggio e Manfredonia o le luci di artista a Salerno nascono perché il decisore pubblico ha avuto la lungimiranza di attivarsi per portare avanti le finalità che l'istituzione rappresenta - asserisce Claudio Nigro, che evidenzia - quando hai questo sei già a metà dell'opera: realizzare qualcosa che diventi attrattore del territorio comporta l'assorbire risorse, perciò le logiche di clientes legate a fini peculiari non reggono il passo perché il decisore pubblico è capace di anteporre gli interessi delle istituzioni e del territorio alle logiche personali".

Cosa deve accadere affinché un'iniziativa abbia successo? "Se realistico, il progetto deve essere sostenuto nel tempo: ci vogliono almeno 3 o 5 anni per vedere i primi veri risultati - dice Claudio Nigro, che continua - quando le finalità del territorio prevalgono su quelle politiche accadono cose belle, nascono gli attrattori antropici, attività umane che hanno un posizionamento molto forte nell'immaginario del collettivo del gruppo di persone". Nigro continua con una riflessione: "Provate a chiedere a dei milanesi cosa conoscono della Capitanata e cosa gli attira, probabilmente risponderanno Gargano, per il mare, e San Giovanni Rotondo per il culto di San Pio: questi sono due attrattori su cui lavorare, mentre bisogna incentivare l'attrattività delle aree interne come quelle dei Monti Dauni".

L'importanza di istituzioni come quella universitaria hanno un peso specifico nello studio di una strategia di marketing territoriale. "L'analisi svolta dal mio studente di San Severo, Davide Manocchia, sullo stato dell'arte del commercio nel settore dell'abbigliamento sanseverese dimostra la lungimiranza di un interpretazione corretta del rapporto mezzo-fini che definisce le strategie del territorio - dice Claudio Nigro, che conclude - gestire le logiche di clientes è difficile, ma un sindaco o una compagine politica deve esser capace di perforare la pressione sociale: questo sarebbe geniale".

Giorgio Ventricelli