Capitanata di nuovo a un bivio: energia green o tutela del patrimonio agroalimentare?

I Nodi dello Sviluppo
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15 mila ettari: questa la quantità di terreno interessata da progetti di fotovoltaico e agrivoltaico presentati in Capitanata.

Il tema dell'occupazione del suolo agricolo torna per questo sotto i riflettori, visto il gran numero di procedimenti per la richiesta di autorizzazioni depositati negli ultimi mesi presso l’ufficio ambiente della Provincia di Foggia.

In particolare sembra destare l’interesse degli stakeholders il nuovo sistema di produzione di energie da fonti rinnovabili, come già raccontato su queste colonne nei giorni scorsi, che coniuga l’installazione di pannelli alla produzione agricola e pare abbia trovato in Capitanata terreno fertile, tanto che sono in fase di valutazione circa un centinaio di progetti.

La memoria torna a quell’assalto che il territorio subì nei primi anni del 2000 quando il mondo venne a piantare la propria bandierina, nel bene o nel male, con una pala eolica o un pannello. In quella fase vennero alla luce tutte le criticità di un sistema che ha permesso quella che molti definiscono “invasione” senza un effettivo ritorno alle comunità interessate. Accanto alle innegabili esperienze virtuose ci sono stati i cosiddetti avventurieri che, dopo aver ottenuto i permessi, li rivendevano, speculando, ad altri operatori veramente interessati al business. A distanza di 15 anni cosa è cambiato? La paura che la provincia di Foggia possa tornare ad essere terra di conquista c’è e si guarda con attenzione al fenomeno dell’agrivoltaico soprattutto alla luce degli incentivi statali e all’invocatissima transizione ecologica nella quale verranno investiti miliardi di euro del Recovery Fund.

Il Pnrr ha previsto quasi 60 miliardi di euro di risorse per la "Rivoluzione verde" (la missione 2) di cui circa 24 da destinare a rinnovabili, idrogeno, reti e mobilità sostenibile. Tra le tecnologie espressamente citate nel documento approvato dalla Ue vi sono il fotovoltaico e l'agrivoltaico, in particolare a quest’ultimo sono attribuiti 1,5 miliardi di euro.

La mia sarà una battaglia prometeica ma penso che valga la pena combatterla”, a parlare è il Sindaco di Ascoli Satriano Vincenzo Sarcone che si schiera senza se e senza ma contro le proposte di impianti agrivoltaici che stanno interessando la Capitanata e il suo stesso Comune.

Anche se dovesse essere una battaglia in solitaria il Sindaco, da poco riconfermato, non ha dubbi. “Ma purtroppo, anche quando viene dato parere negativo, i progetti vengono continuamente ripresentati, vuol dire che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire – ha confermato Sarcone a l’Attacco -. Il problema è che girano intorno a questo business molti soldi, si parla di transizione ecologica ma a mio avviso potrebbe produrre effetti contrari rispetto alla sua missione originaria. Ad Ascoli Satriano, ad esempio, la transizione ecologica dovrebbe garantire la decarbonizzazione e soprattutto la creazione di posti di lavoro. Anche i burocrati del Gal Meridaunia sono in giro per i Comuni del Subappennino a rappresentare i benefici del fotovoltaico e dell'eolico che garantirebbero, a loro dire, lo sviluppo economico del nostro territorio, come se noi avessimo l'anello al naso. Purtroppo abbiamo già visto che si è invece realizzato qualcosa di diverso rispetto a ciò che si era fissato sulla carta. Mi chiedo in che modo dovrebbe prodursi questo sviluppo, considerato che le norme sono le stesse e che con l’eolico non c’è stato alcun beneficio per il territorio, se non per i portatori di interessi”.

Per ciò che riguarda i progetti attuali, sarebbero previsti impianti nella zona industriale di Ascoli Satriano. “Occupando quel suolo – obietta Sarcone – dove andranno messe le attività produttive? Quanti posti di lavoro garantirà il fotovoltaico? È successa la stessa cosa con il deposito di paglia, che ogni anno nello stesso periodo si incendia: vorrei che qualcuno mi spiegasse il perché e quanti posti di lavoro ha creato. Soprattutto è un pugno nell'occhio e manifesta il fallimento dell'utilizzo della zona industriale. Gli ascolani hanno fatto grandi sacrifici per comprare quei terreni e garantire le infrastrutture alla comunità, oggi si ritrovano ancora indebitati e ci vogliamo mettere il fotovoltaico, in nome di questa nuova religione, quasi un dogma, che è la transizione ecologica”.

La zona industriale sarebbe più attrattiva perché sottoposta a meno vincoli e più facilmente autorizzabile. “Peraltro il più delle volte abbiamo a che fare con procacciatori di affari che ottengono le autorizzazioni e poi le rivendono ad altri soggetti speculando e infischiandosene dei bisogni della comunità. E che fine fanno lo sviluppo e l'occupazione? In realtà mi sembra che si vada in senso opposto. Occorre che la transizione ecologica venga interpretata nel senso giusto, valutando caso per caso. Per quanto riguarda Ascoli Satriano il fotovoltaico non è qualcosa di buono e quindi bisognerebbe sensibilizzare impedendo la loro realizzazione ma purtroppo non abbiamo questa forza. Anche il modo di esprimersi è studiato nel dettaglio: si parla di campi fotovoltaici e parchi eolici, due termini che vengono usati impropriamente perché le pale d'acciaio non rappresentano un parco e gli specchi sul terreno non hanno niente a che fare con un campo. Si vuol far passare un’idea molto diversa da quella che è la verità. Purtroppo non vedo la Provincia particolarmente ostativa alla realizzazione dei campi fotovoltaici nelle zone industriali di Capitanata, non mi risulta che abbia preso una posizione precisa in merito. Intanto il ministro Cingolani cerca di semplificare le procedure togliendo anche alla Soprintendenza del territorio la facoltà di valutare i progetti affidando l'interlocuzione con le aziende ad un unico ente centrale”.

A parere del Sindaco, il rischio è quello di travisare la vocazione di agricola del territorio. “La costruzione di parchi eolici e campi fotovoltaici incide negativamente sulla nostra economia, soprattutto in previsione della realizzazione di opifici che puntano alla trasformazione in loco della materia prima prodotta nei campi di Capitanata, rimarremmo senza spazi su cui realizzarli perché già occupati dal fotovoltaico. Mi chiedo che sviluppo potrà esserci. Purtroppo questa transizione ecologica è diventata una sorta di religione fanatica ma forse un domani quando vedremo che il nostro territorio è stato desertificato da queste installazioni ripenseremo a questo momento e ci renderemo conto di aver sbagliato, sacrificando il terreno da coltivare”.

A questo punto bisogna capire cosa farà l’Asi, per il momento ha dato pareri negativi, ha fatto sapere il primo cittadino, in quanto è previsto che i pannelli fotovoltaici possano essere installati soltanto nel caso in cui siano funzionali all'attività produttiva. “Ho saputo però che nella prossima assemblea all'ordine del giorno c'è la discussione di un nuovo regolamento e bisognerà capire se questo faciliterà la approvazione e dia il via libera a nuovi campi fotovoltaici nelle zone industriali di Capitanata. Un problema su cui riflettere, considerato che chi promuove l’insediamento di questi impianti (Gal, Asi e così via) non rappresenta le comunità, come invece fa il Sindaco”.