Bianchini: “Mattinata è il posto del mio cuore. Oltre alla bellezza del paesaggio, amo la purezza e l’asprezza delle persone”

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E’ già un film il romanzo di Luca Bianchini “Le mogli hanno sempre ragione”, che rimette in scena i protagonisti dei fortunati romanzi, diventati film, ambientati a Polignano a Mare. Sappiamo però che lo scrittore piemontese - scrivere è la cosa che gli riesce meglio, insieme ai primi piatti con quel che trova nel suo frigo - ha una passione per Mattinata.

E visto che nel suo libro questa territorialità fra diverse parti della Puglia emerge in maniera spiccata - con la brigadiera leccese Agata De Razza, salentina di Lecce, che difende il suo territorio, con il maresciallo Gino Clemente, barese di Polignano, dove anche Ruvo o Conversano sono troppo diverse - lo stuzzichiamo su questa parte della regione. I foggiani? Nel suo libro sono i fedeli di Padre Pio, perché ogni parte di territorio ha il proprio Santo. San Vito protagonista fra le pagine del romanzo e della storia: un giallo, un thriller, un romanzo, una commedia.

E allora sarà San Pio? San Michele Arcangelo? La Maddonna Incoronata? Quale ispirazione Luca Bianchini farà diventare romanzo? Assicura che ha le idee chiare: sarà ambientata a Mattinata e racconterà dell’asprezza e della purezza che da queste parti accomuna sia i luoghi che le persone. Un piemontese che si è innamorato della Puglia così tanto da rendere distintivi i suoi tratti. La cucina e le pulizie per le donne. La parmigiana e le processioni. Il parrucchiere, che sia una città o un paese, da sempre luogo di riferimento per i fatti che accadono. Ormai maestro di usi e costumi, tanto da affrescare così bene i personaggi, lo scrittore ci parla anche di turismo e ci restituisce una fotografia del Gargano bella, di un territorio destinato alla popolarità, anche se ancora in grado di preservarsi.

“Se fossi pugliese sarei geloso delle mie cose. Un faraglione, una baia, un santuario”. Ci racconta di come, per ora, l’inaccessibilità di questa terra sia allo stesso tempo limite e risorsa. Godiamocela, allora, almeno ancora per un po’.

 

Luca Bianchini, 52 anni, piemontese e malinconico. Come mai si racconta con questo tratto caratteriale? Cosa la rende malinconico?

Cosa mi rende malinconico…la malinconia è un tratto del carattere, come gli occhi, come la faccia che uno ha. Per cui io sono nato così. La malinconia è un pizzico di romanticismo unito a un po' di crogiolarsi nel dolore, davanti a un paesaggio struggente. Per cui è un sentimento che a me piace, che mi rappresenta. Ecco diciamo così, soprattutto quando sono da solo, quando sono al mare. In compagnia, invece, emerge un altro mio tratto che è l’ironia.

Nonostante la malinconia dello scrittore, nei suoi romanzi c’è sempre grande ironia. I personaggi sono tratteggiati in modo perfetto. Ciascuno ha il proprio identikit. A chi si è ispirato la prima volta che ha scritto della famiglia Scagliusi?

Sono stato adottato da una famiglia pugliese capeggiata da questo mio amico che si chiama Gianni Polignano. E quando gli ho detto che volevo scrivere una storia in Puglia loro mi hanno praticamente adottato. Quindi ho potuto conoscere la cugina, la zia, la madre, la nonna, la sorella, cioè tutte le tipologie di parentela. E poi frequentando Polignano ho potuto vedere anche i ricchi del paese, le varie persone che abitano un paesino. L’arricchito, il barista, il pettegolo. E alla fine l’affresco degli Scagliusi nasce proprio da lì.

La versione cinematografica, oltre ad aver aumentato il successo dei romanzi, ha definito ancor di più i personaggi. Uccio De Santis, Eva Riccobono, Michele Placido, Riccardo Scamarcio. Molta Puglia anche nella scelta degli interpreti. Alla fine anche loro hanno dato grande caratterizzazione ai personaggi?

Gli attori hanno molto aiutato, anche la successiva scrittura dei personaggi, perché alcuni hanno proprio dato loro un carattere e un’umanità che poi mi ha aiutato a scrivere anche in un modo diverso. Ad esempio Uccio De Santis che ha interpretato il prete, padre Gianni. Ebbene, in questo romanzo, dopo la sua interpretazione, ho dato al prete un carattere più forte, più personale, più divertente, più ironico e comico. Così come Antonella Attili che ha interpretato Matilde, da austera e acida è diventata anche lei più comica. Così come Eva Riccobono, che ha questo talento comico innato, ha dato alla mia Daniela e alla sua Daniela una marcia in più.

Puglia: Salento. Polignano. Sappiamo, però, che anche la Capitanata e il Gargano le sono nel cuore. Ci regalerà un romanzo ambientato da queste parti?

Il Gargano, e Mattinata in particolare, sono posti a me molto cari. Sto pensando a una storia e a quel paesaggio che è così unico e inimitabile che sicuramente sarà una fonte di ispirazione importante per una storia ambientata lì. Per cui, sì, la scriverò. Perché oltre alla bellezza del paesaggio mi piace la purezza e certa asprezza delle persone. Hanno un grande cuore, sono molto dirette, molto vere. Questa autenticità territoriale è rispecchiata anche nelle persone ed è una cosa difficile da trovare.

Quale potrebbe essere la località, quella da cui si sente più ispirato del nostro Gargano? O della Capitanata?

Nel Gargano il posto a cui sono in assoluto più affezionato è Mattinata, perché ho conosciuto dei lettori lì che mi hanno invitato, mi hanno adottato. Mi sento veramente di casa. Conosco persone di tutte le fasce d’età. Dal vecchio Peppino agli amici che hanno la Vineria, Barboni di Lusso, il Giardino Monsignore. Devo dire che è un viaggio anche attraverso l’Italia. Nella piccola Mattinata c’è tutto e questa è una cosa che sempre uniche e speciali le mie incursioni in quel paese.

Ha detto che essere piemontese l’aiuta a guardare la Puglia con distacco e a non dare nulla per scontato. Come vede allora il Gargano? Come mai a suo parere non ha ancora raggiunto quella notorietà che invece già appartiene ad altre zone della regione?

Questa è una domanda difficile. Innanzitutto c’è un problema di accessibilità. Se ci fosse un aeroporto a Foggia sicuramente il Gargano sarebbe molto più visitato dai turisti. Accessibilità delle strade quindi. Poi c’è un po’ di retaggio culturale di chi lo vive, che non è abituato al turismo e forse non lo vuole veramente. Ed è una cosa che io capisco anche, perché se abitassi in quella terra ne sarei altrettanto geloso. Sto pensando, ad esempio, alla difficoltà che si ha nel vedere Baia delle Zagare. Quei faraglioni, se non conosci qualcuno, non li puoi vedere. E questa cosa da un lato è un limite e dall’altro lo preserva, diventa una specie di tesoro nascosto. Per cui credo di amare il Gargano perché è così, perché è inaccessibile e non è troppo turistico. I turisti che ci vanno ci vogliono andare. E infatti sono soprattutto i tedeschi, gli stranieri, quelli disposti alla fatica e alla conquista. Gli italiani sono più pigri. Se non gli metti l’aeroporto non ci vanno, o ci vanno meno. O i camperisti. Io penso che sia così. Nel momento in cui diventerà molto turistico, e lo sarà, perché è il suo destino, perderà sicuramente qualcosa.

La Puglia sta vivendo un momento magico sotto tutti i punti di vista. Secondo lei cosa la rende così speciale?

La Puglia è unica perché, se si può generalizzare, è abitata da persone generose, ospitali, affabili, che hanno il senso dell’umorismo e dell’ospitalità e sanno cucinare. Poi non è troppo cara, anche se può esserlo diventata in alcune zone. E’ un po’ la vacanza della porta accanto. C’è un bel mare, una bella campagna, per cui sono queste le caratteristiche. E poi i pugliesi sono contagiosi, si legano a te, tu vuoi tornare da loro, li vai a salutare, ti trovano sempre una soluzione. Questo fatto che ti viene a prendere il cugino ce l’hanno solo al Sud. I pugliesi sono specializzati nel cugino che ti viene a prendere, se la casa è occupata te ne trovano una telefonando all’amico dell’amico. C’è quindi questo senso di ospitalità, questa capacità della relazione e della parentela. Tutto ciò ha reso l’ospitalità più forte.

Per la scrittura: tavolo in cucina, musica malinconica e qualcosa da bere. Vino e cibo pugliese. Che cosa le piace?

In particolare la pasta con le verdure. Cime di rapa che è un grande classico, le zucchine alla poverella, le melanzane, e poi le cose fritte. La Puglia sa friggere come nessuno mai e quindi qualunque cosa fritta per me è la felicità. Rispetto al vino mi piacciono molto il rosè e il rosso. Quei rossi che ne bevi un bicchiere e poi ti viene l’abbiocco perché hanno 18 gradi. Però buonissimi.

Gli Scaglusi stanno spesso a tavola. Intorno alla tavola, dentro le case si svolge la trama. Come è cambiata la percezione di casa, interior, famiglia, dopo la pandemia?

Credo che la pandemia abbia ancor di più messo in risalto questa necessità e quanto è importante stare insieme. Perché quando si potevano fare quelle piccole cene, in cui alle ore 22.00 bisognava tornare a casa tassativamente, mai come in quel periodo abbiamo capito quanto sia importante stare insieme. E quindi secondo me è cambiato nel senso che abbiamo riscoperto il piacere della tavola. Lo sapevamo già ma ora ne abbiamo la certezza.

Dal romanzo al giallo. Entra la figura dei Carabinieri. Un genere che sta spopolando sia come fiction sia come genere letterario. Dopo l’amore, gli italiani amano il crime?

Gli italiani hanno sempre amato il crime. Recentemente sempre di più. Credo che molto dipenda dal fatto che si sono appassionati di più alle serie. Per cui, le spy story, i gialli, hanno una serialità. C’è spesso un commissario o un maresciallo che ritorna e questa cosa ha aumentato il gusto degli italiani per tale genere. Un genere che insieme all’amore spopola, anzi, forse di più dell’amore, perché c’è tensione narrativa. Appassiona. L’amore pensiamo di averlo già conosciuto, esplorato. Invece dei morti ammazzati alla fine sono sempre tutti curiosi di sapere chi è stato, almeno nella finzione narrativa, non solo in tv ma anche nella vita vera.

Per chiudere, ma fra Ninella e Matilde, Luca Bianchini per chi fa il tifo?

Ninella tutta la vita. Ma devo dire che Matilde ultimamente essendo la donna tradita, la donna alla riscossa, è consapevole di essere una seconda scelta e alla fine anche lei si gioca bene le proprie carte di simpatia, più di quanto potessi immaginare quando l’ho pensata la prima volta.

Le mogli hanno sempre ragione. Come mai?

Le mogli al Sud devono avere ragione sempre, anche quando non ce l’hanno, per il quieto vivere familiare. Al Centro e al Nord è vivamente consigliato. Ma il titolo è un pretesto per ridere un po’ e discutere su uno dei grandi temi della dinamica familiare. Chi ha ragione dei due?

Ha dichiarato che la emoziona più l’affetto che il successo. Cosa l’ha emozionata di più nella sua carriera o di recente?

L’affetto di lettori sconosciuti che si ritrovano in te pur non conoscendoti. Una vicinanza affettiva che rende simili pur fra sconosciuti. E’ la magia dei libri. Avere gente felice di conoscerti che tu non sai chi sia ma che ti sembra di conoscere da sempre.