La vita a colori di Nicola dopo l’incidente. Era bloccato ma con i pennelli è ripartito

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Un assurdo incidente automobilistico con l’auto che andava a soli 12km/h mentre si svolge il proprio lavoro, poi il coma e la vita di una intera famiglia che cambia per sempre. Questa è una storia di resilienza, anzi potrebbe esserne il prototipo, un caso di studio positivo, costruito giorno per giorno, da esattamente tre anni e mezzo.

Nicola e Silvana erano una garanzia nel settore della fotografia, con uno studio in pieno centro storico a Lucera che conosceva chiunque. Lui con il suo obiettivo ha fissato migliaia di momenti meravigliosi di centinaia di sposi, ma anche bambini delle più svariate età, in molteplici occasioni.

Nella sua bacheca ci sono anche premi nazionali nel settore del wedding. E lei era la regista, per niente occulta, di quella attività che richiede mille attenzioni e cura dei particolari.

Nicola Capogrosso nella sua vita potrebbe festeggiare varie ricorrenze, ma c’è soprattutto un nuovo compleanno che ricade il 20 maggio 2018, quando è iniziato un nuovo cammino, sebbene senza più l’ausilio di gambe e braccia. Ma con la sua sedia a rotelle, assieme alla moglie Silvana, potrebbe facilmente salire in cattedra e insegnare a tutti come si possa reagire a una situazione drammatica, quasi del tutto irreversibile, e dimostrare che molti affrontano spesso con rabbia e vittimismo le vicende più complicate della vita, loro innanzitutto le hanno accolte nella propria.

Si può dire tranquillamente che sia un caduto sul lavoro, perché in quell’assolato primo pomeriggio stava portando alle stampe gli scatti di un servizio per una prima comunione, quando l’incidente frontale più banale del mondo ha spento il suo corpo dal collo in giù. A quel punto è diventato quasi un dettaglio insignificante che per 2 soli millimetri più in basso quella lesione delle vertebre cervicali non avrebbe provocato danni così pesanti e quindi oggi sarebbe ancora alla sua attività. E invece niente, è andata così. Ma nove giorni di coma, due interventi chirurgici, quattro ospedali visitati sono solo le tappe riferite da entrambi con il sorriso, perché senza troppe spiegazioni e rimuginamenti è iniziata una nuova vita personale. E il loro esempio, fatto di gesti, prima che di parole, è servito a pazienti e familiari di altri compagni di stanze o di situazioni, a partire da quella Sabrina Guerra che qualche settimana fa è arrivata alla ribalta nazionale per i continui doni di giorni di ferie ricevuti da tutta Italia, così da assistere suo figlio Bryan rimasto paralizzato dopo un incidente di moto. “Il ragazzo era nel letto accanto a Nicola – ha ricordato Silvana – e Sabrina non sapeva come fare. Invece ha avuto forza e lucidità di incamminarsi nel suo percorso di vita per sé e per il giovane, così come noi che amiamo troppo la vita e sentiamo forte la presenza del Signore. Se ci guardiamo indietro, capiamo che molte cose fatte nei giorni più duri non avremmo potuto compierle con le sole nostre forze”.

La base di partenza per tutto è stato l’ospedale Montecatone di Imola, un centro specializzato nel recupero riabilitativo, dove Nicola ha ricominciato a mettere insieme tutte le sue risorse fisiche e mentali. Ma anche artistiche, perché proprio in quella sede ha letteralmente ripreso colore un amore giovanile mai dimenticato: la pittura. Le mani non possono reggere il pennello? Nessun problema. Ora ci pensa uno speciale caschetto a trasformare i movimenti della testa in tocchi sulla tela da dove spuntano paesaggi straordinari, quasi sempre marittimi, che molto spesso un normodotato non saprebbe riprodurre.

“Io dipingo da oltre 40 anni – ha detto Capogrosso a l’Attacco – e non avevo mai abbandonato l’attività, anche se era molto più saltuaria. Quando sono sceso dal letto, l’impatto con il laboratorio dell’ospedale non mi ha fatto un bell’effetto, perché guardavo le mie mani e le mie braccia. Invece ci sono voluti pochi giorni per trovare una strada alternativa che oggi mi dà soddisfazione e mi impegna nelle pause della fisioterapia”.

A Nicola non avevano dato speranze di recupero anche minimo delle proprie funzionalità motorie. E invece da qualche giorno cambia i canali della tv con il suo telecomando e muove le braccia verso il suo cuore. Questo la scienza non potrà spiegarlo mai, così come la capacità di Nicola di dettare all’infermiere il numero di telefono della moglie, nei pochi secondi intercorsi tra lo svenimento dopo l’incidente e il successivo stato di coma.

La speranza e la fede accompagnavano Nicola e Silvana anche prima dell’incidente, e anche se la vita ha scompigliato le loro esistenze, hanno trovato come coppia la forza e il necessario sostegno reciproco. Per questo sono sereni nella loro nuova dimensione del quotidiano, perché sanno di aver trovato molto più di ciò che hanno perso.