Brescia, l’inventore di Borgo Egnazia per la sfida del luxury

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Un professionista di fama mondiale come Pino Brescia per la seconda volta punta il suo sguardo verso il Gargano. E per la seconda volta la sua presenza passa quasi inosservata.

Merito della grande discrezione del talentuoso e riservato designer, paesaggista, scenografo, creativo. I tanti modi in cui lo definiamo rendono l’idea della sua complessità. E della opportunità che il Gargano abbandonato, quello povero, che ancora non ha definito la sua identità, potrebbe avere dalla sua presenza. Eppure tutto questo sembra non passare. Sembra difficile da far comprendere.

Se da un lato, Peschici, Vieste, Rodi, hanno già dato e avuto in termini di turismo, ora tutta l’altra parte, il Gargano Nord, potrebbe entrare nelle idee progettuali di Pino Brescia. Perché il suo nome è così importante? Pino Brescia ha inventato letteralmente un nuovo modo di fare accoglienza.

Ha disegnato dal nulla il resort definito l’albergo più bello al mondo, che da allora porta in Valle d’Itria turisti internazionali e nazionali di livello alto. Un turismo di lusso. Che rivede l’offerta del lusso, che la propone in modo elegante e sobrio, ma che è lusso. Il tema è questo. E quello che è accaduto dall’altra parte di Gargano deve insegnare. Se il territorio punta solo ai numeri e alla quantità, non si qualificherà mai e continuerà a perdere nella sfida a fare il salto di qualità.

Quando si dice che mancano strutture luxury, pronte a intercettare qual turismo di fascia alta, si sente la lamentela di chi sostiene che i luoghi devono essere alla portata di tutti. Questo, se da una parte è vero, esclude però l’idea che i resort cinque stelle lusso – di classe, lontani dalle piscine e dagli eccessi sfarzosi – sono opportunità di lavoro per questo territorio. Non vanno visti come luoghi in cui andare in vacanza.

L’idea non è quella di creare per noi, è quella di attrarre, di diversificare l’offerta, di destagionalizzare. Ma non si può fare senza un progetto comune, unitario, che mette insieme e fa alzare il livello. Pensare in grande significa offrire al turista che arriva a ottobre o a novembre qualcosa di diverso. I turisti che viaggiano tutto l’anno e che destagionalizzano sono quelli dalle maggiori potenzialità economiche. Ed è a quelli che dobbiamo offrire un servizio, una proposta vera. Per farlo, è necessario superare i limiti.

Quelli della mente, che non vuole vedere strutture inaccessibili ai più, quelli della politica, che vuole continuare ad accontentare chi gli sta vicino, e quelli infrastrutturali, che contemplano l’aeroporto. Le persone che destagionalizzano stanno fuori anche solo tre o quattro giorni. E le ore di viaggio diventano preziose. Devono scendere a Foggia in aereo, non a Bari. E da Foggia poter essere portate nel resort o nella struttura scelta. Questa è la sfida vera. Come lo è quella della squadra.

Solo insieme si può valorizzare questa speciale conformazione del territorio, che ha messo vicini il mare e la foresta, i laghi e le isole. Quando Pino Brescia guarda Torre Mileto, vede qualcosa di suggestivo. Quando entra all’idroscalo immagina cosa può diventare una caserma. Quando visita i centri abbandonati vede rete, opportunità. E le occasioni di sviluppo non sono solo un risvolto economico da arraffare. Al contrario, diventano un modo per produrre l’economia.

Pino Brescia sta studiando il Gargano. La mente che ha reinventato l’idea del lusso. Che ha creato il brand Puglia, regalando a questa Regione quel miracolo che si chiama Borgo Egnazia, oggi guarda con i suoi occhi questa parte di territorio.

Borgo Egnazia è considerato l’hotel più bello del mondo perché emoziona. Perché l’idea e la visione di questo architetto, scenografo, paesaggista, ha saputo intercettare un nuovo modo di concepire la ricettività, perché ha rivoluzionato il concetto di ospitalità italiana nel mondo. Lo ha fatto cambiando la concezione dell’idea di lusso, svuotandola del suo significato convenzionale e vestendola invece di un linguaggio nuovo. Ha preso e reinterpretato concetti tradizionali rendendoli funzionali, moderni, emozionali. E’ soprattutto la capacità di generare un’emozione che ha fatto la differenza. La traduzione di un’emozione in idea e poi progetto. Pensare che la sua mente vaghi per questo territorio fa immaginare che sia al lavoro per un nuovo progetto. A portarlo sul territorio l’imprenditrice di San Nicandro Annamaria Fallucchi, che, dopo la sua recente candidatura, non ha smesso di pensare a come il Gargano abbandonato, quello più povero, possa essere invece riproposto in un progetto nuovo. San Nicandro Garganico, Cagnano Varano, Vico del Gargano, Carpino, Torre Mileto fino a Tremiti. Una parte di promontorio che ancora non ha espresso le sue potenzialità, a differenza di Vieste, Peschici e Rodi, che hanno e stanno già vivendo il loro turismo.

Il Gargano abbandonato, povero, che vive di pesca e che ancora non ha trovato la sua direzione di crescita. “I politici – dice Fallucchi – dovrebbero essere un po’ folli. Immaginare e sperimentare di più. L’idroscalo ad esempio, o i centri storici dei nostri paesi, meritano una attenzione maggiore, altrimenti davvero restano abbandonati e si avviano verso uno spopolamento”. Già durante la campagna elettorale, quando pensava a un progetto per ridisegnare questo pezzo di Gargano, Annamaria immaginava che il talento e la creatività di Pino Brescia potessero regalare il sogno. “Sapevo bene che è un professionista irraggiungibile. Difficile da intercettare. Ma quando guardavo alla Valle d’Itria e a quello che Borgo Egnazia ha fatto per tutto quel territorio, speravo in grande”. La forza del progetto di Pino Brescia infatti ha portato luce, accendendo i riflettori, su una realtà molto più estesa rispetto a quella su cui sorge l’Hotel di Aldo Melpignano. Fasano, Savelletri, Locorotondo, Monopoli. Tutti i centri si sono sviluppati intorno a questo progetto che ha saputo recuperare tradizioni antiche e tipiche del luogo e trasformarle in esperienza emozionale, in cultura, in lusso.

“La disponibilità di Pino Brescia è un grande privilegio per il territorio. Vederlo nel suo momento creativo da l’idea di quanta potenzialità c’è anche dove noi non la vediamo”. Disegna a mano libera, niente computer, ma schizzi e idee fermati su fogli di carta. Non prende misure. Guarda e immagina. Vede ciò che un luogo potrebbe diventare in base all’emozione che suscita. Qui da un’emozione, arriva un’idea e poi un progetto.

Ricerca, studio dei luoghi, conoscenza della cultura. Sono queste le caratteristiche che fanno di lui una star. Piscine. Spa. Centri congressi. Sono concetti lontani dal suo modo di disegnare e progettare un luogo. E soprattutto, Pino Brescia deve innamorarsi di un luogo, sentire per primo che lo ispira, che gli sta trasmettendo emozione. “E’ un creativo di grande talento e fonte di grande ispirazione – racconta la Fallucchi, che lo sta ospitando per questi sopralluoghi garganici -. Quando pensa ad un albergo o a un progetto, Pino Brescia pensa da uomo, da donna, da giovane, da adulto, da ricco e da povero, da intellettuale e da persona comune. C’è molta ricerca psicologica nel suo lavoro. E credo sia questo a renderlo tanto irraggiungibile quanto speciale”.

A catturare la sua attenzione è sicuramente la ricchezza paesaggistica di questo Gargano povero. Che ha il mare, il lago, la foresta, le caserme, i centri storici e anche le isole. Una varietà che non è passata inosservata a Pino Brescia, che, come ha dichiarato in una delle pochissime interviste rilasciate – riferendosi a Borgo Egnazia: “E’ un esperimento replicabile in altre regioni, fermo restando che la ricerca l’attenzione per gli ingredienti da utilizzare siano sempre ben dosati e attinti a fonti storiche culturali reali e attendibili. Il tutto, deve essere replicato in maniera personale, senza cadere nell’errore di replicare senza rispettare il territorio”. Oggi, sebbene Pino Brescia ritiene che anche Borgo Egnazia sia un unicum, che non può essere replicato, resta pero l’idea che dietro un colosso e un successo come quello, è possibile creare una strada. E immaginare che altre realtà, in altri territori, possano essere disegnate, in un progetto comune che mette insieme diverse realtà, facendole volare.

“Il valore che Pino Brescia ha letto in questo giorni è quello di un territorio variegato e incontaminato, dove molto si può fare, creando davvero uno scenario unico e suggestivo”. Per fare questo è necessario che gli attori territoriali comprendano l’opportunità e facciano rete. Comuni, quindi i Sindaci, Provincia e Stato. Un progetto unitario, che non si disgreghi difronte a piccoli interessi e che soprattutto sappia rivendicare l’esigenza e l’urgenza di un aeroporto funzionante. “Borgo Egnazia è nata fra l’aeroporto di Brindisi e Taranto. Ben due. Noi dobbiamo avere necessariamente questo aeroporto a Foggia. Solo così si possono creare le condizioni di sviluppo per prendere attrattivo tutto il Gargano”. All’inizio, fu Madonna. Fu lei la prima ad eleggere la Puglia come “terra magica” e stabilendo a Borgo Egnazia la sede della sua festa di compleanno, anno dopo anno.  Dietro tutto questo, il nome è sempre quello dell’eclettico Pino Bresci, che da sei anni immagina, intercetta e realizza i sogni della star. La pop star anno dopo anno torna a Savelletri per festeggiare con pochi e selezionatissimi ospiti il suo giorno speciale. Del resto lo aveva promesso, che sarebbe tornata “a respirare” la Puglia e così è stato. Per Pino Brescia che cura l’allestimento di queste feste è ormai naturale avere Madonna a casa sua. E così è stato di recente. In occasione dell’ultima festa, Pino Brescia ha organizzato un cena nella sua casa.

Il tema assolutamente barocco, ha visto l’utilizzo per l’allestimento di enormi ceri, candelabri e campane sacre di madonne. Tutti oggetti che ora la star vorrebbe acquistare per portare nella sua casa. “Un incontro karmico”, lo ha definito Pino Brescia, così come un incontro inusuale è quello che lo ha messo sulla strada dei Melpignano. Lui lavorava nella loro casa e spesso curava degli allestimenti per la tavola. Fu la signora Marisa a notare il suo grande talento e far in modo che il suo coinvolgimento fosse sempre più ampio. Il resto ormai è storia. E l’auspicio che in questa soria possa entrare anche il Gargano. Nei suoi giorni in Capitanata, Pino Brescia ha avuto anche occasione di incontrare architetti del posto. Con loro potrebbe nascere una sinergia interessante alla luce di un possibile progetto. Al momento la fase è di studio. Pino Brescia sta leggendo e studiando i numerosi volumi che gli sono stati segnalati e forniti sul territorio. Sottolinea, evidenzia, prende appunti. L’auspicio è che davvero qualcosa di grande si possa muovere. Qualcosa che porti speranza e leggerezza in un territorio che ha bisogno di credere nel futuro. E per essere attrattivi e competitivi, la firma di questa star è di sicuro un valore aggiunto.

 Intorno alla Fallucchi e alla sua struttura, Don Nunzio e cavallo, recentemente si è mossa anche la presenza di un altro grande nome, quello del regista Ferzan Ozpetek, ospite ad uno dei matrimoni organizzati lì. “Anche con il regista è nata una sintonia e una sinergia bella, che sarebbe bello non disperdere – spiega Annamaria-. Avere la fortuna di poter mostrare quello che abbiamo e quello che stiamo facendo è importante perché solo unendo le creatività e le professionalità si possono ottenere risultati grandi e importanti. E noi è all’eccellenza che dobbiamo puntare”.

Se un regista come Ozpetek, innamorato del Salento, inizia a mettere gli occhi sul Gargano e ad apprezzare paesaggi, luci, colori e tradizioni e poi arriva Pino Brescia, che studia, disegna, immagina, significa che il momento potrebbe essere giusto. “Da garganica, nel mio piccolo, senza avere ruoli, sento di dover contribuire a sviluppare questo territorio. Aspetto il ritorno di Pino Brescia per continuare questi sopralluoghi e sperare che qualcosa di bello possa nascere”.

Tommi Guerrieri