Arcivescovo Moscone interviene a terza adunanza Carta di Calenella. “La cultura migliora la governance dei territori, è strumento per coltivare la pace”

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Si è svolta nello scorso fine settimana, al Museo Etnografico Sipontino “Michele Melillo” di Siponto, la terza Adunanza della Carta di Calenella. Le dissertazioni degli studiosi

sono state diciotto ed hanno proposto una rassegna di personaggi, anche minori, al fine di effettuare una ricognizione del capitale umano, letterario e scientifico nella Capitanata tra il XIX e il XX secolo, un patrimonio storico al quale riferirsi o da cui prendere spunto per nuove ricerche.

Protagonisti delle due sessioni sono stati Giuseppe Del Viscio e Vincenzo Lanza, Ciro Angelillis e Giuseppe Checchia-Rispoli, Michele Vocino e Umberto Fraccacreta, Luigi Fenaroli e Giovanni La Selva, Raffaello Di Sabato e Donato Apollonio, Michele Melillo e Pasquale Soccio, Jim Longhi e Cristanziano Serricchio, Giovanni Scarale, Vittorio Russi e Marina Mazzei.

A tessere le relazioni e gli interventi è stato il geobotanico Nello Biscotti, che ha ispirato la costituzione del gruppo di studio a cui aderiscono 100 esperti appartenenti a molteplici campi del sapere, della ricerca storica e scientifica, dell’informazione.

Nella giornata di domenica l’Adunanza ha ospitato anche l’arcivescovo di Manfredonia – Vieste – San Giovanni Rotondo Franco Moscone che ha aperto i lavori della sessione con un intervento nel quale ha riproposto i temi contenuti nella sua ultima lettera pastorale in relazione al valore della cultura per la crescita del territorio garganico in modo particolare.

“Non sono garganico ma lo sono diventato per vocazione e per missione – ha detto Moscone -. La bellezza è la grande, preziosa ed unica ricchezza di questo territorio a cui si affiancano le forze imprenditoriali ed economiche che devono dare sostegno alle comunità. Nei testi contenuti nella lettera pastorale alla Diocesi è sottolineato il valore della cultura cristiana nel territorio non sradicabile dalla sua profonda identità, allontanarsene o non volerla riconoscere sarebbe come tradire la sua stessa storia. Nella terza lettera in modo particolare è consegnato uno sguardo contemplativo sulla bellezza che è il fondamento storico-culturale del territorio che va sostenuto, anche se ci sono poteri che agiscono con violenza per imporre le loro leggi del sopruso, con criteri non diversi da chi fa la guerra” ha concluso l’arcivescovo, in chiaro riferimento ai tristi eventi che stanno segnando il popolo ukraino.