Schiaffi, pugni, spintoni, scuotimenti per capelli, colpi di doccino in testa: nessuno al sicuro quando c’erano loro

La Nera
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Nulla si era finora saputo di quello che stava accadendo tra le mura della RSSA Stella Maris di Siponto e chissà come sarebbe andata se un operatore della struttura non avesse deciso di rivolgersi al commissariato di PS di Manfredonia. Il suo nome è ignoto, così come lo resterà per sempre. Non dovrà comparire nemmeno in tribunale, viste le riprese video raccolte nell’attività investigativa della Squadra Mobile di Foggia e dal commissariato sipontino.

I nomi degli accusati sono: Antonio Vero, 42enne accusato anche di violenza sessuale ai danni di due anziani; Mariano Paganini, 25 residente a Manfredonia; Domenico Nuzziello, concittadino 31enne dei primi due; Michele Salcuni, 37enne residente a Monte Sant’Angelo. Per la giudice delle indagini preliminari Roberta di Maria sono tutti e quattro accusati di aver “rivolto alle persone offese frasi ingiuriose, minacciose e umilianti quali 'ti ammazzo, ti butto giù, bufalo, panzona, storpia, stroppiata, zoccola, puttana, muffarda' e simili, sberleffi (ad esempio imitandone i lamenti o rivolgendosi loro con frasi e toni canzonatori), hanno urlato loro contro ordini e intimazioni - è scritto nell’ordinanza che l’Attacco ha avuto modo di leggere - con fare intimidatori, li hanno percossi con schiaffi al volto e sul corpo, pugni, scuotimenti (afferrandoli per i capelli o per il corpo), spintoni, colpendoli con oggetti quali cinture di contenzione, asciugamani o il soffione della doccia, cagionando loro le lesioni personali, hanno premuto sul loro volto cuscini, lenzuola o indumenti, li hanno sottoposti a manovre contenitive o manipolatone irruente e brusche, hanno sputato loro addosso e, in generale, li hanno sottoposti ad una serie di sistematiche angherie provocando loro considerevoli sofferenze fisiche e morali".

La maggior parte dei pazienti ospiti della struttura soffre dì demenza senile, o Alzheimer, poi vi sono pazienti muti ed altri allettati o non vedenti “che, a causa delle proprie patologie, non sono in grado di porre resistenza né tanto meno di informare i propri familiari nel momento in cui si recano a fare visita”. All’interno, vi operano circa 20 O.S.S. con turni di servizio h24, oltre che personale infermieristico e un medico.

Le vittime preferite sono anziani che, per la propria patologia, risultano più vivaci e non più in grado di poter riferire le percosse che subiscono. Una di queste è una donna non-vedente con leggera demenza senile, “pertanto questi due soggetti ogni qualvolta sono di turno e hanno a che fare con la paziente – la testimonianza resa alle forze dell’ordine – ‘si divertono’, nel senso che attraverso una parola chiave ‘gli dobbiamo dare la terapia’ in realtà si accordano sul maltrattamento da porre in essere”.

Riferisce di aver visto l’anziana che “veniva schiaffeggiata da Paganini o da Vero o addirittura congiuntamente. Le venivano tirati i capelli, veniva pizzicata, strattonata ed insultata ripetutamente con frasi in dialetto del tipo ‘zoccola, stroppiata’ e addirittura, come detto, le veniva tirata addosso la cintura di contenzione. In queste occasioni la paziente si lamentava, piangeva ininterrottamente ed urlava per chiedere aiuto”.

Il racconto del clima di terrore continua nell’ordinanza disposta dalla Gip con numerosi altri episodi, che si sommano a quelli riscontrati dagli inquirenti. “Da ciò che ho potuto vedere, il Paganini, pur essendo di circa 25 anni – aggiunge la persona che ha segnalato –, è pericoloso tanto quanto il Vero e so essere il figlio della compagna di quest’ultimo”.

In una occasione, “intuendo che Vero avrebbe potuto fare del male, mi sono appostato dietro al muro per poter intervenire nel caso in cui avessi capito che gli avrebbe fatto qualcosa. Nel bagno assistito vi è un doccino che normalmente si utilizza per sterilizzare il water al momento dell’uso e che all’utilizzo emette un rumore dovuto all’estrazione del gancio di sostegno; in quella circostanza, mentre ero appostato, ho udito il doccino che veniva estratto e subito dopo un impatto. Io precipitosamente mi introduceva nel bagno assistito ed il signor Vero, di sua spontanea volontà e con fare agitato, si giustificava senza che io chiedessi nulla dicendo che il signor omissis aveva battuto con la testa vicino alla mattonella Io notavo molto sangue fuoriuscire dalla testa dell’anziano tanto che richiamava l’attenzione di un’infermiera per la medicazione. Mentre il Vero si allontanava per parlare con l’infermiera di turno circa l’accaduto, io scattavo una foto che ritraeva la lesione”.

Dopo la medicazione, l’anziano degente fu posto “all’interno della sala filtro, ossia la sala nella quale i pazienti effettuano i pasti, e notai il Vero prendere il suo cellulare e dire, testuali parole: 'Adesso faccio vedere a Mariano (Paganini) la terapia di oggi'; scattò la foto al capo del soggetto e la inviò al Paganini. Il giorno successivo accadde che omissis si era strappato il cerotto che ricopriva la lesione sul capo tanto che ne scaturiva una copiosa fuoriuscita di sostanza ematica. A quel punto intervenne il Vero che prese il cuscino e la maglia intima di omissis, intrisi di sangue, e li gettò nella spazzatura dichiarando testualmente: "Se la lavanderia vede questo sangue mi arrestano". Io stupito dalla sua affermazione e dal suo atteggiamento, a sua insaputa scattai una fotografia del cuscino ali 'interno del bidone della spazzatura”.

Sangue che scorre anche quando, all’anziano di prima, inserisce “con forza entrambi i cotton fioc nel padiglione auricolare dell’anziano e dopo aver tirato con violenza inaudita entrambi i lobi delle orecchie, ne provocava una ingente fuoriuscita di sangue. Siccome il sangue non cessava di fuoriuscire, il giorno successivo l’infermiera di turno chiamava un’ambulanza del 118 la quale provvedeva a trasportare la vittima presso l’Ospedale. Di questo fatto se ne è parlato ma nessuno ha ravvisato delle colpe nei confronti del Vero, il quale ha affermato che il paziente si è provocato la lesione da solo anche se non è vero in quanto io ero presente ed ho assistito alla brutale scena. Preciso che io stesso ho informato l’infermiera di turno dell’accaduto, ossia di aver visto il collega Vero pulire le orecchie all’anziano esercitando molta forza”.

Ci sono ombre inquietanti, che potrebbero preludere a ulteriori azioni. Nell’atto redatto dalla Gip di Maria, si legge che un degente “era bersaglio quotidiano dì maltrattamenti da parte del Vero e anche del Paganini quando saliva al secondo piano. Subiva ceffoni dati con inaudita violenza, anche in mia presenza - circostanzia il denunciante -, oltre che ingiurie e denigrazioni varie. Soffriva di demenza senile e qualche volta, durante la notte, farfugliava parole che gli ricordavano la sua attività lavorativa. Da quanto potevo notare, non soffriva di altre patologie fisiche, anche se era sulla sedia a rotelle. Tre giorni prima del decesso, durante il servizio, ho notato l'uomo con la testa china su sé stesso, completamente assente tanto che gli ponevo delle domande e non rispondeva. Tutto questo mi sembrava strano, proprio perché fino al giorno prima batteva le mani, mangiava e si mostrava in salute. Ricordo che intervenne il 118 e, non voglio sbagliare, ricordo che fu portato al Pronto Soccorso. Dopo tre giorni è deceduto.