“Gli dobbiamo dare la terapia” e invece giù con schiaffi e insulti. Affresco inquietante nella residenza Stella Maris

La Nera
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"Perché devi fare così a me tu… Che vuoi da me? Dimmi! Da me che vuoi? Che vuoi da me!”. Così una paziente 82enne implorava di non essere più maltrattata, a volte a parole, mentre spesso vi era l’utilizzo della forza fisica.

E’ un affresco sconvolgente quello che emerge dall’ordinanza che ha spinto la Giudice per le indagini preliminari (Gip) Roberta di Maria a comminare gli arresti domiciliari per quattro Operatori socio-sanitari (Oss) della Rsaa Stella Maris di Manfredonia. Il Pubblico ministero (Pm) di Foggia Matteo Stella aveva chiesto il carcere. Come si evince dal documento, non si è proceduto alla custodia più dura “per l’incensuratezza” dei soggetti coinvolti e perché anche la misura adottata non prevede rischi di fuga o inquinamento delle prove. C’era anche un quinto indagato per il quale la Gip ha ritenuto che gli indizi di colpevolezza non fossero sufficienti.

I lavoratori arrestati per maltrattamenti sono Antonio Vero, nato a San Giovanni Rotondo il 16 giugno del 1980, residente a Manfredonia; Mariano Paganini, nato a San Giovanni Rotondo il 25 agosto del 1997, residente a Manfredonia; Michele Salcuni, nato a San Giovanni Rotondo il 12 febbraio del 1985, residente a Monte Sant'Angelo; Domenico Nuzziello, nato a Manfredonia il 21 agosto del 1991, residente a Manfredonia. Vero è accusato anche di violenza sessuale.

Le indagini, svolte dalla Squadra Mobile di Foggia e dal Commissariato di Manfredonia, sono partite dopo che un collega degli arrestati ha spiegato – a fine maggio – cosa accadeva nella residenza sipontina. Inoltre, nella prima decade di giugno nel Commissariato di Manfredonia è arrivata una lettera anonima nella quale sono stati narrati presunti episodi di maltrattamenti all’interno della struttura che dal 2017 è gestita dalla Cooperativa sociale Santa Chiara di Manfredonia.

A metà giugno, l’uomo è stato riconvocato dai poliziotti e, nonostante i forti timori, ha raccontato quanto visto con i propri occhi all’interno della Rsaa, documentando quanto detto con diverse foto. Il testimone ha anche riferito che Vero e Paganini “sono le persone più pericolose in quanto pongono in essere gli episodi più violenti”. Nel dettagliato resoconto si evince come i due “si divertissero” a maltrattare gli anziani: mentre uno dei due agiva, l’altro rideva e viceversa. A fine giugno, dunque, le forze dell’ordine hanno installato telecamere e cimici per certificare quanto raccontato. Strumenti che hanno confermato le parole del dipendente.

Quest’ultimo, poi, in precedenza aveva dichiarato che alcuni degli indagati si accordavano sui maltrattamenti da porre in essere attraverso le parole chiave “gli dobbiamo dare la terapia”, nascondendo invece l’intento di voler picchiare gli ospiti della struttura. In circa un mese sono stati certificati decine di episodi in particolare rivolti a 14 anziani, alcuni anche ultranovantenni, due dei quali deceduti nel corso del 2022.

I vecchietti erano perlopiù persone affette da diverse patologie quali forme di demenza senile, morbo di Alzheimer, cecità, difficoltà motorie. Gli indagati, chi più chi meno, hanno rivolto frasi ingiuriose, minacciose e umilianti quali “ti ammazzo, ti butto giù, bufalo, panzona, storpia, stroppiata, zoccola, puttana, muffarda” e simili, sberleffi (ad esempio imitandone i lamenti o rivolgendosi loro con frasi e toni canzonatori). Li hanno percossi con schiaffi al volto e sul corpo, pugni, scuotimenti (afferrandoli per i capelli o per il corpo), spintoni, li hanno colpiti con oggetti quali cinture di contenzione, asciugamani bagnati o il soffione della doccia, cagionando loro le lesioni personali.

Inoltre “hanno premuto sul loro volto cuscini, lenzuola o indumenti, li hanno sottoposti a manovre contenitive o manipolatorie irruente e brusche, hanno sputato loro addosso e, in generale, li hanno sottoposti a una serie di sistematiche angherie provocando loro considerevoli sofferenze fisiche e morali”. Uno degli anziani, ad esempio, era preso di mira con schiaffi ogni qualvolta incrociava gli operatori indagati. In altro caso, uno degli ospiti aveva subito il sanguinamento da un orecchio perché l’Oss aveva premuto forte con il cotton fioc. Oppure, sempre lo stesso vecchietto, aveva perso molto sangue dalla testa perché colpito con un doccino presente nel bagno.

Altri operatori intercettati si sono chiesti cosa accadesse e il perché alcuni anziani fossero ricoperti da lividi non presenti poche ore prima. Infine, gli episodi trovano riscontro con quanto riferito da diverse persone di Manfredonia che commentavano da tempo con stupore il fatto che si sentissero urla di ospiti anziani in orari strani, ad esempio alle 5:00 del mattino.

Per Vero le accuse sono ancora più gravi, c’è anche l’ipotesi di abuso sessuale. Come riporta l’ordinanza, ha costretto un ospite “a subire atti sessuali masturbandolo per tre minuti e accennando a un rapporto orale con violenza consistita nel manipolare l’anziano e divaricargli le gambe”. Secondo l’accusa, in un altro episodio Vero “ha palpato gli organi genitali (di una ospite, ndr) con un gesto repentino e irruento” con la vittima che non ha potuto far altro per difendersi se non dire “ehi porco! Ehi porco fetente! Porco fetente, ti faccio vedere io!”.

“La proprietà e la direzione della Stella Maris non hanno alcuna responsabilità e risultano danneggiate dalle condotte dei dipendenti, che saranno immediatamente sottoposti a sospensione cautelare”. Lo ha detto Michele Vaira, avvocato della Rsaa Stella Maris.

Sul fatto si è esposto anche Antonio Perruggini, presidente associazione di categoria Welfare a Levante: “Bene ha fatto la struttura a sospendere i presunti responsabili degli abusi e ci aspettiamo conseguenti provvedimenti esemplari una volta accertate le responsabilità”.

“Il fatto di cronaca è gravissimo e richiede la più severa risposta da parte dello Stato, perché episodi simili non possono essere lasciati impuniti e non devono ripetersi”, è il commento della deputata pugliese Francesca Anna Ruggiero, capogruppo M5S in commissione Affari sociali alla Camera.

Manfredonia è sotto shock. Io, rappresentante di tutta la comunità, in primis – ha affermato il Sindaco Gianni Rotice –. Esprimo sdegno nei confronti degli autori di tali atti disumani e solidarietà alle vittime e alle loro famiglie. Provo rabbia rispetto a reati così ignobili perpetrati ai danni di persone fragili e indifese. Il Comune prenderà fermamente posizione con i più opportuni provvedimenti in merito alla vicenda affinché siano accertate tutte le responsabilità, valutando anche la possibilità di costituirci parte civile”.