Erano pronti ad uccidere un imprenditore foggiano, commando bloccato poche prima del delitto

La Nera
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Erano già posizionati sul luogo prescelto per uccidere un imprenditore foggiano. Sono stati bloccati così sette uomini, tra cui un boss esponente della batteria Sinesi-Francavilla. Si tratta del 43enne Emiliano Francavilla (tornato in libertà da poco).

Le altre persone fermate sono Michele Ragno, Mario Lanza e il figlio Antonio, Giovanni Consalvo, Giuseppe Sonnino e Domenico Solazzo. Le forze dell’ordine il 21 luglio hanno dato esecuzione a un provvedimento di fermo d’indiziato di delitto emesso dal pm della DDA di Bari, titolare delle indagini: le sette persone sono ritenute indiziate dei delitti di tentato omicidio, porto e detenzione illegale di armi, tentata estorsione e detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente del tipo cocaina, tutti aggravati dal metodo e dalla finalità mafiosa.

Le indagini sull'agguato sono partite da una serie di intercettazioni telefoniche relativa all'omicidio di Roberto Russo, compiuto il 21 marzo scorso a Foggia. Secondo le indagini della squadra mobile, l'imprenditore bersaglio dell'agguato (non indagato e che nel procedimento risulta la vittima) avrebbe ricevuto denaro dal clan Francavilla per reinvestirlo e poi non lo avrebbe restituito. Inoltre, secondo l'ipotesi accusatoria, l'omicidio dell'imprenditore sarebbe servito a ridefinire gli assetti di potere nella mafia foggiana dopo il duplice tentato omicidio del boss Antonello Francavilla e del figlio 15enne, il 2 marzo scorso a Nettuno (Roma), dove il capo clan foggiano era detenuto ai domiciliari.

Le attività investigative, quindi, realizzatesi mediante il connubio di tecniche tradizionali quali appostamenti e pedinamenti, unitamente all’installazione strategica di presidi tecnologici di ultima generazione, hanno consentito di accertare come gli indagati stessero compiendo atti volti alla realizzazione di un omicidio. In particolare il commando, per il tramite di un dipendente infedele (Sollazzo, ndr) della vittima designata, un locale imprenditore, aveva posizionato al di sotto dell’autovettura di quest’ultimo un dispositivo gps al fine di monitorarne gli spostamenti.

I dati acquisiti dagli investigatori della Squadra Mobile di Foggia hanno consentito di individuare il dispositivo gps, la data e il luogo in cui si sarebbe realizzato l’agguato omicidiario: la sera del 26 giugno, all’uscita del casello “Foggia – Zona Industriale”, al momento del rientro della vittima da una località balneare. A sparare doveva essere Emiliano Francavilla, Antonio Lanza e Giuseppe Sonnino.
Pertanto gli agenti della Polizia di Stato il 26 giugno sono intervenuti scongiurando che il gruppo, già armato e posizionato, facesse fuoco ai danni della vittima. Il tempestivo operare degli investigatori ha consentito di bloccare nelle immediatezze dei fatti due componenti del commando, i quali si erano appostati presso un casale abbandonato a ridosso dell’uscita autostradale Foggia Zona Industriale con il compito di monitorare l’uscita della vittima dal casello e dare il via libera all’azione delittuosa con utenze dedicate “punto – punto”.

Tale preliminare attività è proseguita presso la campagna di due dei sette indagati, destinatari del provvedimento di fermo, individuata grazie alla complessiva analisi degli elementi investigativi acquisiti, come la base logistica del gruppo criminale. Nel corso della perquisizione sono stati rinvenuti importanti elementi quali autovetture, documenti d’identità e utenze cellulari, sequestrati a carico dei presunti autori dell’episodio delittuoso.
Inoltre, nel corso della stessa attività presso la base logistica degli indagati il personale della Polizia di Stato ha visto transitare una Fiat 500 rossa a forte velocità, autovettura che, grazie alla pregressa attività investigativa, era stata individuata come il mezzo che il commando avrebbe utilizzato per compiere l’agguato.
Ingaggiato l’inseguimento, le pattuglie delle Squadra Mobili e del Servizio Centrale Operativo sono riuscite a fermare la vettura dopo svariati chilometri, bloccandola con a bordo uno dei partecipanti all’azione delittuosa, in particolare il soggetto avente il ruolo di autista nel programma degli indagati. A seguito dell’accurata perquisizione veicolare della Fiat 500 rossa sono stati rinvenuti una bottiglia di benzina e dei bengala che, dall’attività tecnica in corso è emerso che sarebbero serviti per incendiare l’autovettura dopo l’omicidio e cancellare ogni tipo di prova.
Inoltre l’attività tecnica ha permesso di accertare come il commando, determinato a uccidere la vittima designata, fosse nella disponibilità di un ingente quantitativo di armi. Sono in corso approfondimenti investigativi finalizzati a individuare il movente del fallito agguato e a ricostruire i pregressi rapporti tra l’imprenditore e gli esponenti della batteria “Sinesi - Francavilla”.

Le indagini espletate hanno, inoltre, permesso di acquisire gravi indizi di colpevolezza nei confronti di due degli autori del tentato omicidio, tra cui l’esponente di primissimo piano della batteria “Sinesi – Francavilla”, in ordine a una tentata estorsione aggravata dal metodo e dalla finalità mafiosa commessa nei confronti di un locale spacciatore, al fine di imporre la fornitura della cocaina dal canale del precitato consorzio criminale.
Infine, nel medesimo contesto investigativo, a carico di quest’ultimi, nel provvedimento di fermo è stato contestato il delitto di cessione di sostanza stupefacente, cocaina, del valore di 3mila euro a soggetti foggiani e sanseveresi.