Tentato omicidio a Foggia, indagini partite da intercettazioni relative all'uccisione di Roberto Russo

La Nera
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Avrebbero organizzato un agguato per uccidere il 26 giugno un imprenditore edile di Foggia le sette persone che sono finite in carcere con le accuse, a vario titolo, di tentato omicidio, porto e detenzione illegale di armi, tentata estorsione e detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente del tipo cocaina, tutti aggravati dal metodo e dalla finalità mafiosa.

Tra loro c'è anche Emiliano Francavilla, tornato in libertà a marzo dopo 12 anni di reclusione, e ritenuto al vertice del clan foggiano 'Sinesi-Francavilla'. Le altre persone fermate sono Michele Ragno, Mario Lanza e il figlio Antonio, Giovanni Consalvo, Giuseppe Sonnino e Domenico Solazzo.

L'agguato, come detto, sarebbe dovuto avvenire la sera del 26 giugno scorso all'uscita del casello 'Foggia-Zona Industriale', al rientro dell'imprenditore da una località balneare. Là il commando armato avrebbe dovuto colpire l'imprenditore. L'intervento della Polizia che aveva individuato due 'vedette' ha impedito che l'agguato fosse portato a termine.

Le indagini sull'agguato sono partite da una serie di intercettazioni telefoniche relativa all'omicidio di Roberto Russo, compiuto il 21 marzo scorso a Foggia. Secondo le indagini della squadra mobile, che sono ancora in corso, l'imprenditore bersaglio dell'agguato (non indagato e che nel procedimento risulta la vittima) avrebbe ricevuto denaro dal clan Francavilla per reinvestirlo, e poi non lo avrebbe restituito.

Inoltre, secondo l'ipotesi accusatoria, l'omicidio dell'imprenditore sarebbe servito a ridefinire gli assetti di potere nella mafia foggiana dopo il duplice tentato omicidio del boss Antonello Francavilla e del figlio 15enne, il 2 marzo scorso a Nettuno (Roma), dove il capo clan foggiano era detenuto ai domiciliari.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Domenico Solazzo, dipendente dell'imprenditore, aveva posizionato sotto l'auto di quest'ultimo un dispositivo gps per monitorarne gli spostamenti. A sparare avrebbero dovuto essere Emiliano Francavilla, Antonio Lanza e Giuseppe Sonnino. La base operativa del commando era un casolare abbandonato dove sono stati rinvenuti e sequestrati auto, documenti d'identità e cellulari.

Consalvo e Mario Lanza, che si erano appostati a ridosso dell'uscita autostradale dove avrebbe dovuto essere ucciso l'imprenditore, sono stati bloccati dagli agenti. Mentre i poliziotti facevano irruzione nel casolare hanno visto passare una Fiat 500 rossa ad alta velocità. Ne è nato un inseguimento per alcuni chilometri al termine del quale gli agenti hanno bloccato il veicolo con a bordo un uomo che è ritenuto l'autista del commando.

In auto hanno rinvenuto una bottiglia con del liquido infiammabile che il commando avrebbe dovuto utilizzare, una volta compiuto l'omicidio, per dar fuoco al veicolo e cancellare ogni traccia.