D’Augelli ucciso per motivi passionali, don Nico d’Amicis: “Frutti avvelenati di degrado che si trascina da troppo tempo”

La Nera
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Ancora sangue in terra dauna: mentre nel Dipartimento di Giurisprudenza di Foggia si accoglieva il Procuratore nazionale Antimafia Giuseppe Melillo che commentava la Capitanata come un “territorio attraversato da profondi e gravissimi fenomeni criminali dei quali non c’è ancora piena consapevolezza”, a poco più di 30 km di distanza, a San Severo, si consumava l’ultimo – l’ennesimo - tragico omicidio.

In via Lucera, angolo via Ferrini, un giovane 17enne è stato accoltellato a morte per motivi probabilmente passionali. Il suo nome è Francesco Pio D’Augelli ferito a morte all’addome nei pressi di casa sua. Da quanto appurato, il giovane è stato trovato riverso sull'asfalto con una profonda ferita al fianco sinistro: secondo una prima ricostruzione, dopo aver ricevuto la coltellata al fianco, il giovane ha percorso qualche decina di metri prima di accasciarsi al suolo. Sono stati alcuni passanti ad allertare i soccorsi, ma la vittima è arrivata in ospedale già priva di vita.

Dietro il delitto si nasconderebbero, appunto, motivi passionali, di gelosia nei confronti di una ragazzina fidanzata dello stesso D’Augelli. Da quanto appreso l’omicida (15enne), costituitosi ieri mattina in presenza del suo avvocato alla Questura di Foggia e la vittima avrebbero avuto un litigio già sabato scorso. In quella circostanza il presunto assassino avrebbe minacciato di morte il 17enne. Poi due sere fa i due si sarebbero affrontati ancora.

“Cordoglio e tanta tristezza per la morte di un ragazzino, a 17 anni non si può perdere la vita in questo modo, ammazzato per strada e, da quanto trapelato, per futili motivi quindi estranei da ogni logica di tipo malavitoso - spiega a l’Attacco il Sindaco Francesco Miglio – provo grande dolore per quanto accaduto e vorrei esprimere davvero tanta vicinanza ai genitori della vittima e all’intera comunità che non vorrebbe raccontare questi tragici episodi ma le cose belle raggiunte dai propri figli: un buon risultato nello studio, nello sport o nelle arti che spesso vengono comunque raccontate ma che non hanno il clamore di un drammatico episodio di cronaca. Spesso mi reco nelle scuole e mi interfaccio con i giovani – continua – molte volte capita di raccontare di fatti straordinari di cui si rendono autori i nostri ragazzi. Abbiamo una bella gioventù, tanti bravi ragazzi che si impegnano. Ma come accade in tante altre comunità, anche in quelle più evolute, senza quindi fare riferimento necessariamente a situazioni di degrado, ci sono situazioni di poca civiltà ed educazione. Gli stessi atti vandalici che prendono di mira i beni pubblici non vengono raccontati solo da San Severo. Senza eccedere in toni oltremodo pessimistici, credo bisogna rinsaldare un’alleanza tra le istituzioni, le agenzie educative e le stesse associazioni allo scopo di arginare e ridurre al massimo fenomeni di devianza, così da fronteggiare casi che possono poi sfociare in fatti penalmente rilevanti come quello appena accaduto”.

A lasciare un commento sul tragico episodio anche Nazario Tricarico ex candidato a Sindaco di San Severo. “Sono stanco di commentare le quotidiane tragedie di questa città. Basta guardarsi attorno per capire che tante cose sono il risultato del totale disinteresse verso questi ragazzi che sembrano vivere in un mondo a parte. Le stesse facce, le stesse dinamiche. Pistole, coltelli, vendette, faide, sangue sempre. Lo scrivo con la rabbia di un padre: basterebbe “avere a cuore”. Una città che non ha a cuore soprattutto i suoi figli più giovani può anche sprofondare. Ci possiamo mettere una lapide sopra. Nel degrado morale e umano che pervade il mondo del potere, queste vite non rappresentano un'urgenza, sono del tutto ignorate. La grande sfida educativa lascia il passo al vuoto delle stupidaggini di palazzo, al sottobosco degli accordi e degli interessi. Ma la politica dovrebbe essere altro - ribadisce a l’Attacco – perdono tempo a parlare di come restare incollati alla poltrona, di cose futili. In 8 anni non hanno prodotto un briciolo di politiche giovanili: i ragazzi di San Severo non hanno nulla, non hanno possibilità di crescere culturalmente, socialmente e da un punto di vista lavorativo. L’unica economia rimasta è quella criminale. E quando si vive ai margini di una economia criminale anche un bravo ragazzo può farne le spese. Circa 3 mesi fa un 17enne ha sparato 5 colpi di pistola in faccia ad un altro tizio. La scuola, la politica e le istituzioni che hanno fatto? Proprio sotto casa mia un 16enne ha sparato ad un suo coetaneo. Eppure anche le cose banali potrebbero fare tanto: un Consiglio comunale dei ragazzi, occuparsi di iniziative per coinvolgere i giovani attraverso il volontariato civico. Potenziare i “buoni” è anche un modo per recuperare chi vive in contesti dove si respira mafiosità. Personalmente sono stato animatore in oratorio per tanti anni e posso garantire che quella struttura ha salvato tantissime persone. Le relazioni salvano. Purtroppo la politica pensa solo a come sopravvivere alle prossime elezioni – rincara Tricarico – nel frattempo i ragazzi vengono abbandonati. Per essere buoni amministratori bisogna avere a cuore la vita delle persone. Bisogna essere veri e propri genitori della comunità”.

Ascoltato da l’Attacco anche Don Nico d’Amicis direttore del Centro giovanile diocesano di San Severo. “Stiamo raccogliendo i frutti avvelenati di un degrado che si trascina da troppo tempo. L’emergenza educativa sta portando dei risultati: non è questo il primo episodio di violenza che vede protagonisti i minori. Il discorso è prettamente educativo, i ragazzi non nascono così ma lo diventano perché respirano una certa aria e perché c’è una incapacità da parte degli adulti a prendersene cura. C’è oggi una povertà enorme. A mio avviso l’amministrazione comunale si sta comunque muovendo, penso agli incubatori sociali. C’è un tentativo di fare qualcosa. Ma non possiamo mettere in campo azioni estemporanee e questo vale anche per noi. Il nostro centro giovanile opera sul territorio da 30 anni e personalmente trascorro le mie giornate con i giovani. Tutto però parte dalla famiglia: senza il suo supporto si può fare ben poco. I ragazzi possono frequentare il catechismo anche tutti i giorni – rincara - ma a poco serve se manca quell’insegnamento religioso da parte dei genitori. Ecco perché parliamo di un problema legato a tutte le famiglie e non a quelle di San Severo. Si registra una certa incapacità nel dare regole ai propri figli, nel saper dire di no, ad insegnare ai giovani ad aspettare e a non dare tutto per scontato. Ad oggi purtroppo, non si tende a far crescere i propri figli come uomini e donne, si preferisce accontentarli rendendoli felici sul momento. Questo atteggiamento non forma, deforma”.

Quello di D’Augelli è il sesto omicidio avvenuto dall'inizio dell'anno in provincia di Foggia, il secondo a San Severo, dopo quello di Salvatore Lombardi delle scorso 8 aprile.