Bagni Bonobo, TAR Puglia annulla interdittiva antimafia. “Illegittima per difetto ed erronea istruttoria e carenza di motivazione”

La Nera
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“Abbiamo sempre avuto totale fiducia nella magistratura - hanno detto poco fa Francesco Romito, Antonio Conscitore e Pasquale Emanuele Capuano -, certi che il nostro operato fosse improntato al rispetto della legge. Ci abbiamo creduto quando nel 2018 la Prefettura di Foggia adottò un’interdittiva antimafia nei confronti del lido Bagni Bonobo.

Ci abbiamo creduto quando il Tribunale della Prevenzione ci ammise al controllo giudiziario, quando abbiamo richiesto la presenza per due anni di un amministratore nominato dal giudice, al fine di poter dimostrare la nostra assoluta estraneità a contesti caratterizzati da dinamiche assai lontane dai nostri valori. Ci abbiamo creduto ancora di più quando anche all’esito del controllo giudiziario valutato positivamente sia dal tribunale della prevenzione che dal pubblico ministero, ad aprile di quest’anno la Prefettura di Foggia ha confermato l’interdittiva antimafia, vedendoci costretti a presenziare nuovamente, solo qualche settimana fa, nelle aule del tribunale amministrativo”.

“Oggi il TAR Puglia chiude definitivamente una vicenda cominciata nel 2018 dando atto che nel provvedimento del Prefetto “non c’è traccia della considerazione di circostanze che ha ritenuto indizianti di un’attuale prognosi di pericolo di permeabilità mafiosa”, che le verifiche condotte dalle forze dell’ordine “non contengono elementi di valutazione delle circostanze attuali alla luce dell’attività di controllo posta in essere dall’amministratore giudiziario”, che “difetta il necessario supporto istruttorio che deve sfociare in una idonea motivazione” e che l’atto posto in essere dalla Prefettura è da censuare per “la violazione delle garanzie partecipative”: oggi il TAR Puglia ha annullato l’interdittiva antimafia perché “illegittima per difetto ed erronea istruttoria e carenza di motivazione” dando atto nella sentenza che quella regola del “più probabile che non” dell’autorità prefettizia deve cedere quando “ogni oltre ragionevole dubbio” viene accertato che “non vi sono stati mai segnali e/o circostanze che abbiano potuto far presumere che la società abbia operato in un contesto diverso da quello legale”.

“Grazie a tutti i nostri amici e ad i nostri clienti che in questi quattro anni hanno sempre continuato a credere in noi: oggi è uno dei giorni più belli della nostra vita!
La verità è meravigliosa!”, terminano i tre soci della Biessemme.