Sospettato per bomba carta al Poseidon, era stato mandato in comunità ma risultava assente nel controllo di Polizia

La Nera
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La Polizia di Stato, personale appartenente alla locale Squadra Mobile, in data 7 luglio u.s., ha dato esecuzione a provvedimento di aggravamento della misura cautelare del collocamento in comunità emesso, il 30 giugno 2022, dal Tribunale per i Minorenni di Bari nei confronti di un ragazzo di 17 anni.

I controlli effettuati presso la predetta struttura hanno consentito di accertare come il minore si fosse allontanato dalla stessa senza autorizzazione, nonostante fosse sottoposto alla misura cautelare, eludendo la sorveglianza degli educatori ivi impiegati.

Nei confronti del destinatario del provvedimento di aggravamento, in data 17 febbraio u.s., era stato già emesso un provvedimento cautelare applicativo della misura presso IPM, disposto su richiesta della Procura presso il Tribunale per i Minorenni di Bari, a seguito dell’attività investigativa posta in essere dalla Squadra Mobile della Questura di Foggia e coordinata, oltre che dalla citata Autorità Giudiziaria, altresì dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari.

Nel medesimo contesto operativo infatti, in data 17 febbraio, era stata data esecuzione, altresì, a provvedimento di fermo emesso dalla DDA di Bari nei confronti di un soggetto maggiorenne, in quanto, unitamente al minore, gravemente indiziati di aver collocato in data 9 gennaio un ordigno artigianale del tipo “bomba carta” presso l’esercizio commerciale denominato “Poseidon”, provocando, a seguito dell’esplosione, il danneggiamento della saracinesca e degli interni del locale.

Il minore, al quale era stata sostituita la misura del collocamento presso IPM con la meno afflittiva presso la comunità, è stato rintracciato a Foggia da personale della Squadra Mobile e, dopo le formalità di rito, è stato sottoposto nuovamente alla misura detentiva.

Va precisato che la posizione della persona coinvolta nelle predette operazioni di polizia è al vaglio dell’Autorità Giudiziaria e che la stessa non può essere considerata colpevole sino alla eventuale pronunzia di una sentenza di condanna definitiva.