ASE, la UIL sospende Fatone dopo l’ennesima denuncia a suo carico ma in giunta c’è ancora chi lo difende

La Nera
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La UIL ha sospeso Michele Fatone, il dipendente di ASE spa e rappresentante sindacale denunciato nei giorni scorsi dal collega Domenico Manzella, capo del personale, per lesioni personali insieme al figlio Raffaele Fatone, anch’egli dipendente della partecipata dei rifiuti dei Comuni di Manfredonia e Vieste.

“In attesa di ulteriori sviluppi e chiarimenti, la persona in questione è stata sospesa dagli incarichi sindacali”, fa sapere il sindacato a l’Attacco. La decisione della UIL Foggia – che ieri proprio a Manfredonia ha svolto il proprio congresso alla presenza del segretario generale Bombardieri – è stata assunta a pochi giorni di distanza dall’ennesima denuncia contro i Fatone. Si tratta della terza denuncia nota per questioni relative ad ASE.

Giovedì l’amministratore unico di ASE spa, il manager torinese Raphael Rossi, con un avvocato ha fatto visita a Manzella, che dovrà operarsi allo zigomo, come riferitogli sabato al Pronto soccorso di Casa sollievo della sofferenza, e che ha dovuto rinunciare alla vacanza che aveva programmato con la propria famiglia. Si attende di capire a che provvedimento porterà il procedimento disciplinare da parte dell’impresa.

I Fatone sono entrambi in servizio e Manzella ha manifestato a Rossi il profondo disagio al pensiero di doverli incontrare al lavoro.

Il caso, stando ai beninformati, è stato discusso anche nella seduta di giunta comunale tenutasi mercoledì scorso, nella quale il vicesindaco con delega all’ambiente Giuseppe Basta avrebbe cercato di far assumere all’ente una posizione netta e ufficiale (dopo il post Fb del Sindaco Gianni Rotice di condanna dell’accaduto e solidarietà a Manzella) e di riequilibrare la situazione dopo che un collega assessore (sostenuto dai Fatone alle comunali di novembre 2021) avrebbe difeso i due accusati.

“E’ una situazione oggettiva: la parola dell’uno contro quella degli altri, i quali sostengono di non c’entrare nulla. Chi dice che sono stati loro? Lo afferma Manzella, ma la sua parola vale quanto quella dei due”, sarebbe stato detto dal secondo assessore. I beninformati spiegano pure che i due soci della spa – i Comuni di Manfredonia e Vieste – avrebbero intenzione di firmare una nota stampa congiunta relativamente a questa sequenza di atti criminali e intimidatori in ASE.

Quanto ai Fatone, contattati da l’Attacco i loro legali hanno affermato giorni fa di non aver nulla da dichiarare “perché nulla è stato finora contestato ai nostri clienti”. Michele Fatone domenica mattina si sarebbe recato presso lo studio legale sostenendo di non aver nulla a che fare con quanto accaduto a Manzella.

Di certo c’è che nemmeno l’amplissimo spazio dato alla municipalizzata nella relazione sulle infiltrazioni mafiose in Comune, il commissariamento di Palazzo di città e l’azione avviata da Rossi hanno messo fine al clima di terrore vissuto in ASE. Nella relazione si evidenziava come entrambi i Fatone risultassero positivi alla banca dati delle forze di polizia: il padre per un vecchio arresto del 1980 per rapina, estorsione, violenza privata, poi nel 2015 e nel 2019 minacce e lesioni; anche il figlio, classe ’92, risultava censurato per minaccia e lesioni personali (2015 e 2019).

Ma ecco cosa scrisse la commissione di accesso rispetto ad ASE: “Innanzitutto, di assoluto interesse appare la presenza, tra gli altri, di tre esponenti della famiglia Fatone , di cui uno, Michele, con un ruolo di rilievo nell’area tecnica, in quanto ispettore. Oltre a Michele, anche Raffaele e Ciro, rispettivamente figlio e fratello del primo. Sul conto di Michele Fatone e di suo figlio Raffaele si segnalano due episodi di pregnante interesse, poiché i comportamenti protervi e le modalità usate sono sintomatici della possibile appartenenza a contesti delinquenziali. Nel 2015, a seguito di un licenziamento, Raffaele Fatone aggredì in più occasioni, anche con una spranga di ferro, gli ormai ex datori di lavoro, presso la loro abitazione e in strada. Gli stessi trovarono anche le ruote delle proprie auto tagliate. Durante l’aggressione a colpi di spranga presso il domicilio, intervenne pure il padre di Raffaele, Michele. Questi, dapprima cercò di calmare e disarmare il figlio, successivamente si unì a lui nel minacciare le parti offese (titolari di un mobilificio), proferendo –a quanto si legge sugli atti del procedimento- minacce piuttosto gravi. Tra l’altro, rivolgendosi all’ex datore di lavoro del figlio, Michele Fatone avrebbe pure affermato “hai fatto lo sbaglio più grande della tua vita, adesso dovete sparire da Manfredonia, come ho fatto con un’altra persona”. Gli episodi in cui i Fatone, padre e figlio, danno in escandescenza proseguono nel gennaio del 2019”.

Il riferimento è al collega che denunciò di esser stato picchiato in strada da padre e figlio mentre era intento alla raccolta dei rifiuti nei pressi della pescheria Martello. “Quella che potrebbe apparire come una ordinaria scaramuccia, nasconde – a ben vedere - più gravi fenomeni”, sottolinea la relazione. “Al di là del ricorso alla violenza ed alle intimidazioni, colpisce la protervia usata, ma –ed è questo il punto- la particolare attenzione dedicata dai Fatone, peraltro liberi dal servizio, ad un’attività commerciale legata al pescato”. La commissione di accesso segnalava infine che, dalle carte delle indagini dell’operazione antimafia Iscaro Saburo, emergeva rispetto a Michele Fatone “una non estraneità del soggetto, nonché di alcuni suoi familiari, rispetto al cenacolo mafioso che opprime questo territorio”.

Mentre l’Attacco ha rivelato come Rossi abbia denunciato a maggio 2021 minacce verbali di Michele Fatone nei suoi confronti, furente dopo esser stato demansionato e aver perso i pieni poteri di cui l’ispettore tecnico e rappresentante sindacale aveva goduto negli anni precedenti.

Né vanno dimenticati rispetto ad ASE – fatti denunciati contro ignoti – l’auto incendiata a marzo scorso all’ispettore tecnico Michele Binetti (che prese il posto di Fatone) e i proiettili recapitati in ufficio ad agosto 2021 a Rossi.