Testa di maiale, auto bruciata e proiettili in busta. Estorsione, arrestati cinque soggetti del clan locale

La Nera
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Non solo a Foggia o nelle grandi città della Capitanata. I tentacoli della criminalità sono arrivati anche nei piccoli centri. Ieri, su queste colonne, abbiamo parlato dello strano caso di Casalvecchio di Puglia (appena 1.700 abitanti), del furto perpetrato ai danni di una bigiotteria/gioielleria del piccolo borgo dei Monti Dauni. Abbiamo scoperto che non è l’unico caso, ma la punta dell’iceberg. Appena 24 ore dopo, abbiamo avuto la conferma. Questa volta, però, gli episodi che hanno l’odore della mafia partono da un altro piccolo comune, siamo nei Cinque Reali Siti, a Stornara. E, in qualche modo, troviamo ancora Casalvecchio al centro della cronaca. Una conferma, dicevamo, perché il Sindaco Noè Andreano aveva parlato di “eventi ciclici”.

Episodi che, purtroppo, sono ricorrenti anche nel piccolo centro del Basso Tavoliere. A Stornara, dunque, la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare a carico di cinque soggetti, uno agli arresti domiciliari e quattro in carcere, già noti alle forze dell’ordine, emessa dall’Ufficio del Giudice per le indagini preliminari (Gip) del Tribunale di Bari, su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia (Dda), sulla base di gravi indizi di colpevolezza (accertamento compiuto nella fase delle indagini preliminari che necessita della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa, evidenziano dalla Questura di Foggia) per i reati di estorsione, tentata estorsione, furto, detenzione e porto di pistola. Tutti aggravati dal metodo mafioso.

Entrando nel particolare, quindi, i capi accusatori sottoposti dalla Procura al Gip riguardano due episodi estorsivi, uno tentato e uno consumato, e un assalto a uno sportello automatico di una banca.

La vicenda ha avuto origine a Stornara a seguito di una serie di gravi atti intimidatori perpetrati ai danni di un imprenditore locale a cui è stata richiesta una somma di denaro, a titolo estorsivo, accompagnata dall’invito a prendere contatti con “gli amici” di Stornara.

Nel corso della telefonata, con cui è stata perpetrata la richiesta estorsiva, sono stati esplosi dei colpi d’arma da fuoco, percepiti dalla vittima, per accrescere così la valenza intimidatoria della minaccia espressa. Per vincere le resistenze dell’imprenditore e costringerlo a pagare, gli indagati avrebbero posto in essere ulteriori e più gravi atti intimidatori. Prima, all’interno dell’autovettura utilizzata dalla vittima, è stata fatta trovare una testa di maiale mozzata, poi la stessa auto è stata data alle fiamme e, infine, nella buca delle lettere della famiglia della vittima è stata depositata una busta contenente tre proiettili.

Le indagini condotte dalla Squadra Mobile di Foggia hanno fin da subito orientato i sospetti verso un noto clan locale, già in passato oggetto di condanne per reati quali estorsione e usura, aggravati dal metodo mafioso. Se si fa riferimento alle relazioni semestrali della Direzione investigativa antimafia (Dia), il gruppo egemone a Stornara è la famiglia Masciavè. Seguendo sempre quanto scritto nel documento della Dia, anche la mafia cerignolana avrebbe allargato i suoi tentacoli nel piccolo centro dei Cinque Reali Siti.

Il monitoraggio di alcuni appartenenti al clan, nonché di alcuni soggetti vicini, ha permesso di raccogliere gravi indizi di colpevolezza (da sottoporre a successiva verifica nel contraddittorio delle parti) anche per una estorsione, questa volta consumata, ai danni di un agente di commercio. Quest’ultimo, secondo la ricostruzione accusatoria, dopo aver installato delle slot machines in un bar di Stornara è stato avvicinato da un emissario del clan che lo avrebbe costretto a versare una somma di denaro per poter mantenere gli apparecchi da gioco.

Sono emersi, inoltre, gravi indizi del coinvolgimento del gruppo criminale in un assalto allo sportello automatico della filiale di Casalvecchio di Puglia della Banca Popolare di Bari, avvenuto il 4 settembre 2019, che fruttò agli assalitori la somma di 15mila euro. Un’azione criminale che fu realizzato attraverso l’utilizzo di un ordigno esplosivo dirompente, applicato con la cosiddetta tecnica della “marmotta”.

“L’attività investigativa fornisce l’ennesima conferma del lavoro che magistratura e le forze dell'ordine stanno portando avanti, in modo costante ed efficace, sul territorio foggiano operando in tal modo un forte e articolato contrasto alle attività delittuose della criminalità organizzata”. Così il senatore Marco Pellegrini, capogruppo per il M5S in Commissione Parlamentare Antimafia.

“Le ordinanze cautelari evidenziano l’immane e certosino lavoro della Direzione distrettuale antimafia di Bari nel territorio di Capitanata e, al contempo, la sempre più marcata necessità di avere a Foggia una sede distaccata, permanente, della Dda. E’ un progetto, quest’ultimo, su cui mi batto da anni. Lo spostamento a Foggia, presso i locali della Dia, dei magistrati della Dda di Bari (che avverrà auspicabilmente a breve) rappresenta un altro successo del M5S foggiano, della nostra sottosegretaria alla Giustizia Anna Macina che tanto si è battuta per questo, e dei cittadini perbene. Rappresenta, altresì, un altro passo in avanti verso la costituzione a Foggia della sezione distaccata della Corte d’appello, della DDA e del Tribunale per i minorenni”.