Amorico toglieva le multe agli amici (indagati) e diffondeva la lista segreta dei positivi al Covid

La Nera
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Sono cinque, e non sei come emerso in un primo momento, gli altri indagati che figurano nell’ordinanza emessa dal gip Marialuisa Bencivenga a proposito dell’arresto, con successiva detenzione ai domiciliari, del comandante della polizia municipale di Lucera Beniamino Amorico.

Il giudice ha accolto la richiesta del pm Marco Gambardella che coinvolge pure un avvocato, un appartenente alle forze dell’ordine e tre imprenditori, tutti accomunati dalla contestazione di concorso in una presunta truffa al Comune di Lucera, poiché beneficiari (diretti o indiretti) di annullamento di una contravvenzione per violazione della zona a traffico limitato, dopo la redazione di permessi ad hoc e retrodatati.

Tra i capi di imputazione c’è anche la rivelazione del segreto di ufficio, riguardante in particolare la diffusione arbitraria e ripetuta della lista delle persone positive e sottoposte a isolamento anti Covid, a favore di amici e conoscenti che quindi non avevano alcun titolo ad accedere a informazioni sensibili e riservate, di esclusiva competenza e gestione delle forze dell’ordine, chiamate a verificare il rispetto della misura disposta di volta in volta dalle autorità sanitarie.

Questi due elementi, in particolare, sarebbero spuntati a seguito del sequestro e successiva estrazione del contenuto dei telefonini in uso al maggiore, azioni avvenute a fine settembre dello scorso anno quando ci furono le prime perquisizioni e acquisizioni di documenti sia al comando di Viale Libertà che negli uffici della sede centrale dell’ente, in Corso Garibaldi.

L’operazione denominata “Doppio Alfa” si è basata su pedinamenti e intercettazioni telefoniche e ambientali, le cui risultanze avrebbero permesso, secondo quanto riferito dagli inquirenti “di far emergere, tra l’altro, presunti comportamenti di funzionari pubblici verosimilmente improntati all’indebita strumentalizzazione del ruolo e delle funzioni derivanti dallo stato di appartenenza ad un organo di polizia”.

In particolare, ad Amorico viene contestato soprattutto il peculato che è il reato più grave, visto che “con frequenza pressoché quotidiana, dopo aver attestato la propria presenza in servizio, si sarebbe allontanato dal luogo di lavoro, utilizzando l’autovettura del Comune (la Giulietta di colore blu, ndr) per assolvere ad impegni privati, estranei alle proprie attribuzioni istituzionali. Avrebbe utilizzato il veicolo per fare acquisti di vario genere, per raggiungere la propria compagna con cui si sarebbe intrattenuto oltretempo, per incontrare in altri Comuni, pure di altre regioni, persone che nessun legame avrebbero avuto con i doveri del suo ufficio, totalizzando, nei soli mesi di indagine, assenze dall’ufficio per 53 ore e percorrendo circa 3000 chilometri con quella auto”.

Un altro filone riguarda la presunta redazione di “atti ideologicamente falsi inerenti alle proprie attestazioni di servizio e all’uso della predetta autovettura, così come avrebbe predisposto numerosi atti falsi tesi ad ‘accomodare’, in favore di soggetti conoscenti, alcune pratiche e istruttorie amministrative del proprio comando di polizia locale”.

Un aspetto interessante è se l’iniziativa giudiziaria sia partita da un input dell’ufficio del pubblico ministero, o più verosimilmente se siano stati i militari a sottoporre alla procura risultanze derivanti da una segnalazione anonima, forse risalente a febbraio 2021, di chi evidentemente aveva dimostrato di conoscere bene determinati retroscena, naturalmente ancora tutti da riscontrare nelle sedi giudiziarie.

Intanto, in attesa degli sviluppi giudiziari, la polizia municipale ora è agli ordini del capitano Giovanni Roberti, designato dall’Amministrazione Pitta, in quanto ufficiale più alto in grado, dopo il maggiore Amorico.

Quella di martedì è stata comunque una giornata convulsa, fuori ma soprattutto dentro il Comune di Lucera, dove la notizia dell’arresto del comandante ha lasciato di stucco parecchi amministratori. Dopo un primo momento di incertezza, è subito partito l’iter finalizzato alla sospensione dal servizio di Amorico, provvedimento di competenza del dirigente al Personale (e segretario generale) Giovanna Acquaviva, la quale ha ricevuto indirizzo politico chiaro dall’Amministrazione comunale che, tuttavia, prima di adottare un provvedimento, ha chiesto conferma alla procura sulla posizione dell’indagato.

A ogni modo, già a settembre scorso, quando la vicenda divenne di dominio pubblico con i primi provvedimenti ufficiali, proprio il Sindaco Giuseppe Pitta e l’assessore al Personale Alfonso Trivisonne vennero sentiti dagli inquirenti come persone informate sui fatti, ma il primo cittadino poi riferì di non saperne nulla e quindi di non poter fare nulla in termini di provvedimenti da adottare su Amorico.