Presunta corruzione in Comune, chiesto il rinvio a giudizio per Landella e altre 17 persone

La Nera
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E’ stata fissata per il 7 luglio prossimo, alle ore 09.00 presso l’aula di Corte di assise del Tribunale di Foggia, l'udienza preliminare per la richiesta di rinvio a giudizio dell'ex Sindaco leghista di Foggia Franco Landella, dell'ex presidente del consiglio comunale Leonardo Iaccarino e di altre 16 persone tra ex amministratori pubblici, dipendenti comunali, imprenditori coinvolti nell'inchiesta sul presunto giro di tangenti al Comune capoluogo.

Le accuse a vario titolo sono di tentata concussione, corruzione, peculato e tentata induzione indebita, istigazione alla corruzione. L'inchiesta causò tra il 30 aprile e 22 maggio 2021 l'arresto – in carcere o ai domiciliari - di numerose persone, poi tornate in libertà.

Sono 18 le persone per cui i pm Roberta Bray ed Enrico Infante hanno chiesto il rinvio a giudizio: oltre a Landella e a sua moglie Daniela Di Donna (dipendente comunale), ci sono gli ex eletti Dario Iacovangelo, Antonio Capotosto, Leonardo Iaccarino, Consalvo Di Pasqua, Lucio Ventura, Pasquale Rignanese; e poi l’imprenditore Paolo Tonti, Michele De Carlo, l’ex dipendente comunale Giuseppe Melfi, l’imprenditore di Bovino Francesco Landini, Giada Pirazzini, Donatella Iaccarino, Marianna Tucci, Giuseppe Casparrini, Potito Casparrini e Davide Saurino.

Landella, come sindaco, abusando della sua qualità e dei suoi poteri, recandosi presso l'abitazione di Luca Azzariti, prospettandogli di poter “mandare a puttane” l'operazione economica cui lo stesso era interessato ed evidenziando talune criticità che potevano precludere il buon esito dell'operazione stessa, avrebbe compiuto atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere Azzariti, agente per conto della Gi.One spa (interessata al project financing per i lavori di riqualificazione ed adeguamento degli impianti di pubblica illuminazione e gestione e manutenzione degli stessi nel Comune di Foggia) a consegnargli denaro, richiedendogli dapprima 500.000 euro e poi 300.000 euro.

Landella, la moglie Di Donna e i consiglieri Iacovangelo, Capotosto, Iaccarino, Di Pasqua, Ventura e Rignanese sono accusati di aver intascato non meno di 32mila euro per il voto favorevole all’accapo relativo al Programma Tonti.

Inoltre Landella e Michele De Carlo avrebbero sollecitato Andrea Pinotti a promettere loro circa un milione di euro affinché il Comune individuasse la Go4Green quale soggetto promotore e attuatore del project financing della pubblica illuminazione (atto contrario ai doveri d’ufficio perché connotato dalla vendita della discrezionalità inerente alla individuazione del soggetto economico cui affidare le opere e il servizio).

Tonti avrebbe consegnato non meno di 32mila euro a Landella, anche per la successiva distribuzione ad alcuni consiglieri comunali, per l'esercizio delle funzioni inerenti al sindaco e al consiglio comunale con riferimento al voto favorevole all'accapo relativo al Programma Tonti Raffaele Coer srl attualizzazione e novazione della convenzione urbanistica.

L’ex presidente del consiglio comunale Iaccarino (diventato il grande accusatore di Landella) e il consigliere di maggioranza Capotosto sono accusati di aver cercato di indurre l’imprenditore Michele D'Alba, suocero di Raffaele De Nittis, presidente della società cooperativa San Giovanni di Dio, a dare o promettere loro 20.000 euro in relazione al riconoscimento di un debito fuori bilancio nei confronti della cooperativa.

Inoltre Iaccarino avrebbe acquistato merce per 3.956,18 euro per sé, ma con soldi comunali, presso la ferramenta Casparrini.

 I Casparrini, in concorso tra loro e con Iaccarino, su indicazione di quest'ultimo, avrebbero imputato la spesa per i beni che lo Iaccarino effettuava per scopi personali al Comune di Foggia, indicando - quali causali delle compravendite - operazioni commerciali relative a forniture di beni all’ente municipale.

I due uomini avrebbero aiutato Iaccarino ad eludere le investigazioni rendendo dichiarazioni mendaci alla polizia giudiziaria che stava procedendo alle loro audizioni. In particolare, Giuseppe Casparrini negò che Iaccarino avesse mai prelavato alcunché di diverso rispetto ai prodotti anti-Covid che in quel periodo stava vendendo al Comune di Foggia; mentre Potito Giuseppe Rosario Casparrini affermò che Iaccarino avesse sempre pagato in contanti la merce acquistata presso il suo negozio. Altri acquisti di Iaccarino - come quelli presso Buffetti, il vivaio Ricciotti e la libreria Patierno - sarebbero stati effettuati (sempre coi soldi del Comune) per sé o a favore della moglie Tucci, della sorella Donatella e dell’intima amica Pirazzini.

Landini, quale coniuge di Michelina Russo, titolare dell'impresa fornitrice di fitofarmaci per l'azienda agricola comunale Masseria Giardino, dapprima avrebbe promesso 5.000 euro (per Iaccarino) e 4.000 euro (per Melfi), oltre a circa 2.000 litri di gasolio agricolo, e successivamente avrebbe consegnato 5.000 euro a Iaccarino e 4.000 euro a Melfi. Questo, per l’accusa, affinché i due influenzassero gli uffici comunali in modo che l'istanza di liquidazione per un importo di 26.000 euro, avanzata dall'impresa Russo Michelina per una fornitura di fitofarmaci fosse imputata ad una determinazione di spesa datata 6 giugno 2019 che, invece, autorizzava l'acquisto di fitofarmaci (segnatamente "attività di diserbo") solo fino a 6.800 euro e, inoltre, affinché in tal senso accelerassero i tempi necessari per la liquidazione e il successivo pagamento.

Di questa vicenda, ovviamente, devono rispondere anche Iaccarino e Melfi.

Davide Saurino è finito anch’egli tra le persone per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio perché, rispondendo alle domande degli inquirenti, pur sapendolo innocente, avrebbe accusato Iaccarino di averlo minacciato di farlo escludere dalla lista dei fornitori del Comune qualora non avesse soddisfatto le sue richieste di fornitura di prodotti natalizi (fatto che integra un delitto di tentata concussione).