Tentato assalto al caveau, l'operazione doveva durare meno di 10 minuti: i sopralluoghi e le intercettazioni

La Nera
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Almeno una dozzina di sopralluoghi dallo scorso autunno alla fine di febbraio, all'esterno e all'interno della sede Mondialpol di Calcinato: è qui che la banda capitanata (così pare) da Tommaso Morra avrebbe voluto mettere a segno il colpo del secolo, svuotando il caveau che quella sera conteneva più di 80 milioni di euro.

Tutto era stato studiato nei minimi dettagli: le 26 auto rubate che sarebbero state utilizzate (e forse bruciate) per bloccare le strade, le riprese con le microcamere nascoste in una penna a cura dei due “basisti”, i dipendenti della società di vigilanza che collaboravano all'organizzazione della rapina. E ancora, i tempi tecnici per colpire e scappare: meno di 10 minuti in tutto.

Le forze dell'ordine e la Procura da tempo tenevano d'occhio i rapinatori e i loro complici. Tanto che pochi è scattato il blitz nel capannone di Pedrocca di Cazzago San Martino, allestito come un quartier generale pieno di armi di ogni tipo e da cui sarebbe partita la “batteria” più consistente per l'assalto. Ovvero, 14 uomini guidati da Morra, e tutti arrestati in flagranza dagli agenti della Polizia di Stato, dai corpi speciali del Nocs e dai carabinieri.

Arresti anche a Gardone Valtrompia e Ospitaletto, in tutto 31 persone: solo il proprietario del capannone è stato rilasciato dopo l'interrogatorio di convalida. Nel lungo elenco ci sono i vertici dell'organizzazione, ancora Tommaso Morra e Giuseppe Iaculli (entrambi originari di Cerignola), ma anche i fratelli Roberto e Giuliano Franzè, bresciani d'adozione ma calabresi d'origine: il secondo, in particolare, avrebbe guidato i pugliesi in trasferta organizzando anche le operazioni nel territorio nostrano (e nei cui confronti la Procura ipotizza forti legami con le cosche della 'ndrangheta).

E ancora Claudio Cascino, titolare di una pizzeria di Ospitaletto che era diventata la “base” per discutere del colpo: e le due guardie giurate Massimiliano Cannatella e Vito Mustica, i dipendenti della Mondialpol che avrebbero agito dall'interno.

Nell'ordinanza del Gip si leggono anche numerose intercettazioni, ambientali e telefoniche, proseguite per mesi. E’ da queste che emerge la precisa organizzazione della banda, che avrebbe distribuito una somma a ciascun partecipante, e prevedeva sostegni a distanza alle famiglie di chi, tra i tanti, sarebbe stato arrestato anche se il colpo (e soprattutto la fuga) fosse riuscito.

“Non voglio essere cattivo ma ho bisogno di soldi – avrebbe detto Cannatella in una delle tante intercettazioni in mano agli inquirenti – e non voglio i miliardi, ma sopravvivere”. Preoccupato per il rischio di un arresto, avrebbe detto a un'amica di tranquillizzare la moglie: “Dille che ne uscirò presto, che non c'entro niente”. Infine, i debiti da ripagare e un sogno da realizzare: “Se tutto va come deve andare, io mi compro la casa”.

(fonte: bresciatoday)