Chiamate al 118 in aumento, arrivano soprattutto dai no vax ammalati (che cominciano ad avere paura)

La Nera
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Sono soprattutto i non vaccinati a chiamare l’ambulanza in questo periodo”, è quello che riferiscono a l’Attacco molti operatori del servizio 118 di Capitanata che in questi giorni stanno registrando un nuovo aumento delle richieste di intervento.

“Niente a che vedere con quello che succedeva durante le prime ondate – precisano – ma riceviamo sicuramente più chiamate. Si tratta di pazienti che lamentano insufficienze respiratorie ma il più delle volte sono casistiche trattabili a domicilio e che non necessitano di trasferimento in pronto soccorso. I vaccinati nella maggior parte dei casi hanno sintomi lievi e, a meno che non presentino altre patologie che causano la necessità del ricovero, non finiscono in ospedale”.
Molti sono pazienti positivi al Covid che vengono trattati a domicilio ma nei quali in certi casi scatta la paura. “Chiamano l'ambulanza e chiedono di essere portati in ospedale – riferiscono gli operatori -. Quando si tratta di persone già sottoposte al vaccino in linea di massima non ci sarebbe bisogno dell'ospedalizzazione perché il quadro clinico non è grave ma diventa difficile, se non impossibile, ad esempio quando non c’è il medico a bordo del mezzo che è intervenuto, rifiutare la richiesta di portare i pazienti in pronto soccorso. Di fronte ad una persona contagiata, non possiamo minimizzare e suggerire di restare a casa quando questa dice di sentirsi male. E’ comunque una situazione completamente diversa rispetto a quella vissuta l'anno scorso. Si potrebbe dire che è più la paura oggi che spinge i positivi a chiamare l'ambulanza che la vera e propria gravità della patologia anche perché la nuova variante è, sì, più virulenta ma meno cattiva in termini di gravità. Detto questo va sicuramente ribadito il fatto che il Covid non è un banale raffreddore e che non bisogna abbassare la guardia”.

L’attuale situazione dimostra anche che il vaccino in effetti funziona. “E’ significativo il fatto che giovedì erano presenti in terapia intensiva 8 pazienti su 28 posti, l'anno scorso di questi tempi i malati venivano mandati fuori perché Foggia era piena”.

L’aumento delle chiamate ha però determinato l’esacerbarsi di un problema che va avanti da molto tempo nel servizio dell'emergenza-urgenza: la carenza di personale. “Molto spesso i mezzi di soccorso partono senza medico e senza infermiere, anche per chiamate di casi gravi. Quando arriva soltanto l'infermiere, questo dal punto di vista medico legale non può somministrare nemmeno l'antipiretico, a quel punto altro non si può fare che portare il paziente in ospedale anche se sarebbe stato sufficiente un trattamento a domicilio”. Quello che è inoltre mutato, secondo gli addetti ai lavori, è la percentuale di interventi sul totale delle chiamate al 118. “Infatti non tutte le richieste presuppongono l'invio di una ambulanza, in centrale infatti si fa una sorta di triage con il quale si fa una valutazione preliminare sulla base dell'intervista effettuata al chiamante. Se l'anno scorso la percentuale di intervento nello stesso periodo, a parità di numero di chiamate, si aggirava intorno al 29-30% quest'anno raggiunge anche il 40%. Vale a dire che per poco meno della metà delle richieste parte il mezzo di soccorso. Questo chiaramente implica un sovraccarico ulteriore presso le strutture sanitarie e i pronto soccorso che in un momento come questo sarebbe da evitare e sarebbe quanto mai auspicabile un filtro maggiore da parte della centrale 118. Anche perché si è ridotto moltissimo il numero delle persone che si recano per conto proprio al pronto soccorso, un po’ per evitare le attese, un po’ per il timore dei contagi. Gestire meglio le chiamate vorrebbe dire quindi più ambulanze a disposizione per i casi più gravi e meno affollamento negli ospedali”.

Intanto ieri l’ennesimo record consecutivo di nuovi contagiati in 24 ore è stato registrato in Puglia, nonostante sia stata processata la metà dei tamponi rispetto a giovedì. Sono 5.581 (erano 5.558) i nuovi casi da coronavirus, secondo i dati dell'ultimo bollettino diramato quotidianamente dalla Regione Puglia. Il minor numero di test effettuati, 36.031 (erano 75.641), ha fatto schizzare il tasso di positività al 15,5%, dato più che raddoppiato rispetto al precedente aggiornamento (7,34%).
Ancora una volta è la provincia di Bari quella più colpita con 1.681 nuovi casi; segue Lecce con 1.265, Taranto con 761, Foggia con 738, la Bat con 526; chiude la provincia di Brindisi con 514 nuovi contagiati. I residenti fuori regione risultati infetti sono 84; per altri 12 è in fase di definizione la provincia di provenienza. Sono 50.664 le persone attualmente positive, 5.016 in più rispetto al precedente aggiornamento. Sale il numero dei ricoverati in area non critica che arrivano a quota 408 (+24), in calo di 4 unità invece il numero dei pazienti in terapia intensiva che al momento sono 34.

560 persone si sono negativizzate nelle ultime 24 ore. Si registrano 5 decessi che portano a 7.006 il numero delle vittime del virus dall’inizio dell’emergenza sanitaria.