San Severo, bombe in città. “Non si può non parlare di mafia”

La Nera
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Sarebbero stati due giovani a bordo di un monopattino ad aver piazzato una delle bombe deflagrate nella notte scorsa a San Severo.

Secondo fonti investigative i due episodi potrebbero essere collegati. Ad avallare o smentire tale ipotesi potrebbero essere le analisi dell’esplosivo utilizzato e delle immagini delle telecamere di videosorveglianza.

Secondo le prime indiscrezioni, infatti, proprio i dispositivi piazzati nei pressi della rivendita di auto Romano Opel, in via Giustino Fortunato, avrebbero immortalato i due ragazzini. L’altro ordigno è stato fatto esplodere ai danni della profumeria Afrodite, in viale due giugno. Qui, oltre alle vetrate e agli interni del negozio, sono state danneggiate anche quattro auto in sosta e il portone di un condominio. La bomba esplosa alla concessionaria, invece, ha causato danni all’attività, a due auto in sosta e ai vetri delle abitazioni al primo superiore.

“Non si può chiedere alle forze dell’ordine e alla magistratura più di quello che normalmente fanno – è stata l’analisi fatta a l’Attacco da un noto esponente della politica locale –, perché se si predilige solo l’aspetto repressivo si mette una pezza a un problema che comunque è sempre lì presente. Bisogna lavorare sull’aspetto antropologico del territorio che sta alla base di certi fenomeni. Purtroppo in Capitanata ci sono persone che non hanno la cognizione di cosa voglia dire visione, utopia, slancio. Non esiste una prospettiva mentale di tale genere”.

Dopo l’operazione Ares, la prima che ha certificato la presenza della mafia a San Severo, si è creato un vuoto di potere nelle frange criminali. Un vuoto che forse qualcuno vuole riempire: potrebbe esserci una “lotta” tra vecchie conoscenze che non sono state colpite da quell’operazione e nuove leve in lizza per prendere il predominio in città. Di solito chi agisce in questo senso è la cosiddetta “manovalanza”, l’esercito che mette in pratica le idee, formato spesso da giovani. “La speranza è che si tratti di un episodio isolato – è stato detto a l’Attacco – e non come accadde pochi anni fa, nel 2015/2016, quando vi furono atti simili oltre a rapine perpetrate da minorenni o ragazzini appena maggiorenni. Tra l’altro ci sono diverse analogie anche con la città capoluogo, a Foggia infatti assistiamo spesso a episodi criminali che coinvolgono sempre di più i più giovani”.

“Come ho già detto più volte, la battaglia contro la criminalità riguarda tutti e ciascuno di noi – è stato il commento del Sindaco Francesco Miglio –, ed è necessario che continui quella mobilitazione delle coscienze che costituisce un’arma fonda-mentale per non cedere alla logica del ricatto e della resa. L’esperienza ci insegna che il racket si sconfigge collaborando con le forze dell’ordine e con la magistratura. Il fenomeno estorsivo si batte denunciando, con tutte le cautele del caso, ogni minaccia che si subisce”.

“La mielosa e stucchevole solidarietà la lasciamo per un attimo da parte – è la riflessione della consigliera comunale Fabiola Florio –. È un film già visto, rende furiosi sapere che probabilmente non ci sarà un colpevole per i danni subiti alle vittime dell’attentato e alle abitazioni limitrofe. La verità non l’abbiamo in tasca, ma è quasi evidente che l’operazione Ares descritta come una decapitazione dei clan mafiosi era insufficiente. Arrestarono i presunti capi e non i bracci armati e noi delle guerre di mafia a San Severo ci abbiamo sempre capito poco e non per colpa nostra. Se siamo di fronte a un prosieguo della scia criminale che ci ha attanagliato negli scorsi anni o stiamo assistendo all’escalation di un nuovo gruppo, questo lo capiremo dopo, il dato è che due ordigni di quella potenza non si possono che chiamare mafia e la strada da percorrere è ancora lunghissima per sconfiggerla”.

“Purtroppo nelle città della Capitanata vi sono dei luoghi dove il crimine lievita come la pasta della pizza - è stato aggiunto a l’Attacco -. A San Severo sono presenti tanti presidi delle forze dell’ordine ma continuano ad accadere determinati episodi: bisogna andare alla radice del problema, oltre la repressione, perché la criticità è a monte, non vi è una forte impalcatura culturale, una resistenza di valori, una borghesia mediamente colta che possa fare da argine a certi fenomeni. In più c’è il problema dell'abbandono, delle emorragie di energie fresche che vanno altrove e quindi ci troviamo di fronte a un impoverimento generale”.

“I fenomeni di deriva sociale cui le nostre comunità sono quotidianamente esposte devono assolutamente essere arginati, in ogni modo, onde evitare l’ulteriore inaridimento dei rapporti umani nel nostro territorio e il prevalere di sentimenti di apatia, indifferenza e rassegnazione di fronte agli eventi e alle azioni delittuose che periodicamente vengono compiute”, hanno aggiunto dal circolo di Fratelli d’Italia cittadino.

L’assessora regionale Rosa Barone, invece, ha chiesto “a chi ha visto qualcosa di non fare finta di niente e dare il suo contributo per individuare gli autori di questi gesti. Auspico la conferma della convocazione di un consiglio monotematico sulla Capitanata, come richiesto da noi consiglieri regionali foggiani, perché è necessario mantenere alta l’attenzione su quello che succede sul territorio. Gli imprenditori danneggiati questa notte e tutti i cittadini di San Severo devono sapere che non sono soli”. “Sono sicuro che le forze dell'ordine e i magistrati sapranno dare le giuste risposte, assicurando alla giustizia gli autori di questi atti criminali”, ha concluso il senatore Marco Pellegrini.