Oltre 100 piante di ulivo distrutte. “Forse qualcuno non condivide la nostra filosofia aziendale”

La Nera
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“Ci sono ben poche parole per commentare quanto accaduto, è un gesto che non ci saremmo mai aspettati e vedere quelle piante tagliate è stato un colpo al cuore”. Così a l’Attacco gli esponenti della famiglia Leone raccontano l’episodio che ha colpito l’Oleificio Cericola di Foggia. Nella notte tra domenica e lunedì ignoti hanno tagliato oltre 100 piante di ulivo. E’ stata sporta denuncia.

“È la prima volta che ci capita un episodio del genere, sinceramente non riusciamo a darci una spiegazione anche perché stiamo facendo tanto per il nostro territorio – è stato detto a l’Attacco – nel senso che cerchiamo di valorizzare il più possibile la nostra provincia con sacrifici che impegnano tutta la famiglia. Questo territorio viene quasi abbandonato dai giovani, vanno tutti via, invece noi abbiamo deciso di restare insieme ai nostri genitori e abbiamo quindi creduto in questa terra. Evidentemente qualcuno non condivide la nostra filosofia aziendale”.

Il colpo più che economico è stato psicologico. “Non è una questione di stimare il danno, si tratta di 103 piante che avevano tre o quattro anni di vita e adesso vanno sostituite – viene detto –. Ripeto, non si tratta di un danno economico, ma morale perché curare l’oliveto è molto impegnativo e faticoso, vengono coccolati per diversi mesi e poi in questo periodo si raccoglie il frutto di un anno di sacrificio”.

La famiglia Leone ha ricevuto diverse testimonianze di vicinanza. “Abbiamo letto tanti commenti affettuosi sui social – è stato confermato –, oltre a chiamate e visite in azienda da parte di nostri conoscenti. Siamo circondati da molte persone che ci sostengono: quello che è successo non è nulla in confronto all’affetto che stiamo ricevendo in questi momenti”.

“Il taglio di 103 ulivi a Foggia è un atto vile che dimostra quanto la criminalità colpisca indisturbata le aree rurali, depredando e danneggiando senza pietà il frutto del lavoro degli agricoltori, alla mercé di bande criminali che saccheggiano e azzerano in pochi minuti campi e produzioni”. E’ quanto denuncia Coldiretti Puglia: l’ennesimo episodio registrato in provincia di Foggia si aggiunge ai ripetuti ‘furti’ in piena campagna olivicola nella Bat, a Lecce e in provincia di Taranto con un boom di furti di mezzi agricoli, prodotti, cavi e danneggiamenti in campagna pari a 300 milioni di euro di danni all’anno.

“Il fenomeno della micro e macro criminalità nelle aree rurali pugliesi è divenuto pressante e pericoloso per la stessa incolumità degli agricoltori – denuncia Coldiretti Puglia – e in questo scenario di strisciante diffusione dell’illegalità e clima di pericolosa incertezza, le aziende corrono il forte rischio di perdere competitività in un contesto da far west”.

Coldiretti Puglia torna a chiedere “l’intervento dell’Esercito” e “l’attivazione di una cabina di regia tra il ministero delle Politiche Agricole e il ministero dell’Interno, affinché ci sia un coordinamento sulle attività delle forze dell’ordine, in particolare nelle zone più a rischio individuate nelle province Bari, Bat e Foggia, dove le bande organizzate rubano nel giro di pochi minuti fino a 30 chili di olive battendo gli alberi con bastoni in ferro e alluminio, danneggiando anche le piante”.

“Si assiste alla ‘stagionalità’ delle attività criminose in campagna – aggiunge Coldiretti Puglia – perché squadre ben organizzate rubano l’uva da tavola da agosto ad ottobre, le mandorle a settembre, le ciliegie a maggio, tagliano i ceppi dell’uva da vino a marzo/aprile, rubano le olive da ottobre a dicembre, gli ortaggi tutto l’anno, ma preferiscono i carciofi brindisini e gli asparagi foggiani, dimostrando che alla base dei furti ci sono specifiche richieste di prodotti redditizi perché molto apprezzati dai mercati, rubano gli ulivi monumentali perché qualcuno evidentemente li ricerca. I furti sono praticamente quotidiani tanto da aver spinto alcuni agricoltori a organizzarsi con ronde notturne e diurne e non possiamo permetterci che continui a essere messa a repentaglio l’incolumità dei nostri produttori”.

Capitolo a parte – secondo l’Osservatorio sulla criminalità in agricoltura e agroalimentare della Coldiretti – merita il mercato parallelo di prodotti agricoli provenienti da migliaia di chilometri di distanza, a partire dall’olio, spesso sofisticato e spacciato per prodotto di qualità con il marchio made in Puglia. Questo, non solo danneggia il consumatore, ma anche l’imprenditoria locale con la compromissione in modo grave della qualità e della sicurezza dei prodotti.