Vantava la sua vicinanza a ‘zio Rocco’. “Per 65 mila euro ti sparo, non ci penso una volta”

La Nera
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“Io per 65mila euro ti sparo. Non ci penso manco una volta”. Così il 50enne pregiudicato sannicandrese Tommaso Martino minacciava un imprenditore di Orsara di Puglia, che ha accettato di collaborare con gli inquirenti facendolo arrestare. Martino è finito in carcere con la moglie Costanza Pia Diamante, indagati rispettivamente per usura ed estorsione continuata e aggravata dal metodo mafioso e usura aggravata in concorso. Per l’uomo è una recidiva specifica.

Nei confronti dei due coniugi sono state eseguite anche misure cautelari reali, col sequestro, ai fini della successiva confisca, di beni per oltre 350mila euro. Si tratta di un’abitazione con garage, tre auto (tra cui una Porsche Macan) e conti correnti. L’imprenditore orsarese avrebbe versato 100mila euro soltanto di interessi, cedendo alle minacce fisiche e psicologiche di Martino, il quale avrebbe applicato debiti usurari pesantissimi. L’uomo vantava la sua conoscenza storica degli appartenenti al gruppo Moretti-Pellegrino-Lanza, nota batteria mafiosa della Società Foggiana.

Gli inquirenti della DIA di Foggia hanno ricostruito tutti i prestiti contratti a condizioni usurarie dalla vittima, costretta a versare interessi sulle somme ricevute, con tassi che oscillavano tra il 300% ed il 400%, superando notevolmente il tasso annuale soglia stabilito, quale limite, dalla legge (24% su base annua, per le operazioni debito/credito più rischiose ed onerose, come nel caso di alcune carte di credito revolving e gli scoperti senza affidamento oltre i 1.500 euro). Martino, ritenuto contiguo alla batteria Moretti-Pellegrino-Lanza, taglieggiava ripetutamente l’uomo, che a luglio 2020 trovò il coraggio di denunciare.

Gli inquirenti hanno trovato riscontro alle parole della vittima grazie alle intercettazioni.
“Allora se tu hai 15.000 euro miei, giusto? E mi vuoi dare 3.000 euro al mese per i prossimi cinque mesi, compà a me mi fai un danno grande perché 15.000 euro che hai tu, io li prendo, li dò ad un altro e non solo ho i 15. 000 euro ma ci guadagno sopra!”, disse Martino in una conversazione captata. “Allora tu non puoi dire "ti dò 3.000 euro per cinque mesi", no!!! lo ti posso fare 15.000 euro nel senso che tu mi dici "Tommà questi sono gli interessi del mese scorso e questi qua sono 8 (mila euro, ndr), per gli altri 7 aspetta un altro mese/mese e mezzo e te li dò", Ok. Questo non è un problema. Però se tu mi blocchi 15. 000 euro per cinque mesi, tu a me mi hai fregato 3. 000 euro al mese!”.

Ancora più illuminante è definita dal gip di Bari Francesco Agnino un’altra intercettazione, in cui la vittima chiese la concessione un ulteriore prestito di denaro (30.000 euro, oltre a 35.000 euro di debito attuale) a Martino che, pur acconsentendo alla richiesta, avvisò il suo interlocutore esplicitamente, con tono perentorio e mostrando un'arma che, laddove non avesse restituito i 65.000 euro nei modi stabiliti, non avrebbe esitato ad ucciderlo.
“Io ti sto dicendo ... io per 65mila euro ti sparo. Non ci penso manco una volta”. Gli mostrò un'arma e aggiunse: “No, questa è per farti capire che se sei venuto a fottere...io non ci penso a usarla! lo la uso! Se mi sei venuto a fottere ... questa è per farti capire hai sbagliato personaggio! .. .io voglio che tu sappia che se qualcuno ha provato a fottermi nella vita mia, io gli ho fatto male!”. Denaro che veniva poi utilizzato per analoghe attività criminali.

Martino spiegava dettagliatamente quale fosse la modalità di restituzione del prestito, a fronte di fatture emesse.
“Questo come funziona ... Funziona che ... mia moglie o mio figlio si iscrivono (alla Camera di commercio) ... aspetta ... aprono la partita Iva”, ordinando alla vittima “tu gli devi fare il contratto come procacciatore di affari”. “Lo fa l'avvocato come procacciatore di affari ... e ogni mese ... quando arriva il 15 (del mese), il 13 (ti emetto la fattura, ndr) ... il 20 (del mese, ndr)? il 18 ti emettono fattura”.

L’imprenditore di Orsara, a fronte del prestito di 35000 euro, restituì interessi pari a 90.000 euro.
“Io fino ad ora ho fatto un calcolo e siamo rientrati, su 35.000 euro quasi 90.000 euro”. A confermare il denaro prestato a strozzo da Martino è lo stesso indagato, in una sorta di confessione, in cui senza mezzi termini indicava le somme prestate e gli esorbitanti interessi pretesi, somme spropositate che hanno determinato una forte esposizione debitoria della vittima: “Allora sai che cosa andava bene? Quando ti ho dato i 15.000 euro e mi davi 4.000 euro al mese! .. . solo allora andava ... poi mi hai chiesto altri 20 (mila euro, ndr), poi mi hai chiesto altri 30 (mila euro, ndr) e sei arrivato ad un sacco di soldi ... ecco perché ... siamo arrivati a troppi soldi ... hai sforato troppo .. "Tommà dammi 20 (mila euro, ndr) ... Tommà dammi 30 (mila euro, ndr). Allora tutti questi soldi comportano che devono rientrare tanti soldi! Tanti soldi, dato che tu non puoi ... non puoi”.

In molteplici occasioni, Tommaso Martino non esitò a minacciare l’imprenditore qualora avesse ritardato nella restituzione del denaro: “Io sono arrivato all'esaurimento, vuoi capire? Allora ... ho crepato .. .io ho crepato una persona che mi doveva dare 5000 euro, l'ho crepato l'altra sera! Sabato sera! E mi sono ripromesso a me stesso che come ti vedevo ti dovevo "schiattare in corpo" pure a te. Vedi ci vogliono le botte ai cristiani sennò non li riprendi (i soldi, ndr) ... ci vogliono le botte. Ma tu veramente .. .tu hai bisogno proprio di una lezione di come bisogna rispettare la gente. Lo vedi quanto mi stai stuzzicando a prendermi per il culo .. .io poi ti avviso che sbotto tutto di colpo ... vedi che non giochi più... ti avviso: se ci mancano 100 euro domani mattina povero te”.

La vittima era consapevole della caratura criminale di Tommaso Martino e in particolare dell'appartenenza alla batteria Moretti-Lanza-Pellegrino, fatto che determinò un atteggiamento di totale sottomissione alle richieste. Martino disse all’imprenditore di essere molto vicino a zio Rocco, alias il boss Rocco Moretti.
“Quando ci stava da sedersi a tavolino, eh? A Pasqua di 2-3 anni fa, prima che lo arrestavano ... mi ha chiamato, mi ha fatto sedere accanto a lui, ha preso il capretto e ce l'ha dato ... questo a me, questo a te, questo a te ... mezzo capretto pure a Tommaso .. .lo vedi? Io e zio Rocco camminavamo così”. Lo stesso Martino ammetteva di essere un criminale che aveva recuperato denaro per conto terzi, dunque sarebbe stato ancora più determinato a recuperare il proprio denaro. “Io ti ho detto .. .io non faccio il commerciante ... io faccio il criminale sono 25 anni ... mi capisci? ... e mi trovo ...allora io mi vado a prendere i soldi dagli altri…su commissione io mi vado a prendere i soldi degli altri .. .figurati se non mi devo venire a prendere i miei! ... io ora con te sto facendo /'amico ... non mi fare diventare un nemico ... perché io se divento un nemico poi divento cattivo”.