Bovino, dipendente sospeso ma col 50 per cento dello stipendio

La Nera
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E’ più che criptica la determina emanata dall’amministrazione comunale di Bovino lunedì scorso, a pochi giorni degli arresti del dipendente infedele Marco Russo, accusato di aver sottratto dalle casse comunali 1,2 milioni di euro per investirli in attività personali.

Sotto sequestro sono finiti immobili, due parafarmacie, una barca ormeggiata al porto di Vieste, perfino bitcoin. L’uomo era finito in carcere a Foggia ma dopo una confessione e dopo aver manifestato la volontà di restituire tutto il maltolto, ha ottenuto i domiciliari.

La determina in questione è la numero 408 ed è disseminata di omissis. In realtà non figura neppure il nome di Russo ma appare estremamente improbabile che al momento ci siano altri dipendenti sottoposti a misure cautelari da sospendere. Cosa effettivamente disponga non si sa, però l’oggetto fa riferimento alla sospensione obbligatoria dal servizio.

Dopo aver richiamato una serie di norme, tra cui quella secondo la quale “il dipendente che sia colpito da misura restrittiva della libertà personale è sospeso d'ufficio dal servizio con privazione della retribuzione per la durata dello stato di detenzione o, comunque, dello stato restrittivo della libertà” e quella che “riconosce al dipendente sospeso dal servizio un'indennità di natura assistenziale pari al 50% dello stipendio tabellare in godimento al momento della sospensione nonché gli assegni del nucleo familiare e la retribuzione individuale di anzianità, ove spettanti”, l’atto determina “di disporre …omissis…” in base all’articolo del Ccnl che elenca le sanzioni disciplinari. Con la determina inoltre si dà atto che “il rapporto lavorativo momentaneamente sospeso può essere ripreso una volta venuta meno la causa che è presupposto dell'attivazione della misura cautelare …omissis…” e che, come detto, al dipendente durante lo stato di sospensione cautelare è corrisposta un’indennità pari al 50% dello stipendio”.

Quindi l’atto dispone che al dipendente sospeso verrà elargita una parte del salario (anche se a titolo assistenziale) e che potrebbe essere revocata la sospensione dal servizio. Una eventualità quest’ultima che, stando ad indiscrezioni in arrivo da Palazzo di città, pare sia oggetto di valutazione.

Quel che è certo invece è che il Comune oltre al danno in qualche modo stia subendo la beffa, nel senso che dopo aver perso una grande quantità di denaro (che forse verrà recuperato), perdita deleteria per le casse di un piccolo centro, tanto che è stato necessario predisporre un piano di rientro, ha dovuto sborsare fior di quattrini per tutelarsi, affidandosi ad avvocati di alto profilo.

Complessivamente per le spese legali, almeno finora, Bovino ha liquidato 61.700 euro circa, secondo quanto emerge dagli atti ufficiali.

Già a partire da luglio è stato stabilito di conferire incarico esterno di consulenza legale, studio ed esame della vicenda insorta a seguito di gravi irregolarità riscontrate, finalizzato all’assistenza del Comune di Bovino nella intera complessa vicenda determinatasi, sotto ogni profilo, sia penale che civile che giuslavoristico che contabile, anche con riferimento a potenziali aspetti di contenzioso e alla preparazione della attività di difesa, oltre che ad attività di supporto all'Ufficio Procedimenti Disciplinari (all’interno del quale opera Gianluigi Caso che fino a settembre era segretario del Comune di Foggia), individuando a tal fine lo studio legale Pedersoli di Milano.

E’ stato inoltre conferito incarico esterno per la proposizione del ricorso per sequestro conservativo davanti al giudice competente, allo stesso studio legale, il quale ha suggerito di procedere con urgenza alla richiesta di un provvedimento di sequestro conservativo onde cautelare il credito del Comune.

Ad ottobre l’ente ha ritenuto di dare avvio alla causa di merito volta alla ripetizione dell’indebito e al risarcimento di tutti i danni causati nella vicenda, a seguito della emissione del provvedimento n. 5680/2021 con il quale il Tribunale di Foggia ha autorizzato il sequestro conservativo fissando il termine di sessanta giorni per l'inizio del giudizio di merito. Anche in questo caso, l’incarico è stato affidato allo studio Pedersoli.

Intanto a Bovino tutto tace e forse c’è un po’ di imbarazzo considerato che Russo ha un rapporto di parentela con un amministratore di lungo corso. In questo contesto, i consiglieri d’opposizione di Alternativa per Bovino lanciano una provocazione.

“Il silenzio del Sindaco continua – si legge in una nota del gruppo -, in tutti questi mesi non si è degnato di informare la popolazione e continua a non dare uno straccio di risposta ai tanti interrogativi dei cittadini: come è possibile che chi amministra il paese da almeno 13 anni non si sia accorto di nulla? Perché sono stati ignorati i rilievi della Corte dei Conti e del revisore, rinnovando ripetutamente l'incarico al responsabile, mentre noi da anni chiedevamo in consiglio comunale una riorganizzazione degli uffici secondo principi di efficienza ed efficacia, dato che il Tuel attribuisce proprio al Sindaco il potere e il dovere di sovrintendere all'organizzazione degli uffici? I cittadini ricordano bene, tra le altre cose, che dall’ufficio ragioneria puntualmente partivano centinaia di accertamenti indirizzati a chi aveva già pagato. Le conseguenze, purtroppo, le stiamo già pagando noi cittadini: con circa 70 mila euro di spese legali da luglio ad oggi, un ammanco di 1,5 milioni che andrà sanato con un piano di riequilibrio per evitare il dissesto, dato che il recupero di queste somme è condizionato da giudizi il cui esito non è prevedibile, né immediato. Sono consapevoli i consiglieri di maggioranza della gravità della situazione e delle loro responsabilità che potrebbero essere anche erariali? Chiediamo all'amministrazione almeno un gesto di dignità: che Sindaco, assessori e consiglieri rinuncino all'indennità, dati i sacrifici che verranno a breve richiesti ai cittadini per rimediare a un disastro di cui non hanno colpa”.