Dipendente Unicredit Foggia licenziato "per aver curiosato nei conti dei Vip". La sentenza della Cassazione

La Nera
Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

E’ legittimo il licenziamento del ‘bancario’ che si metta a curiosare tra i conti correnti dei Vip in assenza di qualsivoglia autorizzazione.

Lo ha stabilito la Sezione lavoro della Corte di Cassazione, sentenza n. 34717 depositata ieri, rigettando il ricorso di un addetto al servizio clienti della filiale Unicredit di Foggia. A seguito di una segnalazione da parte della Outgoing Foreign Payments Office di Ubis (società del gruppo UniCredit), la banca aveva contestato al dipendente “l'accesso abusivo o comunque non consentito, al sistema informatico per controllare decine di schede-cliente di personaggi dello spettacolo carpendone quindi i dati sensibili”. E quindi lo aveva licenziato.

Proposto ricorso, il Tribunale di Foggia lo aveva reintegrato. In secondo grado, però, la Corte di appello di Bari aveva confermato il licenziamento, condannandolo anche alla restituzione delle somme percepite. Davanti alla Suprema corte, il ricorrente ha sostenuto, tra l’altro, che siccome la banca non aveva in alcun modo protetto i dati contenuti nella “scheda cliente", aveva ritenuto di “non violare i dati sensibili altrui”.

Per la Cassazione però il motivo non convince: “Il potere di disporre di strumenti informatici volti al compimento delle operazioni finanziarie presso un istituto bancario - si legge nella sentenza - non è di certo sinonimo di accesso indiscriminato a banche dati. Né si può ritenere, nel caso di specie, che sussista un onere di impedire l’accesso a tali dati da parte della banca che, stante il rapporto fiduciario tra datore e prestatore di lavoro, conceda l’utilizzo di tali strumenti informatici ai propri dipendenti affinché operino in maniera lecita durante la prestazione lavorativa”.

(fonte: Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)