Quando la bulla in classe è la dirigente scolastica. Finisce a processo per aver chiamato un alunno di III media “ricchione”

La Nera
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Ha del paradossale la storia che arriva da un comune dei Monti Dauni (di cui non si riferisce, a tutela della riservatezza dei protagonisti). I fatti risalgono al 2018 quando in una scuola media del Subappennino la dirigente scolastica, entrata in una classe terza, avrebbe apostrofato un alunno chiamandolo “ricchione”.

Il fatto di per sé sarebbe già estremamente grave se non fosse che a peggiorare la situazione ci si sono messi anche alcuni compagni che, quasi incoraggiati dall’adulta, hanno preso a vessare il ragazzo.

La famiglia non è rimasta inerte di fronte all’episodio e, non avendo avuto riscontri da parte dell’interessata che si è limitata a dire di non ricordare, hanno adito le vie legali, denunciando l’insegnante. La donna è stata rinviata a giudizio e il processo avrà inizio il 26 gennaio.

“Posso dire che la famiglia da una parte è soddisfatta per questo risultato e quindi per l'inizio del procedimento – riferisce a l’Attacco Daniela Gentile, avvocata che segue il processo –, dall’altro però c'è poi un po' di rammarico per come è andata. Parliamo di fatti che risalgono al 2018, il che vuol dire che ci sono voluti tre anni per arrivare al rinvio a giudizio; in realtà l'accertamento avrebbe potuto richiedere anche meno tempo, se vogliamo. E’ un fatto circoscritto ad un singolo episodio, accaduto davanti ad altre persone, quindi non doveva essere così complicato da accertare. Il rammarico è anche nei confronti delle altre istituzioni che non hanno dato riscontro alle istanze della famiglia. Chiaramente questa vicenda è stata segnalata anche e soprattutto agli organi scolastici che avrebbero potuto prendere quantomeno dei provvedimenti nell'immediatezza, anche solo disciplinari, nei confronti della responsabile.  O meglio: alla famiglia non sono stati comunicati quindi non ci è dato sapere se siano stati assunti o meno. In ogni caso i genitori del ragazzo sono stati lasciati nel silenzio”.

Ora, a frequentare la medesima scuola c’è la sorellina del ragazzo, non senza qualche preoccupazione da parte della famiglia, specialmente adesso che sta per iniziare il processo “potrebbe essere un po' antipatico”, sottolinea Gentile.

All'epoca, la dirigente, come accennato, “si giustificò con il mio assistito dicendo che non ricordava di aver detto una cosa del genere e comunque se c'erano state queste espressioni erano state usate per scherzare. Su questo vorrei far presente che ci sono altri modi, altre sedi e altri tipi di rapporti in cui agire in quel modo. Quello che dovrebbe intercorrere tra uno studente e un dirigente scolastico non può essere un rapporto gioviale o amichevole. A maggior ragione in una classe. La scuola dovrebbe essere il luogo in cui piuttosto si combatte il bullismo, le istituzioni dovrebbero porsi dall'altro lato della barricata ed evitare il più possibile di agevolare questo tipo di atteggiamento. Qui invece paradossalmente si è andati proprio in direzione opposta, dando adito ai ragazzi per gli sfottò. La scuola è la sede naturalmente deputata a dare, forse prima ancora che nozioni e informazioni, le regole, in cui insegnare il codice valoriale ed educativo e ciò che è accaduto non è quindi perdonabile”.

La dirigente ora è imputata per il reato di abuso d'ufficio, nel processo il minore si costituirà parte civile. “Cosa che peraltro potrebbero fare anche le altre istituzioni, considerato che anche l'istituto scolastico potrebbe ritenere di aver subito un danno. Con la richiesta di costituzione di parte civile si apre poi anche la possibilità di richiedere un risarcimento del danno a favore del minore. Mi preme anche sottolineare che molte persone sono state vicine alla famiglia e al ragazzo rompendo anche quel muro di omertà. Oggi c’è un po’ più di serenità ma non è stata una vicenda di facile gestione, il ragazzo aveva un'età in cui forse era più vulnerabile, quando è successo l’episodio probabilmente ha accusato maggiormente il fatto di essere preso di mira”, ha sottolineato in chiusura Gentile.