Racket delle “macchinette” gestito nonostante fosse ai domiciliari. Michele Cenicola è stato già di nuovo arrestato

La Nera
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Aveva chiesto una quota di “ingresso” di 10 mila euro e un’altra mensile di 500 euro a un imprenditore del settore degli apparecchi da gioco, prima di avere il permesso ad operare sulla “piazza” di Lucera.

Questi, invece, ha voluto evitare guai, si è spaventato e ha deciso di ritirarsi dal mercato locale, rimuovendo quelli che aveva già installato in un solo esercizio, con l’intenzione di lasciare addirittura l’intero territorio della Daunia.

Questa circostanza è però finita all’attenzione della Guardia di finanza che ha approfondito la vicenda, fino a individuare il presunto autore della tentata estorsione in un pluripregiudicato lucerino, Michele Cenicola di 53 anni che è stato arrestato ieri mattina e portato in carcere.

Secondo la procura, viene ritenuto il reggente di un’organizzazione criminale che controllava la zona proprio nel fiorente mercato delle cosiddette “macchinette”, in realtà sempre meno diffuse nei locali pubblici, tanto che non sono rari i Comuni anche di Capitanata che incentivano i titolari con sconti tributari di varia tipologia in cambio della mancata installazione di dispositivi a disposizione della clientela, riducendo i rischi di ludopatia nella popolazione.

Cenicola vanta un curriculum giudiziario di primo livello: associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, omicidio doloso, porto abusivo di armi, lesioni personali, violenza e minaccia a pubblico ufficiale e ricettazione, e avrebbe usato proprio queste “credenziali” per imporre un regime di vessazioni, intimidendo e minacciando ripetutamente e implicitamente l’imprenditore arrivato in città per lavorare nel settore, chiedendo il versamento del denaro non dovuto.

Ieri mattina è quindi scattata l’operazione “Poker d’Assi”, condotta dalle fiamme gialle di Lucera che avrebbero accertato l’influenza dell’indagato anche su alcuni centri dei Monti dauni, pure mediante il ricorso ad appostamenti e pedinamenti, e con l’utilizzo di intercettazioni telefoniche e ambientali.

Cenicola da poco tempo era agli arresti domiciliari perché stava scontando il finale di una lunga pena di 18 anni e 10 mesi poiché coinvolto nell’omicidio di Nicola Tedesco, avvenuto in un circolo ricreativo il 24 settembre 2003 a opera del foggiano Antonio Catalano. Secondo l’accusa, stava continuando a fare gli interessi di una parte della famiglia di appartenenza, soprattutto nelle due ore mattutine (dalle 10 alle 12) in cui era autorizzato a uscire dal domicilio indicato.

Dalla tenenza di Viale Castello hanno esultato per l’attività svolta, evidenziando la presenza “permanente del Corpo a tutela della legalità e a contrasto di ogni forma di inquinamento dell’economia legale sul territorio, a salvaguardia dei cittadini e degli operatori economici onesti”.

Michele Cenicola (detto “Canalicchio”) è un nome eccellente della criminalità lucerina a cavallo del vecchio e nuovo secolo. E’ stato uno dei protagonisti di una lunga e complessa stagione di processi, soprattutto quello denominato “Tornado”, generato dai due omonimi blitz dei carabinieri di Lucera avvenuti a gennaio e settembre del 2005 con 27 arresti effettuati e decine di indagati.

La procura antimafia, con un’inchiesta coordinata dall’allora pubblico ministero Domenico Seccia, poi divenuto procuratore capo proprio a Lucera, basò le sue attività sulle rivelazioni dei collaboratori di giustizia Emanuele e Fabrizio Tedesco, ma anche dello stesso Catalano, pentitosi assieme a Giovanni Scarano.

Erano gli anni di una vera e propria guerra di mala tra due fazioni contrapposte, con tensioni sempre più crescenti causate da una spaccatura tra i Tedesco e un gruppo di ex affiliati, con il capo individuato in Khaled Bayan (detto “il libanese”), che cominciarono a muoversi in autonomia. Da qui una lunga serie di omicidi e ferimenti incrociati, nell’ambito di una disputa che riguardava, secondo gli inquirenti, il controllo delle estorsioni e il traffico di armi e droga.