Interdittive antimafia, Romanazzi: “Corto circuito tra Prefettura di Foggia e Tribunale della prevenzione”

la Bianca
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Se la presenza di un Ateneo in loco può e deve aiutare un territorio ad analizzare e comprendere i fenomeni che lo riguardano allora le due giornate dedicate dal Dipartimento di Economia, Management e Territorio dell’Università di Foggia sono state uno dei migliori contributi mai offerti al capoluogo daunio e all’intera Capitanata.

In una provincia che dal 2015 ad oggi ha vissuto ben 5 casi di Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose (Monte Sant’Angelo, Mattinata, Manfredonia, Cerignola e infine Foggia, secondo caso di capoluogo di provincia in Italia) e innumerevoli interdittive antimafia, ha rivestito estrema attualità ed interesse il seminario di studi “Le sanzioni amministrative: la pietra d’angolo nel contrasto alla criminalità organizzata”, che ha visto la presenza di illustri relatori.

Il seminario di studi è stato coordinato e presieduto dai docenti Francesca Cangelli e Antonio Colavecchio, ordinari di Diritto amministrativo in Unifg, oltre ai docenti del comitato scientifico (Valeria Torre, Sandro Nardi ed Eugenio Zaniboni).

“L’organizzazione di questa due giorni di seminario di studi e l’avvio, dal prossimo anno accademico, del nuovo corso di Diritto amministrativo della criminalità sono legati proprio alla mission del dipartimento DEMeT, che è il legame col territorio”, ha affermato a l’Attacco la professoressa Francesca Cangelli.

“Il nostro territorio, purtroppo, specie negli ultimi anni ci consegna delle criticità connesse alle infiltrazioni della criminalità, vere o presunte, nelle amministrazioni pubbliche e nelle imprese. Ciò ha condotto a provvedimenti dolorosi per i cittadini, prima ancora che per i destinatari stessi dei provvedimenti. Lo scioglimento del Consiglio Comunale è doloroso in quanto interruzione del circuito democratico. Le imprese soffrono di interdittive non sempre percepite come misure giustificate, tanto che ci sono seguiti giudiziari importanti sia in sede amministrativa che in sede penale”. Grande attenzione è stata posta nella due giorni alla riforma delle interdittive, con l’introduzione dell’obbligo del contraddittorio e della prevenzione collaborativa. “A mio avviso ci sono e ci saranno ripercussioni da tale riforma”, ha aggiunto Cangelli.

“Come ha evidenziato il consigliere del TAR Ciliberti, nel momento in cui si apre il contraddittorio il materiale su cui il giudice amministrativo dovrà andare a lavorare è diverso e più ampio, dunque consentirà presumibilmente una tutela più consapevole da parte del giudice amministrativo e verosimilmente una tutela delle posizioni che l’impresa – nel caso dell’interdittiva - o dell’amministrazione – nel caso degli scioglimenti – riusciranno a fornire. Ciò potrebbe condurre alla revisione di alcune decisioni. La misura resta in entrambi i casi di prevenzione e non poggia, dunque, di per sé, su un giudizio di responsabilità, non presuppone un illecito accertato. E’ per definizione qualcosa che si sgancia dall’accertamento di una responsabilità. E’ evidente, tuttavia, che nel momento in cui si implementa un contradditorio l’impresa potrebbe essere chiamata a discolparsi, sia pur preventivamente, rispetto alla misura erogata”.

Tale l’attualità dei contenuti che si è fatto anche un chiaro riferimento al caso recentissimo del lido-ristorante Bagni Bonobo di Francesco Romito a Siponto, Manfredonia. Si tratta della famiglia che, per Prefettura foggiana e inquirenti, sarebbe ancora fortemente implicata nel clan Romito-Ricucci-Lombardi e dunque nella mafia garganica.

Una vicenda a tal punto forte che dall’ex giudice di Corte d’appello Salvatore Russetti, proprio su l’Attacco, è stata interpretata neanche troppo velatamente come un verosimile esempio di scontro tra Prefettura e magistratura. All’impresa Biessemme srl lo scorso 27 aprile è stata riconfermata l’interdittiva antimafia adottata 4 anni fa, una decisione prefettizia che ha stupito in primis il Tribunale di Bari, visto che al termine dei due anni di controllo giudiziario stava per dichiarare favorevolmente concluso l’iter del controllo. A quel punto è intervenuta la muova interdittiva del Prefetto, creando una situazione che a qualcuno è parsa illogica.

Ne ha fatto cenno Giulia Romanazzi (presidente di sezione misure di prevenzione Tribunale di Bari), che rispetto al controllo giudiziario sull’impresa di Francesco Romito è stata giudice delegato al procedimento.

“Il 27 aprile scorso scadeva il biennio del controllo giudiziario, per puro caso l’udienza è stata celebrata quello stesso giorno”, ha affermato Romanazzi.

“Il pm in udienza ha concluso per la revoca del controllo e per l’esito favorevole del procedimento. L’Avvocatura dello Stato, costituitasi per la Prefettura, si è rimessa alle valutazioni dell’autorità giudiziaria. Io mi sono riservata per la decisione, prendendo 15 giorni. Nella pendenza dei miei 15 giorni, il Prefetto mi ha comunicato la reviviscenza dell’interdittiva, dunque secondo lui l’interdittiva continuava ad operare. Spero che dopo questa riforma quanto meno il Tribunale della prevenzione sia lasciato in pace, mi permetto di dire. E’ talmente paradossale una reviviscenza dell’interdittiva antimafia all’esito di un percorso emendativo che solo un intervento legislativo potrà superare questo corto circuito”. Romanazzi aveva esordito, nel suo intervento, ricordando che “a Foggia il Prefetto ha adottato molte interdittive” e che “numerose imprese si sono rivolte al Tribunale di Bari chiedendo il controllo giudiziario”.

“Nel Codice antimafia coesistono interdittiva e controllo giudiziario”, ha sottolineato.

“La prima paralizza l’attività imprenditoriale, al punto che alcuni giuristi la definiscono un ergastolo; il secondo ha il fine di garantire la prosecuzione dell’attività di impresa, specie dopo un’interdittiva. E’ un doppio binario. Il legislatore si è preoccupato della continuazione dell’attività imprenditoriale, con la riforma del 2017, conscio della sempre maggiore vocazione imprenditoriale delle mafie. Ha messo in campo nuovi istituti, revisionando l’art. 34 e inserendo l’art. 34 bis, alternativi agli strumenti tradizionali della confisca e del sequestro”. Il primo articolo spiega l’amministrazione giudiziaria dei beni connessi ad attività economiche e delle aziende, il 34 bis è sul controllo giudiziario.

“Le realtà occasionalmente condizionate sono state ritenute meritevoli di un intervento eterodiretto del Tribunale della prevenzione per espellere gli ostacoli e restituire i valori imprenditoriali secondo un percorso di bonifica con la gestione condivisa e partecipata”.