La storia di Pietro Tancredi, "Mia madre morta a Casa Sollievo": si squarcia il velo sull'ospedale di San Pio

I Grandi Processi
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Non è passata inosservata la brutta esperienza raccontata a l'Attacco (e pubblicata sull'edizione cartacea del giornale) da Tonia Ragno, alle prese nei mesi scorsi con una serie di difficoltà  lamentate all'interno del reparto geriatria di Casa Sollievo della Sofferenza, l'ospedale di San Giovanni Rotondo voluto da Padre Pio, in occasione del ricovero di sua madre. L'anziana è deceduta dopo 20 giorni trascorsi nel reparto in cui Ragno ha riscontrato scarsa igiene. Su Casa Sollievo ha da raccontare non una, ma ben due storie negative Pietro Tancredi, operaio 50enne di San Nicandro Garganico, che, spinto dal gesto di Tonia Ragno, ha voluto rendere pubblica la sua vicenda tramite l'Attacco.
La prima spiacevole situazione si è verificata nel 2017, quando la madre dell'uomo, dopo un malore, è stata portata in ambulanza a San Giovanni. Accertata un'ischemia, la signora è stata condotta dapprima in sala rianimazione 9 e poi dopo qualche giorno in quella del primo piano.
"In quel reparto si può accedere secondo precise regole - ha ricordato Tancredi -, 20 minuti al giorno e un massimo di 2 persone alla volta, ovviamente si entra solo con camice, calze, cuffia per garantire che l'ambiente rimanga asettico. A noi chiedono queste regole d'igiene ma quello che è successo a mia madre è incredibile. Veniva nutrita con una cannula nel naso, un giorno ho trovato quelle che sembravano placche, lì per lì ho pensato che si trattasse di muco ma quando sono andato a pulirla con un fazzoletto ho visto che questi granuli si aprivano, erano uova di mosca e larve, le riconosco perchè ho studiato agraria. Provando a toglierle, ho visto un'altra che si è infilata nella narice.Al che sono andato su tutte le furie con il personale lì presente, gli infermieri ne hanno estratte molte con una siringa.Ma mia madre aveva già  contratto un'infezione tanto da essere curata con antibiotici. Dopo qualche giorno mi hanno detto che stando meglio,poteva essere trasferita in geriatria.Confermo tutto quanto raccontato da Tonia Ragno, anzi, penso che sia stata troppo buona. Basti pensare che mia madre aveva la cannula al braccio per i prelievi quotidiani, abbiamo trovato il tubicino aperto, il sangue usciva e aveva macchiato tutto il lenzuolo.Anche noi abbiamo trovato un menefreghismo totale, e non di tanto in tanto, ogni giorno e mia madre è stata in ospedale circa 50 giorni". La signora è deceduta e la famiglia ha deciso di denunciare tutto alla magistratura."Il giudice voleva dei testimoni - ha raccontato Tancredi - ma io mi chiedo perchè non abbiano usato le immagini delle videocamere che sono presenti in rianimazione?". Alla fine, il procedimento si è risolto con un nulla di fatto, per volontà  di Tancredi che ha preferito non coinvolgere altre persone. L'altra questione risale all'anno scorso, quando lo stesso Pietro è rimasto ferito al calcagno destro.
"Mi sono tagliato e alla guardia medica del mio paese, gli operatori mi hanno detto che, essendo la ferita molto profonda, era necessario andare in ospedale a San Giovanni. Mi faccio accompagnare, mi guardano la ferita dopo ore, non perchè il Pronto Soccorso fosse pieno di gente ma perchè il mio era un codice verde,anche se nel nell'attesa mi ero ritrovato con un lago di sangue sotto al piede.Dopo altre due ore di attesa per le radiografie, finalmente il medico interviene con una sutura da più di 30 punti.Mi dice di tornare di lì a 2 giorni per un controllo e mi manda a casa. Io da paziente mi attengo alle prescrizioni del professionista,anche se notavo che il piede cominciava a diventare nero.Come d'accordo vado al controllo, il medico (lo stesso) mi pulisce, mi fa una nuova medicazione e mi dice di tornare ancora una volta dopo 2 giorni. Intanto la tumefazione si allargava sempre di più, salendo sulla gamba. Il giorno del secondo controllo, trovo due dottori, quello che mi aveva già  visitato e un altro. àˆ stato questo secondo operatore a togliermi la fasciatura, anche se non ho visto bene chi fosse,essendo sdraiato sul lettino a pancia in giù.Ad un certo punto riesco a sentire che diceva all'altro "˜ma che cavolo hai combinato qua?'. Al che mi sono alzato per sapere che cosa stesse succedendo, il piede è mio, ma non mi hanno risposto.Ho capito la situazione, ho lasciato che finissero di farmi un'altra fasciatura che quasi sembrava un gesso, fino a metà  gamba.Mi hanno detto di tornare dopo altri 3 giorni, alle 10 di sera per poter trovare ancora lo stesso medico".
La cosa ha insospettito Tancredi che quindi si decide a consultare un altro medico. "Un mio conoscente lavora all'ospedale di Foggia e l'indomani mattina sono andato da lui.Quando mi ha tolto la fasciatura ha trovato pus, materia puzzolente, si parlava di cancrena,avevo paura di perdere il piede. Il mio amico medico mi ha detto che si sarebbe dovuto fare il drenaggio della ferita, avrebbero dovuto farlo a San Giovanni. Se si va in un altro ospedale i medici devono chiedere tutto al paziente e in cartella clinica è stato riportato che io ero stato curato prima a San Giovanni, ma non nel modo giusto.Dopo un paio di giorni da Casa Sollievo mi arriva una lettera con la quale mi comunicano di aver messo a mia disposizione un'assicurazione che copriva tutto quello che era conseguente ai loro sbagli". àˆ stata effettuata una perizia e l'assicurazione non ha riconosciuto nulla a Tancredi.
"Voglio che sia chiaro - ha sottolineato l'uomo -, a me non interessano i soldi, voglio che si dica che c'è stato un errore, mi sono sentito preso in giro. Dopo di ciò mihanno fatto sapere che c'è un altro tipo di assicurazione ospedaliera,cioè se le spese arrivano fino a un certa soglia paga l'ospedale e non la compagnia assicurativa ma in realtà  nessuno dei due mi ha dato niente. L'incidente risale al 27 settembre 2018 ma dopo quasi un anno non è cambiato niente. Anche in questo caso ho dato mandato ai miei avvocati per una denuncia. Pietro Tancredi ha voluto raccontare la sua vicenda con la speranza di incoraggiare altre testimonianze. "Vorrei che anche altri si esponessero, so di tante persone insoddisfatte del trattamento ricevuto a San Giovanni ma hanno paura di parlare", ha concluso.
Anche in questo caso l'Attacco ha interpellato l'ospedale per un contraddittorio. "Considerata la dichiarata azione giudiziaria in corso - hanno fatto sapere -, e nel rispetto della privacy del paziente e dell'obbligo di riservatezza, non si ritiene opportuno fornire pubbliche informazioni sul caso. Nel contempo, è superfluo ribadire che saranno valutate ed intraprese tutte le iniziative a tutela dell'Istituto, dei professionisti e delle rispettive unità  cliniche, nei confronti di coloro che si rendano responsabili di affermazioni e pubblicazioni non veritiere e non verificate, lesive della onorabilità  della Casa Sollievo della Sofferenza". (Cinzia Celeste)