Rinviata a giudizio la commercialista foggiana Jessica Coco, udienza il 9 novembre

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L'avvocato Guido de Rossi: "Il quadro probatorio complessivo non lascia spazio a dubbi in ordine alla sussistenza e alla gravità dei fatti ascritti all'imputata"
Si è tenuta lo scorso 19 luglio l'udienza preliminare del processo a carico della commercialista foggiana Jessica Coco, la professionista - difesa dagli avvocati Gianluca Ursitti e Marco Scillitani - posta agli arresti domiciliari il 31 marzo scorso dalla guardia di finanza in esecuzione di un'ordinanza del gip del Tribunale di Foggia, Armando Dello Iacovo (il Tribunale del Riesame di Bari ha successivamente sostituito la misura col divieto di esercizio della professione per un anno).

La nota professionista è accusata di false comunicazioni sociali, peculato e falsità ideologica in atti pubblici in riferimento all'attività di amministratrice giudiziaria della s.r.l. 'Nuova Euro Meat', società sottoposta a sequestro di prevenzione, poi revocato dalla Corte di Appello di Bari, fatti risalenti ai mesi di agosto e settembre 2019.

All'esito dell'udienza, il gup Antonio Sicuranza, in accoglimento della richiesta formulata dal pm Marco Gambardella e dall'avvocato Guido de Rossi, difensore della parte civile Giuseppe Addante, legale rappresentante della 'Nuova Euro Meat' di San Severo, ha rinviato a giudizio Coco dinanzi al Collegio presieduto da Antonio Civita, fissando l'udienza del 9 novembre 2021.

Ferma restando la presunzione di innocenza, credo di poter affermare che il quadro probatorio complessivo, frutto di un'attività di indagine particolarmente attenta e scrupolosa - e mi riferisco, in particolare, all'ampia documentazione acquisita dalla guardia di finanza, alle dichiarazioni delle persone informate sui fatti e al contenuto di una conversazione tra la Coco e un dipendente della Euro Meat -, non lascia spazio a dubbi in ordine alla sussistenza e alla gravità dei fatti ascritti all'imputata", spiega l'avvocato Guido de Rossi.

"E tanto anche in relazione al peculato relativo all'appropriazione di importi in denaro della società, che il gip ha ritenuto non adeguatamente provato, ma che trova preciso riscontro, come rileva puntualmente ilpm nella richiesta di misura cautelare, in una serie indizi assolutamente univoci e convergenti, su tutti l'omessa segnalazione all'Autorità Giudiziaria da parte della dottoressa Coco del relativo ammanco di cassa. Una vicenda complessa e inquietante, che offre una volta di più l'immagine di una giustizia fragile, malata e sempre meno credibile.