Universo Salute, Nessun risarcimento e nessuna sentenza definitiva a favore dell'ex dipendente

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È stata racconatata ieri sulle colonne de l'Attacco la storia di Maria, assunta con contratto di lavoro subordinato a tempo pieno ed indeterminato presso la struttura di Foggia, con qualifica di infermiera professionale, alle dipendenze della Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza (meglio noto come il Don Uva), nel 1989
È stata racconatata ieri sulle colonne de l'Attacco la storia di Maria, assunta con contratto di lavoro subordinato a tempo pieno ed indeterminato presso la struttura di Foggia, con qualifica di infermiera professionale, alle dipendenze della Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza (meglio noto come il Don Uva), nel 1989.
La signora è stata licenziata nel 2006 e con ricorso depositato il 15 giugno 2009, coadiuvata dai suoi legali, Gabriella Guida e Vincenzo De Michele, ha convenuto in giudizio dinanzi al Giudice del lavoro del Tribunale di Foggia la parte datoriale, per accertare e dichiarare l'illegittimità del licenziamento per mancato superamento del periodo di comporto, nonché per mancanza di giusta causa o di giustificato motivo.
La donna chiedeva all'epoca la reintegrazione nel vecchio posto di lavoro o, comunque, compatibilmente con il suo stato di salute, il risarcimento dei danni subiti, quantificati nella misura della retribuzione globale che di fatto avrebbe dovuto percepire dal momento dell'illegittimo recesso fino alla effettiva reintegrazione nel posto di lavoro, oltre rivalutazione monetaria ed interessi legali come per legge, con la regolarizzazione contributiva ed assicurativa del rapporto. Con sentenza n.8878/12 del 6 novembre 2012 il Tribunale ha rigettato la domanda della ricorrente, condannandola altresì al pagamento delle spese di lite. Con ricorso n.1128/2013 R.G.L. depositato il 24 aprile 2014, Maria proponeva gravame dinanzi alla Corte d'Appello di Bari - Sezione lavoro avverso la sentenza a lei sfavorevole. Con sentenza n.220/2018 del 30 gennaio - 13 febbraio 2018 (notificata ad Universo Salute - che nel frattempo era subentrata, come è noto nella gestione delle strutture del Don Uva -, in forma esecutiva in data 11 giugno 2020 contestualmente all'atto di precetto), i giudici di secondo grado hanno accolto l'appello proposto dalla donna, così provvedendo: "accoglie l'appello per quanto di ragione e per l'effetto, in riforma dell'impugnata sentenza, dichiara l'illegittimità del licenziamento intimato in data 11.7.2006 condannando la Congregazione alla reintegra dell'infermiera nel posto di lavoro nonché al pagamento delle retribuzioni maturate dal dì del licenziamento a quello della reintegra, con la relativa regolarizzazione contributiva". Una cifra altissima, oltre 430 mila euro complessivamente.
La sentenza di secondo grado è stata per di più gravata da atto di pignoramento, notificato alla nuova proprietà, la quale ha provato ad opporsi rilevando la nullità dell'atto di precetto per inesistenza di un valido titolo esecutivo e lamentando l'inefficacia di quello vantato dalla signora nei confronti di Universo Salute.La società, con riferimento all'articolo in questione precisa che: "In ordine alla vicenda giudiziaria tra l'ex dipendente della Congregazione Ancelle Divina Provvidenza in Amministrazione Straordinaria ed Universo Salute - che dalla Congregazione stessa ha acquisito i rami aziendale della struttura sanitaria del Don Uva di Foggia, Bisceglie e Potenza - non vi è stata alcuna 'conferma della Corte di Appello di Bari', in quanto quest'ultima, con provvedimento del 6 luglio 2021, si è solo dichiarata incompetente sull'istanza di sospensione dell'esecuzione avviata in danno di Universo Salute, aderendo all'orientamento, peraltro molto opinabile, secondo cui 'possono essere sospese soltanto le sentenze di condanna e tale non è la sentenza di rigetto di opposizione a precetto', che è stata impugnata da Universo Salute dinanzi alla Corte di Appello di Bari, che prosegue affermando che 'il processo esecutivo può essere sospeso soltanto dal giudice dell'esecuzione', rinviando a quest'ultimo, in particolare al giudice dell'esecuzione del Tribunale di Foggia, la questione che è tutt'altro che confermata".
Inoltre, precisa ancora la società, è infondata l'affermazione secondo cui "l'orientamento che di recente ha adottato la magistratura apre la strada a tanti (se non tutti) i lavoratori del Don Uva che in qualche modo vantano crediti con la vecchia proprietà" presente nell'articolo.
"La suddetta vicenda lavorativa e processuale - ricordano da Universo Salute - è eccezionale e non estensibile a tutti gli altri lavoratori, che sono passati alle dipendenze di Universo Salute previa sottoscrizione di un accordo sindacale presso il Ministero Sviluppo Economico in data 9 febbraio 2017, con cui gli stessi lavoratori hanno rinunciato a far valere qualsivoglia pretesa creditizia. Peraltro tale notizia falsa e fuorviante è stata diffusa nei giorni scorsi dagli avvocati Gabriella Guida e Vincenzo De Michele, con il malcelato intento di accaparramento di clientela, e per tale comportamento costoro sono già stati denunciati da Universo Salute presso le competenti sedi".
Cinzia Celeste