Sono stati esposti all'amianto. Ci sono voluti 9 anni ma gli 11 operai ex Enichem hanno ragione

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Ogni lavoratore era tenito ad effettuare attività di manutenzione ordinaria e questi implicava contatto con amianto, dice l'avvocata Angela Anna Nobile.
Sono serviti 9 anni, per concludere con la sentenza n.250/2021 del 01/03/2021, ormai definitiva, il lungo iter che ha portato al riconoscimento delle ragioni di 11 ex dipendenti Enichem di Manfredonia avverso le riserve e il diniego che erano stati opposti loro dall'INPS.

In un primo momento, era stata pronunciata la sentenza n. 1120/2019 del 27/02/2019 e poi anche in secondo grado dinanzi alla Corte di Appello di Bari, con la pronuncia di cui sopra (sent. n. 220/2021), ormai passata in giudicato.

L'ente previdenziale non voleva riconoscere i benefici contributi che sono previsti per legge per coloro che sono stati esposti all'amianto, nonostante costoro avessero lavorato lungamente in quel complesso industriale.

Le loro età variano dai 73 anni attuali agli 89 della persona più anziana tra loro, dettaglia Angela Anna Nobile a l'Attacco, l'avvocata che li ha difesi e seguiti lungo tutto questo tempo. E che ha conseguito un sicuro successo professionale e un altrettanto certo beneficio affettivo personale.
Il papà della legale, infatti, è stato anche lui dipendente dello stabilimento petrolchimico Anic, successivamente Enichem, ubicato a poche centinaia di metri da Manfredonia ma nel territorio di Monte Sant'Angelo.

La procedura amministrativa è stata lunga, per via del fatto che alcuni era partiti con una domanda all'Inail intorno al 2004 racconta l'avvocata Nobile -, successivamente è stata rivolta la domanda all'INPS per la ricostituzione della pensione. Le risposte negative hanno portato al giudizio, introdotto a dicembre 2012.

È partito tutto così, l'allora 38enne avvocata Nobile iniziò ad occuparsi dei diritti che riteneva negati a suo padre e, senza che trascorresse nemmeno troppo tempo, si unì un ex collega di suo padre, poi un secondo, un terzo, fino agli 11 complessivi di questa tornata, anche se, purtroppo, 2 sono deceduti nel corso dell'iter procedurale, ma ce ne sono ancora altri.
Ulteriori 5 hanno situazioni pressappoco simili a questa conclusasi positivamente per i richiedenti, un sesto ha terminato con una vittoria senza neanche l'appello.

Sono tutti ex dipendenti Enichem, ovviamente, che lamentano il riconoscimento della prolungata esposizione all'amianto.
Le mansioni che svolgevano gli undici assistiti dall'avvocata manfredoniana erano differenti tra loro e non hanno inciso sul giudizio finale, come argomenta Nobile.

Ad un certo punto della storia dell'Enichem puntualizza ci sono stati una serie di accordi che rispondevano al nome di %u2018accordi di polivalenza'. Ogni lavoratore, indipendentemente dalla propria mansione, doveva effettuare ciclicamente attività di manutenzione ordinaria. I reparti si bloccavano e tutti i lavoratori svolgevano questi compiti. Dal momento che praticamente tutto era fatto d'amianto, tutti venivano a contatto con le sue polveri. Tute, guanti, tutto era fatto da amianto, prima che si potessero appurare i danni che arreca all'organismo umano.
Trascorsi molti anni dalla chiusura dello stabilimento Enichem e le bonifiche (infinite), non è possibile verificare l'effettiva presenza di amianto, quindi i giudici si stanno attenendo alle consulenze fatte in passato.

Osserva che si tratta di un grande traguardo, perché INPS insisteva sulla mancata dimostrazione dell'esistenza di amianto. Oggigiorno, modificato lo stato dei luoghi, sono state utilizzate le consulenze dei CTU nominati dai giudici del Tribunale di Foggia, in precedenza.
Tecnici che, attraverso apposite apparecchiature capaci di rilevare le fibre d'amianto associate a calcoli matematici, avevano constatato l'alta probabilità che ci sia stata presenza di amianto, quindi esposizione da parte dei lavoratori dell'Enichem, aggiunge l'avvocata.

I lavoratori che hanno visto soddisfatta la loro richiesta hanno già ricevuto una parte degli arretrati spettanti, commisurati in proporzione all'importo della pensione che percepiscono.
Dal momento della sentenza, viene loro riconosciuto un aumento dell'1,5%, rispetto a ciò che era stato sin qui determinato come pensione INPS.
Attualmente è riconosciuto nella misura dell'1,25%, ma loro rientrano nella normativa precedente, precisa Angela Nobile.

La loro lotta è stata finalizzata al riconoscimento del diritto negato, una battaglia di principio certamente ma anche perché fosse considerato %u2018ab origine'. In quest'ultimo caso, poi, si dovrà proseguire perché l'INPS ha finora corrisposto soltanto un periodo e non tutto quello che ognuno dei dipendenti ha trascorso nell'impianto Enichem, termina combattiva e fiduciosa.
Matteo Fidanza - l'Attacco©