Tangenti, chiesta la conferma della pena per Biagini e Laccetti

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Si dovrà attendere ottobre per ascoltare imputati e arringhe conclusive nel processo d'appello per tangenti al Comune di Foggia per gli appalti di piazza Padre Pio. Il procuratore generale Giuseppe Iacobellis ha concluso la sua requisitoria e chiesto la conferma della pena per l'ex dirigente dei lavori pubblici, Fernando Biagini e per l'ex consigliere comunale Massimo Laccetti.
Si dovrà attendere ottobre per ascoltare imputati e arringhe conclusive nel processo d'appello per tangenti al Comune di Foggia per gli appalti di piazza Padre Pio. Il procuratore generale Giuseppe Iacobellis ha concluso la sua requisitoria e chiesto la conferma della pena per l'ex dirigente dei lavori pubblici Fernando Biagini e per l'ex consigliere comunale Massimo Laccetti.

I due erano stati condannati in primo grado rispettivamente a cinque anni e quattro mesi e a cinque anni per il reato di concussione. In corte d'appello a Bari Iacobellis ha anche chiesto l'assoluzione per non aver commesso il fatto per Adriano Bruno, l'imprenditore a cui il gup del Tribunale di Foggia nel 2015 aveva inflitto un anno per favoreggiamento, con pena sospesa.

L'accusa di Zammarano
Tutto partì dall'accusa di un noto imprenditore edile di Foggia, Lello Zammarano, che disse di essere stato costretto a versare a Biagini e Laccetti una tangente di 80mila euro in tre diverse tranche. La contropartita era evitare che saltasse un contratto di affitto di un intero stabile in piazza Padre Pio a Foggia da parte del Comune del capoluogo dauno, che avrebbe dovuto destinare l'immobile a succursale del tribunale.

Zammarano raccontò che Biagini, che in quel periodo era dirigente dei Lavori Pubblici, avrebbe diviso la bustarella con Laccetti, all'epoca dei fatti consigliere comunale. A fare da intermediario tra il costruttore e i due accusati ci sarebbe stato Bruno (assistito dagli avvocati Giancarlo Chiariello e Umberto Forcelli), che avrebbe ritirato il denaro e portato ai due destinatari, senza però intascare nulla. Anche questo motivo ha spinto il pg Iacobellis a chiedere l'assoluzione per l'imprenditore.

Discussione rinviata
A Bari avrebbero dovuto parlare alcuni degli avvocati degli accusati Francesco Paolo Sisto e Raul Pellegrini, legali delle parti civili, rispettivamente il Comune di Foggia e Zammarano. Questo non è accaduto poiché la discussione è stata rinviata al prossimo 8 ottobre, questo perché i due imputati Biagini e Laccetti hanno deciso di rilasciare dichiarazioni spontanee.
Soltanto dopo agli avvocati toccheranno le arringhe, non prima che vengano ascoltati anche due dei quattro imprenditori che sarebbero stati costretti a pagare tangenti per appalti.

Le accuse
Biagini (assistito dagli avvocati Michele Vaira e Giulio Treggiari) è stato condannato perché ritenuto colpevole di concussione nei confronti di altrettanti imprenditori, per una tangente complessiva di 106mila euro e un tentativo di concussione da 20mila euro. Medesimi reati, ma pena di 5 anni per Laccetti (assistito dai legali Michele Curtotti e Michela Scopece), che era consigliere comunale a Foggia negli anni 2013-2014.

Sempre secondo l'accusa e da quanto emerso nel processo di primo grado, anche il costruttore Marco Insalata fu costretto a pagare 10mila euro a novembre 2013 a Biagini, con Laccetti che avrebbe fatto da intermediario, per la bonifica di un'area cimiteriale, che vedeva un appalto complessivo di 519mila euro.

Gli altri imprenditori coinvolti sono Saverio Normanno (per lui si parla di una tangente di 2mila euro, spartita tra Biagini e Laccetti per i lavori di impermeabilizzazione nelle scuole "Pio XII" e "Vittorino Da Feltre" e un appalto complessivo era di 10mila euro ad istituto) e Vincenzo Rana. Quest'ultimo avrebbe pagato 14mila euro per il dei lavori in via Miranda, per un appalto di 80mila euro, 4mila euro per l'installazione del quadro elettrico e l'impermeabilizzazione alla scuola "Vittorino Da Feltre" (appalto di 30mila euro) ed altri 2mila euro per gli stessi lavori, ma nella scuola media "Bovio", per un appalto del valore di 15mila euro.

Biagini aveva dichiarato che i soldi ricevuti da Zammarano non fossero una tangente, ma l'onorario per una consulenza effettuata anni prima e mai pagata e che una parte del denaro sarebbe stato dato a Laccetti per finanziare la sua campagna elettorale.

La ricostruzione
Gli arresti di Biagini, Laccetti e Bruno furono eseguiti il 2 aprile 2014, dopo la denuncia di Lello Zammarano e un'ordinanza di custodia cautelare. A fine aprile il tribunale della libertà concesse i domiciliari a Laccetti e Biagini, che si dimise da ogni incarico ricoperto in Comune.

Il 2 maggio dello stesso anno, Biagini e Laccetti furono arrestati nuovamente e posti ai domiciliari per un nuovo episodio di tangenti nei confronti di altri tre imprenditori. A luglio 2015, nel processo con rito abbreviato, arriva la richiesta del pm, che vorrebbe una pena di 6 anni e 8 mesi per Laccetti e Biagini e 2 anni e 8 mesi per Bruno (che, sempre secondo l'accusa, sarebbe stato coinvolto solo nell'episodio della tangente a Zammarano). Il gup inflisse una pena di 5 anni e 4 mesi a Biagini, 5 a Laccetti e un anno (con pena sospesa) a Bruno.

Le dichiarazioni dei legali
"Il procuratore generale - dicono a l'Attacco gli avvocati Michela Scopece e Michele Curtotti - si è limitato a riportare il contenuto di alcune intercettazioni ambientali e ha ritenuto credibili le dichiarazioni di Zammarano rese nella scorsa udienza. Per noi - continuano i legali - Zammarano non è una vittima, un concusso, ma ha un ruolo attivo nella vicenda, così come gli altri imprenditori, e noi auspichiamo di che il collegio entri nel merito, riconoscendo ai fatti una qualificazione giuridica diversa da quella che si legge nella sentenza di primo grado".

Piero Russo