Il caso Grillo. Non possiamo più permetterci un salto indietro di altri 30 anni

I Grandi Processi
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Per l'avvocata Daniela Gentile, in prima linea nella lotta alla violenza contro le donne, il video di Beppe Grillo è terribile, mette in pratica meccanismi che fanno danni.
La sensazione che ho provato dopo aver visto il video di Beppe Grillo? E' stato come ricevere un pugno nello stomaco, con la consapevolezza di aver fatto un salto all'indietro di almeno 30 anni. E ho sentito il bisogno di rivedere %u2018Processo per stupro', il primo ripreso dal vivo nel 1979 dalle telecamere Rai nel tribunale di Latina, con l'arringa diventata storica dell'avvocatessa Tina Lagostena Bassi, costretta a difendere la giovane vittima non solo dai protagonisti della violenza, ma anche dai loro legali e da pregiudizi, accuse, allusioni, tentativi riusciti di vittimizzazione secondaria.

L'avvocatessa Daniela Gentile, 38 anni, in gioventù attivista animalista e ambientalista, ha coniugato le aspirazioni personali legate agli studi prima e alla professione poi con la sensibilità per le tematiche sociali. Dal 2014 è il riferimento legale del Centro Antiviolenza %u2018Carmela Morlino' dell'Ambito Territoriale di Foggia, e da quest'anno anche di quello di Cerignola, esteso ai comuni limitrofi dei cinque reali siti.

Chi riveste un ruolo pubblico così importante e ha una visibilità così marcata, dovrebbe considerare l'incidenza delle sue parole, anche se dettate dalla disperazione. In Italia, una vittima di violenza sessuale ha un anno di tempo per sporgere denuncia, proprio perché il processo di elaborazione di quanto accaduto è lento, doloroso: otto giorni, quindi, sono nulla ricorda. E ancora, l'aver girato un video in situazioni di intimità, con immagini che è poi possibile diffondere senza il consenso delle parti interessate, comporta da un anno un ulteriore, odioso reato. E anche la giustificazione del mancato arresto è labile, perché la custodia cautelare rappresenta l'extrema ratio per la nostra giurisprudenza. Ma è il tentativo di banalizzare la situazione, derubricandola a una bravata, che è sconcertante e inquietante, alla luce anche della violenza verbale evocata, che mi ha ricordato quella subita da tante donne finite per essere messe sotto accusa da analoghi toni inquisitori, continua l'avvocatessa.

Una %u2018bravata' nella quale non si riesce ancora a comprendere, purtroppo, che è violenza sessuale anche quando non si esprime il proprio consenso o quando non si riesce a esprimerlo liberamente, perché in stato di ebbrezza indotto per esempio, che rende ancora più grave quello che accade dopo, perché ci si trova in una condizione di minorata difesa. Ecco perché quel video è inaccettabile e insopportabile, senza dimenticare che i processi si fanno nei tribunali la sua considerazione. E anche quelli sono, troppo spesso, difficili da sostenere per donne puntualmente messe sotto accusa per aspetti e considerazioni che compaiono solo in questa specifica tipologia di reato.

Non possiamo permetterci di vanificare il lavoro fatto in tanti anni, sostiene. La rete dei Centri Antiviolenza è molto efficace e articolata, basata sull'ascolto attivo delle donne, evitando qualsiasi forzatura e indicazione, e su un lavoro d'equipe fondamentale (figure preziose sono anche gli psicologi e gli assistenti sociali, ndr) perché nessun caso può essere uguale a un altro, anche se le cornici di riferimento sono identiche.

Il Cav foggiano ha pagato, come tante altre realtà, lo scotto alla pandemia, e anche se siamo sempre stati operativi e presenti, anche durante il primo, rigido lockdown, da marzo in poi le denunce sono state pochissime, anche perché la gran parte dei maltrattamenti e delle violenze avviene nell'ambito familiare,trasversalmente per età, istruzione, condizione sociale, e la costrizione del rimanere in casa con il proprio aggressore non era semplice da superare. Questo ha comportato però un aumento dei casi affrontati nei mesi estivi, con la scintilla determinata frequentemente dalla situazione economica peggiorata, che ha fatto precipitare situazioni già al limite.

Analoghe considerazioni per le donne vittime di stalking, anche se di età più bassa, quasi sempre perseguitate da ex che non hanno accettato la rottura del rapporto. Il team di lavoro è rigorosamente femminile, perché non è semplice raccontarsi, aprirsi, anche quando si chiama spontaneamente il 1522 oppure si viene di persona al Centro: trovarsi di fronte un uomo aumenterebbe ancora più l'imbarazzo, e purtroppo approcci sbagliati anche di operatori a livello istituzionale producono i loro danni spiega ancora.

L'ultima domanda è quello che può fare davvero un genitore, un familiare, un parente, una persona cara per una vittima di violenza sessuale. Stare accanto, non giudicare è fondamentale. E farsi aiutare da uno specialista per poi poter aiutare a sua volta, perché è tutta la famiglia ad essere investita da questo dramma. Con pazienza, e consapevolezza che per ricostruire un vissuto, una storia così traumatica, serve tempo, passano anche mesi, e bisogna evitare forzature che potrebbero essere ancora più dannose e dolorose.
(Claudio Botta - l'Attacco)©