VIDEO | Quando la violenza diventa forza, L'emancipazione è nella libertà di scelta incondizionata

I Grandi Processi
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Pesciaiola. Ortolana. Vacca o scrofa.Vergognati puttana della Boldrini.Portati i negri a casa tua.Sono gli insulti contro la Raggi, la Meloni, La Segre. Tutte vittime di violenza verbale.Li hanno ripresi e ne hanno fatto uno spot. Sono le otto amministratrici di Torremaggiore.
Sono in otto, tutte appartenenti a partiti diversi. Tutte vestite di nero. In total black.
Sedute. Una alla volta recitano la frase che stata assegnata.
Pesciaiola. Ortolana. Vacca o scrofa.
Vergognati puttana della Boldrini.
Portati i negri a casa tua.
Sono gli insulti contro la Raggi, la Meloni, La Segre. Tutte vittime di violenza verbale.
Li hanno ripresi e ne hanno fatto uno spot che è stato svelato oggi.
Tutte insieme. Donne. Punto. A superare le differenze di pensiero dovute all'impegno politico. "Durante lo spot eravamo donne. Non c'era differenza fra di noi. Abbiamo scherzato, senza pensare alla politica".



Un momento di condivisione e di denuncia, quella che al comune di Torremaggiore ha portato le due donne assessore e le consigliere a mettersi insieme per lanciare un messaggio di forza. La forza di respingere la violenza. Nessuna divisione, secondo l'assessore ai servizi sociali, Lucia Di Cesare, espressione di maggioranza al Comune di Torremaggiore, di una lista civica, che ha chiamato a raccolta tutte le altre donne e ha proposto loro di unirsi per realizzare uno spot di sensibilizzazione contro la violenza verbale e mediatica a cui sono esposte le donne che rivestono ruoli in politica. Una iniziativa pienamente condivisa, voluta come momento di riflessione importante.


L'idea è quella di riportare il confronto a un grado di dignità e di civiltà adeguate a rifiutare un linguaggio discriminatorio e offensivo sempre più presente sui social, attraverso i media e anche in presenza. Ad essere colpite figure di donne esposte perché attive in politica, bersaglio di commenti degradanti e offensivi che a prescindere dall'orientamento politico vanno stigmatizzate. Un racconto corale che punta sulla necessità di avere delle regole chiare, di condividerle e rispettarle con fermezza, per riportare il confronto ad ogni livello, su un terreno più civile e gentile. Abbiamo incontrato due di queste donne, Massima e Lorena, che ci hanno raccontato la loro esperienza di donne impegnate in politica.


"L'emancipazione è nella libertà di scelta incondizionata". L'impegno di Massima e Lorena

Massima Manzelli e Lorena Saragnese. Consigliere di minoranza al comune di Torremaggiore. Due consigliere di opposizione, di due liste civiche diverse. Non hanno una connotazione precisa partitica, ma hanno le idee molto chiare, sia per quanto riguarda la politica, sia sull'essere donne impegnate. Mamme e mogli. Tre figli a testa. Due mariti. Massima avvocato, insegnate e attrice. Lorena casalinga. Donne vere. Realmente impegnate in politica e soprattutto trasversali. Con un modo di fare politica che è impegno su più piani.
A spiegarlo bene Massima Manzelli. Da qualche anno vive la politica in maniera più visibile, quella che si fa all'interno delle amministrazioni, anche se per lei l'impegno politico è più ampio. Significa farsi coinvolgere nella vita della comunità a cui si appartiene a trecentosessanta gradi. Per lei ha a che fare con il mondo del sociale, del volontariato, della cultura, dei laboratori teatrali dove lei stessa partecipa come parte recitante in commedie napoletane. Poi nell'età adulta l' impegno si è fatto più consapevole, perché ha ritenuto che non voleva più delegare agli altri le decisioni, ma partecipare alla cosa pubblica in maniera attiva, ma guai a parlarle di quote rosa.


"Il problema di essere donna non me lo sono mai posto e per questo mi trovo a respingere l'idea che oggi in Italia ancora parliamo di quote rosa. La donna, un cammino di emancipazione l'ha fatto. In passato. Noi diciamo grazie a queste donne che cinquant'anni fa si sono battute per questo, ma quello che ne è seguito, per me, non è stata una emancipazione vera perché quei diritti un po' alla volta ce li siamo svenduti".
Perché?"E' mancata la determinazione. La rivendicazione dei diritti della donna non vuol dire somigliare agli uomini. Ecco perché in molte non si sono trovate. La rivendicazione è essere se stesse. Non genere, maschio o femmina, ma persona, con le proprie caratteristiche e una propria identità. Ecco perché molte delle donne che non si ritrovavano in questo determinato schema, si sono perse per strada. Dopo l'emancipazione, purtroppo continuiamo a immaginare la donna come una categoria debole. Io non nego i dati, non nego le violenze, ma vorrei si parlasse delle donne che sono capaci".

L'idea è che se le donne che concorrono per un ruolo manageriale non sono più due, ma dieci, non servirà più una legge che garantisca la loro presenza. E le quote rosa per Massima sono solo sotterfugio, strumento degli uomini, che attraverso la coppia si vendono un buon biglietto. Lei, che ha tre figlie femmine, quando le parlano - hanno 18, 21, 24 anni - e le chiedono cos'è l'emancipazione, dice sempre loro che il massimo della emancipazione è il diritto alla libertà di scelta, che non deve essere condizionata, neanche da loro stesse."Cerco di fare capire loro che devono fare scelte consapevoli, sia che la loro scelta sia la ricerca del principe azzurro o una carriera brillante. Le spingo a imparare a conoscersi, accettarsi e studiare. Perché la mediocrità o l'ignoranza è ciò che penalizza di più. Talvolta entriamo in circoli viziosi perché non abbiamo la forza o il coraggio di uscirne. Questa forza ti viene o dalla tua formazione, oppure dalle relazioni. La formazione e la scelta delle relazioni arriva solo da un impegno quotidiano tuo. Ed è questo che ti salverà, non una legge che ti tutela, perché ce ne sono già abbastanza di leggi. Della parola violenza, mi piacerebbe prendere la radice latina, quella vis, che rappresenta la forza delle donne e non più la violenza che subiscono".

Che forza hanno le donne?"La donna ha una forza per vocazione. Per diritto naturale, quello di generare. Una forza che non si misura nella potenza, ma si misura nella determinazione, generosità, sensibilità. Nella capacità di avere una visione ampia".
Nella vita politica di Massima questo si è concretizzato oggi nel ruolo di consigliere di opposizione. Prima era consigliere di maggioranza e addirittura presidente.
"Mi è stato concesso un ruolo importante, ma ho capito dopo, che era una sorta di tranello. Nel senso che concedermi questo posto di rilevanza, doveva essere il punto di arrivo per stare zitta. Ma così non è stato. Sono stata il primo presidente donna nella storia di Torremaggiore. Ma non sono mai stata una figurina; se posso dare il mio contributo, devo trovare il mio spazio. Ecco perché poi ho staccato la spina. All'opposizione mi sento più libera, perché non ho la responsabilità delle decisioni. Mi limito a dare il mio approccio critico, sia costruttivo, sia di denuncia, sempre con molta disponibilità, anche per il momento che stiamo vivendo".


Due assessori donna e molti consiglieri donna nel consiglio comunale. Un respiro in più, come spiega Lorena Saragnese. Lei era candidata sindaco."In un paese piccolo è più difficile. Quando mi sono candidata, ho fatto una lista di sole donne con il Movimento 5 Stelle. Impronta forte serviva per superare la quota rosa. Non era un contentino o un concedere una possibilità. Noi volevamo dimostrare che se ci sono donne preparate e brave amministratrici, si supera la quota rosa. Infermiere. Volontarie. Professioniste. Casalinghe. Anche se io era l'unica casalinga. Perché mia scelta ho deciso di dedicarmi alla famiglia".


Entrata in politica nel 2016. Fino ad allora ha guardato politica da casa, con un padre ex consigliere e uno zio ex vice sindaco, la politica era nell'aria. La guardava da lontano, fino a quando ha sentito la necessità di dare un contributo vero, concreto e ha iniziato il suo impegno, poi ho proseguito con l'attivismo fino a diventare consigliera. "Sono entrata in politica per seguire alcuni ideali e quando il mio gruppo li ha abbandonati, ho scelto di essere indipendente. Vedremo il futuro. Per ora sono in consiglio e cerco di dare il mio contributo forte. Anche nel mio essere donna. Noi che siamo in politica dobbiamo pensare alla politica, ai cittadini che segnalano, alla famiglia. Sono mamma di tre figli, di cui due in piena adolescenza. E verbalmente e mediaticamente, quando ho deciso di lasciare il Movimento 5 Stelle me ne hanno dette di tutti i colori. All'inizio volevo replicare per vie legali. Sono stata accusata di essermi venduta. Mi hanno detto "cagna stai a casa a fare i figli". A tutto questo rispondo dicendo che il mio comportamento politico dimostra con i fatti quello che sono".
A Massima hanno più volte detto che a muovere le sue battaglie in consiglio era l'interesse verso qualche uomo. Una delle accuse peggiori, per una donna. La debolezza che deriva dalla sensibilità e dai sentimenti.


Tommi Guerrieri