Gli ultra ottantenni dovranno prenotarsi online per il vaccino. 'Ammesso che lo sappiano fare, chi li informerà?'

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La scelta della Regione è ricaduta su una piattaforma online che dovrebbe essere attivata nei prossimi giorni per raccogliere le prenotazioni dei 260mila vecchietti nati prima del 1941.
Ha suscitato smarrimento tra i cittadini pugliesi la notizia secondo la quale gli ultra ottantenni avranno l'onere di prenotarsi per poter avere diritto alla somministrazione del vaccino anti Covid.
C'è un numero verde?, Dobbiamo andare dal nostro medico?, Se ne occupa l'Asl?, solo alcune delle domande, poste anche alla redazione de l'Attacco.
Ma a quanto pare la scelta della Regione è ricaduta su una piattaforma online che dovrebbe essere attivata nei prossimi giorni per raccogliere le prenotazioni dei 260 mila vecchietti nati prima del 1941.

La più comoda possibile per l'utente anziano, dice l'assessore alla sanità Pier Luigi Lopalco. Ma è evidente che il sistema potrebbe non essere il più efficace.Non finisco di sbalordirmi per il pressapochismo - tuona il segretario regionale dello Smi Francesco Pazienza a l'Attacco -. Un paio di giorni fa, ci arriva una nota dalla Regione, geni dietro un tavolo, ci fanno sapere di aver trovato le soluzioni; in realtà pensano soltanto a mettere a posto le carte ma non entrano nel merito delle situazioni. Innanzitutto c'è una questione preliminare: chi avvisa l'ottantenne che deve prenotarsi sulla piattaforma online? Mandano l'informazione a me per motivi sindacali ma al vecchietto? Senza contare che è legittimo pensare che l'anziano potrebbe non avere dimestichezza con gli strumenti telematici, io non ho 80 anni e faccio fatica, figuriamoci i più anziani. Ma ammesso che ci troviamo di fronte a un cittadino esperto, chi gli dice che tocca a lui, dal giorno tot, iscriversi online?.
E quindi, non sarebbe stato meglio coinvolgere i medici di medicina generale che conoscono, praticamente uno per uno, gli anziani di cui si prendono cura da sempre? Non siamo stati coinvolti - risponde il sindacalista -. In Italia sperimentiamo un modello secondo il quale l'ingegnere si occupa di sanità, il medico difende gli imputati nel processo, l'avvocato presenta le dichiarazioni dei redditi e i commercialisti sono in cerca d'autore. Ognuno fa il mestiere di qualcun altro. Basti pensare a quello che accade con i tamponi rapidi, che adesso potranno essere effettuati in farmacia: in caso di positività i farmacisti manderanno il paziente dal medico di base, come se fossimo gli spicciafaccende. Per contro però, io medico non posso dire al farmacista %u2018porta a casa dei farmaci al mio paziente', è un problema mio e mi organizzo. I farmacisti si sono offerti di dare questo servizio, benissimo ma se ne facciano carico. Questo appunto sta a dimostrare che ognuno fa quello che gli pare. Tornando al tema dei vaccini, non ci hanno avvisato di niente, non c'entriamo niente. Sappiamo che realizzeranno punti vaccinali le cui responsabilità ricadono su organismi costituiti in ogni Azienda sanitaria: i Noa anti-Covid, di cui fanno parte direttore generale e sanitario, direttore della farmacia e direttore del dipartimento prevenzione, gente che con i malati ha poco a che fare. Loro dovranno organizzare il servizio e probabilmente chiameranno loro gli anziani? Non si capisce, leggendo la nota della Regione, come si intende dare seguito a questa campagna. Quindi la cosa è da venire, non è stata fissata neppure una data ma indicate soltanto la priorità.
C'è un po' di confusione in Regione, come in tutte le regioni d'Italia - aggiunge Franco Persiano, già segretario provinciale Spi Cgil e tuttora attivo nel sindacato dei pensionati -. Purtroppo non c'è stato nessun confronto con i sindacati confederali. Questa piattaforma può diventare uno strumento utile se diamo la possibilità ai patronati e ai sindacati di aiutare gli anziani. Noi, come sempre, siamo e saremo a disposizione dei pensionati, in questo e rispetto a una ampia varietà di servizi. Dobbiamo cogliere tutti gli aspetti. A mio parere, il confronto doveva esserci anche con i medici di famiglia, loro hanno il polso della situazione di tutti i pensionati, li conoscono bene, conoscono le loro patologie e avrebbero potuto segnalarle. Purtroppo questa Regione non si confronta con nessuno ed è una cosa grave. Sono molto preoccupato, molti degli ultra ottantenni vivono con le famiglie ma qualcun'altro è da solo. E' importante che tutti siano informati adeguatamente.

Persiano ritiene che sarebbe stato utile coinvolgere anche i Comuni. In questa pandemia le amministrazioni locali si sono mostrate le realtà più vicine alle comunità. Servono più soggetti e non soltanto, in modo burocratico, l'istituzione di una piattaforma fredda e impersonale. Abbiamo segnalato questa cosa ma la Regione Puglia sembra essere un po' sorda da quell'orecchio. Proveremo a rivolgerci, ancora una volta, ai rappresentanti politici del nostro territorio a Bari, ha infine annunciato il sindacalista.
Cinzia Celeste