Si è spento Vittorio Gentile, stimato avvocato e politico di Foggia

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Il ricordo del vecchio avversario politico Paolo Agostinacchio: ''Una grave perdita per il territorio''
Avrebbe compiuto 81 anni Vittorio Gentile, notissimo avvocato del Foro di Foggia, esperto civilista, ma anche figura di spicco nelle dinamiche politiche e sociali della città di Foggia. Il suo cuore ha smesso di battere due giorni fa, al termine di una lunga sofferenza che da anni lo aveva allontanato dalle aule dei tribunali.


"È sempre stato un punto di riferimento - commenta l'ex dirigente e giornalista Micky De Finis, amico di Vittorio - in lui si conservava tutta la storia della famiglia Gentile. Era una persona incredibile, aveva un garbo inglese che si portava addosso anche nella vita professionale. Era un avvocato civilista, una persona portata alla mediazione, a risolvere i conflitti e lo faceva naturalmente, lo aveva dentro. E così di riflesso nella sua vita privata".


Vittorio Gentile è stato anche altro: la sua è stata e rimane una delle più importanti famiglie abruzzesi giunte a Foggia nel dopoguerra, tradizionalmente ricordata come la famiglia dauna di Pescasseroli, una comunità molto integrata nel tessuto sociale della Capitanata. Già il padre, Annino Gentile, anch'egli valente avvocato e amico di Giovanni Leone, fu il primo presidente democristiano della Provincia di Foggia, scranno solitamente occupato a vantaggio delle sinistre. Era il 1950. Di quel grande presidente, cui il Comune di Foggia ha intitolato una strada, resta ancora oggi un ricordo nitido. Un ricordo che Vittorio Gentile ha saputo tramandare con un esempio di vita personale e professionale molto apprezzato non solo negli ambienti culturali e politici ma anche nelle sacche sociali dei meno abbienti.


Non a caso l'avvocato amava definirsi "figlio della transumanza". "Annino Gentile era il principe del Foro - ricorda ancora De Finis - riuscì a portare la Democrazia Cristiana a Palazzo Dogana ma morì purtroppo molto presto. Il figlio ereditò poi lo studio in cui c'era anche lo zio, Pasqualino Gentile, altro grande avvocato e il cugino Giulio, docente universitario. Una famiglia di illustri professionisti che portarono e portano tuttora intatte le radici della comunità abruzzese. Quando ero ragazzo, all'età di tredici anni circa, Vittorio mi regalò un orologio al superamento degli esami di terza media - aggiunge De Finis - lo andai a prendere direttamente a casa sua, nella sua precedente abitazione sita in via Marchese De Rosa. Fu il mio primo orologio da polso".


Le difficoltà pandemiche hanno imposto esequie molto riservate. Esce così di scena un protagonista illuminato, riservato ed anche parecchio romantico della Capitanata. Un autentico signore d'altri tempi. Le sue spoglie riposeranno nella tomba di famiglia. Il suo ricordo scritto nelle pagine migliori di una Foggia che non c'è più.


Nel 1995 fu protagonista di uno storico ballottaggio che lo vide soccombente con Paolo Agostinacchio, con un lusinghiero 45,1%. "Lo ritrovai nel'95 a Palazzo di Città, quando sfidò Agostinacchio. All'epoca ricoprivo la carica di dirigente comunale - spiega De Finis - e ricordo benissimo quei momenti, quella sfida politica anche a tratti pesante tra i due ma sempre disputata sul piano della correttezza, da entrambi i lati. Erano due affermati avvocati, provenienti da famiglie della stessa classe sociale e culturale. Non potevano che rispettarsi. Ecco perché anche nelle polemiche più aspre, e ce ne sono state, non sono mai sfociati nella mancanza di rispetto e della considerazione che l'uno nutriva nei confronti dell'altro. Vittorio Gentile era un gentiluomo, di nome e di fatto - conclude - il suo nome, così come quello della sua famiglia restano indimenticabili. Legati per sempre ad un preciso momento storico: quello della ricostruzione del nostro territorio".


Una vita, quella di Vittorio Gentile, intrecciata con altri grandi protagonisti della scena politica e forense foggiana. Tra questi ne spicca uno in particolare: l'ex sindaco di Foggia Paolo Agostinacchio. "Un avvocato stimato, dotato di grande umanità e signorilità nei rapporti con gli altri - spiega a l'Attacco -. Sul piano professionale è stato protagonista in tante controversie notevoli riuscendo a dare un apporto fondamentale al sostegno di tesi a difesa dei propri clienti e nella ricerca della verità. Dal punto di vista politico fu mio avversario nelle amministrative del 1995, una campagna elettorale molto particolare. Riuscii a spuntarla al ballottaggio, ma con non poche difficoltà: Vittorio prese tantissimi voti. Dai banchi della minoranza non mi ha mai fatto sconti - aggiunge Agostinacchio - ma entrambi eravamo portatori della cultura del confronto, del dibattito che non deve mai superare i limiti del rispetto. È questo il principio che abbiamo sempre seguito".

Tra i tanti ricordi Agostinacchio conclude: "Vittorio non partiva mai da preconcetti che non potevano essere superati, proprio perché avevamo come obiettivo principale l'interesse della comunità. Ho molto sofferto da questa notizia: tra noi c'era stima. È una grave perdita sia per classe forense che per la politica foggiana".



Mauro Pitullo