'L'incendio causato da un mafioso garganico'. Invece è stato denunciato un uomo del pesarese

I Grandi Processi
Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times
Le indagini sono andate avanti per un anno e mezzo e, in questi giorni, è stato identificato e denunciato colui il quale sarebbe stato l'autore dell'incendio appiccato ai mezzi di trasporto del Consorzio Re Manfredi, la notte tra il 19 e il 20 maggio 2019, nella zona industriale di Calcinelli, in provincia di Pesaro e Urbino.
Le indagini sono andate avanti per un anno e mezzo e, in questi giorni, è stato identificato e denunciato colui il quale sarebbe stato l'autore dell'incendio appiccato ai mezzi di trasporto del Consorzio Re Manfredi, la notte tra il 19 e il 20 maggio 2019, nella zona industriale di Calcinelli, in provincia di Pesaro e Urbino.

Il Consorzio Cooperativo Sociale Re Manfredi a r.l. fu costituito nel 2002 e si occupa principalmente di trasporti, fornendo servizi pubblici (locali e nazionali) in vari settori lavorativi: trasporto ed assistenza minori (scuolabus), disabili ed anziani; servizi di pulizia e sanificazione ambienti civili ed ospedalieri; produzione tegole da materiale plastico riciclato; assistenza domiciliare anziani, cura ospiti di case di riposo (e pulizia locali), servizio educativo ed infermieristico presso strutture riabilitative.

Un esempio positivo e mirabile di una realtà del territorio della Capitanata che riesce ad affermarsi anche al di fuori dei meri confini locali. In precedenti occasioni, su queste colonne, raccontammo dei servizi al passo con i tempi moderni che vengono forniti. Uno tra tutti: l'applicazione %u2018Scuola Bus Tracker', utile per far sì che i genitori siano sempre informati su dove si trova lo scuolabus che sta trasportando i loro figli, oltre che chi è l'autista del mezzo e chi l'accompagnatore a bordo. Un software installabile sui cellulari che è stato pensato e realizzato in azienda, dalle professionalità ivi presenti.

Tornando a quella funesta nottata, il direttore tecnico dell'azienda con sede a Manfredonia, Pio Antonio Gramazio, ricorda quei momenti con l'Attacco. "L'incendio fu appiccato nel pieno della notte e noi fummo avvisati, dai nostri referenti locali, quando ancora doveva fare giorno, verso le 4,30". Confessa che "nei primi momenti, non avevamo compreso la portata dell'accaduto. Quando, invece, iniziarono a mandarmi le foto dello scenario che si parava dopo aver spento l'incendio, ne compresi la gravità".
I dirigenti si precipitarono in loco, in preda al panico e alla preoccupazione, per appurare e comprendere cosa fosse successo, continuando a chiederci le ragioni del rogo.

Uno scenario impressionante: una quindicina di mezzi coinvolti e anche il capannone dove erano ospitati era rimasto danneggiato. Il Consorzio aveva iniziato a svolgere il servizio del trasporto scolastico un mesetto prima, perciò i vertici aziendali non riuscivano a spiegarsi le ragioni del grave atto subìto. "Il nostro cruccio maggiore - riprende Gramazio - era quello di trovare la maniera per far ripartire il servizio quanto prima possibile". Bastarono due soli giorni, comunque, per tornare a trasportare i ragazzi da casa a scuola e viceversa, nonostante si tratti di mezzi non comuni, a testimonianza della pronta reazione.

L'azienda ha a disposizione circa 150 automezzi e 230 dipendenti, poco più della metà sono autisti e la restante parte è costituita da personale amministrativo. Il danno economico arrecato mediante l'incendio fu ingente: circa 2 milioni di euro. Quei pochi mezzi che non erano stati del tutto resi inservibili richiesero ugualmente un dispendio economico di non poco conto, per essere utilizzati ancora. Ad oggi, come testimonia il direttore tecnico della Re Manfredi, "non ci è stato ancora risarcito nulla dall'assicurazione e sarà ancora lunga, visti i tempi che si prospettano per il prosieguo".

Gramazio fa notare che ritiene quasi una beffa il fatto che il colpevole "se la passerà con una condanna che non sarà elevata, dal momento che è previsto così dalle norme giuridiche. È struggente, però è questa la considerazione che mi viene spontanea". Gli inquirenti svolsero le prime indagini e verificarono ogni possibile scenario. "Ringrazio la magistratura e gli inquirenti per il lavoro che hanno svolto in questo tempo. Hanno messo sotto torchio anche noi, ma abbiamo sempre riposto la massima fiducia nei loro confronti".

Continuavano a farsi domande su chi, perché e come avesse agito. "Non riuscivamo a comprendere, Non abbiamo avversari, non si possono chiamare così le aziende che, al nostro pari, partecipano alle gare dove ci presentiamo". Le indagini avrebbero appurato che ci sarebbero rancori pregressi alla base dell'atto criminoso posto in essere a danno del Consorzio. Il soggetto individuato come colpevole di aver appiccato il rogo lavorava proprio con l'azienda del trasporto scolastico precedentemente affidataria del servizio. Una trentina di giorni dopo aver vinto la gara, la Re Manfredi risolse il contratto di lavoro con costui in maniera pacifica, dal momento che era stato lui stesso ad avanzarne richiesta. Era un'iniziativa che era stata presa di comune accordo, quindi. "Ricevette le spettanze che gli erano dovute", puntualizza Pio Gramazio.

Le forze dell'ordine avrebbero individuato le ragioni dell'insana azione nel rancore dell'autore nei confronti della città. Avrebbe decise, così, di creare un disservizio, appiccando il fuoco a tutti i mezzi adibiti al trasporto degli alunni. Chissà cosa avrà avuto a pensare, dopo la notizia dell'arresto, il senatore leghista Luca Rodolfo Paolini. Non perché abbia particolare valore il suo giudizio, ma più semplicemente perché ebbe a dire, a seguito del rogo, che avrebbe allertato la Commissione Antimafia: "L'incendio doloso è uno dei reati spia di presenze mafiose sul territorio. Chi incendia lo può fare per estorcere denaro, per vendicare una pretesa non soddisfatta, oppure come segnale diretto a tutti gli altri per comunicare la propria presenza e il proprio peso criminale. Allarmismo? No. Una delle varie ipotesi concrete che un episodio del genere può sottendere". Una presa di posizione che creò non poche difficoltà al Consorzio Re Manfredi, accusato tra le righe di provenire da un territorio, la Capitanata, ad alta densità criminale, quindi foriera di delinquenza d'importazione nel territorio dove prestava il servizio (e lo presta ancora).

A questo proposito, il direttore Gramazio chiarisce che "preferimmo non replicare e lasciar lavorare gli organi deputati alle indagini, anche se è grave il messaggio secondo il quale noi avremmo portato la mafia del Sud in quella porzione d'Italia. Noi partecipiamo a gare d'appalto da Biella alla Sicilia, producendo documenti attestanti chi siamo e come lavoriamo. Non siamo mafiosi, abbiamo sempre rispettato la legalità e collaborato con la giustizia, quando c'è stata occasione".

A cavallo tra il 2010 e il 2011, sporsero denuncia perché avevano subito tentativi di estorsione, a Manfredonia. Gli autori furono arrestati e l'azienda ricevette gli elogi degli organi inquirenti. Vaglielo a dire al senatore della Lega che, nella propria vita professionale, fa pure l'avvocato.

Matteo Fidanza