Si pagano i debiti in misura ridotta, ci guadagna solo il Comune. Ora l'attesa per l'uscita ufficiale dal dissesto

I Grandi Processi
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L'ex sindaco Pinto commenta il recente provvedimento di adozione del piano di estinzione delle passività. Si partiva da un rosso di oltre 4 milioni di euro.
Lo premette sin da quando risponde al telefono e lo ripete più volte, nel corso della conversazione, che non vuole assolutamente passare per quello che nell'attuale contesto pandemico, si mette a buttare ulteriore benzina sul fuoco del disagio. "Sono stato sindaco in tempi bui, perciò non voglio alimentare alcuna polemica in questo periodo particolare e difficile". L'ex sindaco di Rodi Garganico, Nicola Pinto, mostra molto garbo, in una ideale e per certi versi anche pratica vicinanza alla propria comunità locale di appartenenza e l'Attacco lo ha cercato per ascoltarne il pensiero sul recente provvedimento di adozione del piano di estinzione delle passività del Comune di Rodi Garganico.

"Questo è quello che ha fatto il commissario liquidatore per liquidare i debiti pregressi, adesso bisognerà attendere che venga avallato dal Ministero che, eventualmente, potrà dichiarare che il Comune è uscito dal dissesto economico e finanziario", commenta l'ex sindaco Pinto. Resta sempre in piedi, comunque, la denuncia per falso in bilancio che egli stesso presentò agli organi deputati, oltre che ai media. In quel caso, specificando che il commissario Carlucci non ha alcuna responsabilità, si faceva riferimento agli anni 2015, 2016 e 2017, fino a giugno. Proprio tre anni fa, l'allora revisore dei conti espresse parere favorevole al riequilibrio del bilancio comunale quando, invece, Nicola Pinto rilevò che "in quei bilanci, si trovano debiti ripianati con una somma che si aggira sui 900 mila euro per oneri di concessioni che non sono mai stati introitati, invece". E se lo ha detto chi amministrava il Comune di Rodi in quel 2015, c'è fondamento. Soldi che sono stati considerati reali, esistenti, tanto è vero che il revisore dei conti li inserì nel bilancio.

Nel giugno 2015, con Pinto primo cittadino, fu dichiarato il dissesto finanziario "perché qualcuno aveva evidentemente speso somme che non poteva spendere". Il riferimento appare piuttosto chiaro e rivolto a chi guidava il Comune nei dieci anni prima dell'insediamento dell'Amministrazione di Nicola Pinto: Carmine d'Anelli, sindaco dal 2002 al 2012, tornato nel 2017 e attuale primo cittadino. Ci sono state aspre polemiche negli anni scorsi, a questo proposito, con d'Anelli stesso che ha risposto adducendo le sue spiegazioni. Versioni contrastanti tra loro su chi siano i responsabili del default dell'ente comunale. Si arrivò al dissesto, comunque, perché la Corte dei Conti espresse più pareri negativi, con Luigina Torre che faceva da revisore dei conti e che fu seguita da Claudio Schimera. Quest'ultimo, però, è lo stesso che diede parere favorevole, sul bilancio del 2015, sia nel 2017 che nel 2018, quindi assumendosi anch'egli la responsabilità di quella cifra che non è stata minimamente riconosciuta dall'ex sindaco Nicola Pinto.

Il piano di rientro delle passività contemplava una cifra di poco superiore ai 4 milioni di euro di debiti e lascia riflettere parecchio che un Comune che ha circa 3.500 abitanti sia arrivato a raggiungere una debitoria di tale portata. Debiti che, in virtù dell'art. 258, comma 3, del Testo Unico degli Enti Locali (TUEL), sono stati ridotti notevolmente, diventando pari all'equivalente di un terzo di quelli che erano stati fatti: poco meno di 1 milione e mezzo di euro. È previsto, appunto, che "L'organo straordinario di liquidazione, effettuata una sommaria delibazione sulla fondatezza del credito vantato, può definire transattivamente le pretese dei relativi creditori, ivi compreso l'erario, anche periodicamente, offrendo il pagamento di una somma variabile tra il 40 ed il 60 per cento del debito, in relazione all'anzianità dello stesso, con rinuncia ad ogni altra pretesa, e con la liquidazione obbligatoria entro 30 giorni dalla conoscenza dell'accettazione della transazione".
L'organo straordinario di liquidazione è rappresentato dall'avvocato Domenico Carlucci, nominato nell'agosto 2015 ed insediatosi il 23 settembre di quello stesso anno. Tre mesi dopo, deliberò di aderire alla procedura semplificata di liquidazione, come descritto sopra, e nel 2017 sono state fissate le fasce con la percentuale dei crediti ritenuti riconoscibili. A chi vantava cifre relative al 2010 o anche prima, è stato proposto il 60% del credito; il 55% per l'esercizio 2011; 50% per il 2012; 45% per il 2013 e 40% a chi li vanta dal 2014.

Chi ha speso soldi che non poteva spendere, ne esce quasi premiato. Ma le responsabilità di chi sono? Di uno, dell'altro, di tutti, di nessuno? Resta il dato di fatto che imprenditori e creditori vari si sono dovuti adattare, accettando quel poco che era stato proposto loro. Il Comune di Rodi Garganico, invece, è andato decisamente meglio perché oltre a non rimetterci, ha potuto risparmiare una cifra che si avvicina quasi ai 3 milioni di euro. Mica poca cosa. Non solo di questi tempi.
(Matteo Fidanza - l'Attacco)