Iaccarino choc, ora basta: Landella devi decidere (o soccombere)

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Aumentano i rumors e quanti ritengono possibile la commissione d'accesso. La Salandra (FdI): ''Gesto grave e sbagliato. Commissione di accesso? Mancano i presupposti''
"Un'intera città messa alla berlina da una mina vagante che ha dimostrato di nuovo di essere incontenibile. Il sindaco Franco Landella è preoccupato e irato, stavolta non si tratta di un contrasto personale tra lui e Iaccarino ma di un comportamento che ha gettato enorme discredito su tutta Foggia". Nel centrodestra che amministra Palazzo di città è questa la maniera in cui, dietro le quinte, si commenta la sciagurata maniera in cui il dimissionario presidente del consiglio comunale Leo Iaccarino, campione di consensi, ha pensato di iniziare il 2021. Lo ha fatto sparando pistolettate a salve dal proprio balcone insieme ai figli, lui vigile del fuoco e alto rappresentante istituzionale della città che sconta ogni giorno le violenze della Quarta mafia. Lo ha fatto in quella Foggia dove l'azione di contrasto messa in atto dalla Squadra Stato con le tante operazioni della DDA (Decima Azione e Decima bis le più importanti) porta ogni giorno di più alla luce l'estrema pericolosità delle "Batterie" e la loro capacità di assoggettare ampi pezzi di imprenditoria e popolazione.


Centrodestra in crisi

Quanto esce danneggiato il centrodestra dall'ennesimo, tremendo colpo di testa di Leo Iaccarino, mister 1300 preferenze? E' avvenuto nella città in cui dopo le regionali è scattata un'indagine sul voto di scambio, dove solo per restare agli ultimi mesi i casi di Danilo Maffei e dell'utilizzo improprio della Sala Fedora del Teatro Giordano hanno tenuto banco con contraccolpi d'immagine non da poco per Palazzo di città. Una nuova eco mediatica negativa, di carattere nazionale, ora sta travolgendo Foggia e la sensazione è di un generale ludibrio per l'amministrazione comunale. Cosa rischia il centrodestra?

"Così ci candidiamo a perdere nel prossimo futuro", commenta un sostenitore di Landella. Proprio sul primo cittadino ora si scatenano gli interrogativi: saprà imprimere un cambiamento ed evitare il peggio? Cercherà con determinazione ancora maggiore quel governo di salute pubblica, già inseguito lo scorso anno, in cui coinvolgere M5S ed eletti di minoranza? I rumors delle ultime ore danno il vicepresidente del consiglio Giulio Scapato, eletto col centrosinistra ma già stampella in passato di Landella, come possibile successore di Iaccarino alla presidenza dell'assise. Per il primo cittadino la seconda consiliatura si conferma ricca di spine nel fianco, tutte da parte delle "macchine elettorali" che si pongono al di sopra e al di fuori dei partiti, uomini che rispondono solo a se stessi e al proprio elettorato. Se nella prima seduta consiliare di settembre 2019 volarono contro di lui gli insulti ("devi morire", "sei un venduto", "sei un traditore", "sei un pazzo") dei supporter di Max Di Fonso, l'eletto da 1400 preferenze, Iaccarino ad aprile scorso si era scatenato in insulti social contro Landella per nulla consoni al ruolo di presidente del consiglio. Senza dimenticare che poi, non pago delle pistolettate in stile Gomorra a poche ore di distanza dal sodale del clan che aveva espresso a suon di pistola gli auguri alla malavita di Foggia, Iaccarino ha ulteriormente arroventato le polemiche insultando in modo becero su Fb gli utenti che ne avevano stigmatizzato il gesto.

L'ipotesi choc

Ma Iaccarino è riuscito, col suo insano gesto, anche a riaccendere il dibattito sull'ipotesi di una commissione di accesso, a poco più di un mese da quando a novembre scorso prima il sociologo pugliese Leonardo Palmisano (candidato con Emiliano alle regionali) e poi nientemeno che il presidente M5S della commissione nazionale antimafia senatore Nicola Morra avevano auspicato l'avvio dell'iter per verificare infiltrazioni o condizionamenti mafiosi negli organi di governo del capoluogo daunio. Dichiarazioni che spinsero Landella a querelare Palmisano e i partiti del centrodestra a inveire contro lo stesso Morra. Oggi paiono aumentati coloro che si augurano tale decisione da parte del prefetto Raffaele Grassi ma anche i rumors che ritengono effettivamente possibile tale scenario. Il caso Foggia sarebbe all'attenzione di Roma con tutti i suoi mille episodi intimidatori, la ferocia del racket, i riflettori puntati da alcuni inquirenti su grandi e piccoli appalti di Palazzo di città. Ma i tempi sono davvero maturi per la commissione di accesso, come già avvenuto negli scorsi anni con Monte Sant'Angelo, Mattinata, Cerignola e Manfredonia? Esistono, concretamente, i presupposti?

"Oggi l'unica soluzione auspicabile è il commissariamento del Comune", afferma l'ex eletto di minoranza e candidato sindaco della civica "Foggia in testa" Giuseppe Mainiero. "Chiedere l'invio immediato di una commissione di accesso agli atti per spulciare provvedimenti e "operazioni" la cui opacità ho sistematicamente e puntualmente denunciato agli inquirenti. Lo dico senza giri di parole: questa palude va bonificata in fretta, prima che sia troppo tardi. Il prefetto ed il Ministero dell'interno non possono più voltare la testa dall'altra parte. È questo il centrodestra da cui ho preso le distanze e contro cui mi sono candidato".

Dello stesso avviso anche l'ex assessore comunale di centrosinistra Michele Salatto: "Foggia va commissariata. Non vedo alternative. Non vi è più nulla di normale in questa città". Chiara l'analisi del Presidio di Libera Foggia "Nicola Ciuffreda e Francesco Marcone": "Quanto sta accadendo a Foggia ci preoccupa e desta sgomento, soprattutto perché riteniamo inaccettabile che tale comportamento provenga da un uomo che rappresenta le istituzioni. Siamo da sempre convinti che, specialmente in una città come la nostra, sia fondamentale l'esempio per sconfiggere la subcultura mafiosa che, come un cancro, toglie bellezza e moltiplica la violenza. L'etica deve essere alla base del comportamento di chi rappresenta l'istituzione. Prescindendo da ogni personalismo o riferimento all'appartenenza politica, richiamiamo l'attenzione su tutto ciò che in questi giorni sta accadendo a Foggia. Ci appelliamo al senso di responsabilità istituzionale di chi è chiamato a rappresentare una comunità ferita. Purtroppo questo è solo l'ultimo di vari episodi che stanno minando la credibilità delle istituzioni, allargando quella distanza che quotidianamente si prova a ricucire per non lasciare sola la comunità. Auspichiamo che siano le istituzioni stesse a stigmatizzare tali comportamenti e ad adottare tutte le misure necessarie per evitare che si ripetano".

L'analisi

"In un contesto e in un periodo come quello che sta vivendo Foggia un gesto come quello compiuto da Iaccarino non doveva essere immaginato neppure da un semplice cittadino, figuriamoci da chi non rappresenta solo una fetta di elettorato ma l'intero consiglio comunale essendone presidente", afferma a l'Attacco il capogruppo e segretario provinciale di Forza Italia, Raffaele di Mauro. "Ricordo molto bene cosa ebbi a dire il giorno dell'insediamento di questo consiglio comunale nel luglio 2019, in cui eleggemmo Iaccarino presidente: gli ricordai che da quel momento non era più un semplice cittadino ma il presidente del consiglio comunale sia dentro che fuori Palazzo di città. Ciò comporta che la tua vita privata diventa pubblica, soprattutto se con la pubblicazione di un video fatto in casa sei tu - o qualcuno dei tuoi - a volerla rendere tale. Quel video, quelle parole, quell'atteggiamento, le risposte con insulti date agli utenti su Facebook non possono rappresentare me e tanti altri consiglieri comunali. Ecco perché le dimissioni di Iaccarino sono doverose più che opportune. La questione, però, non può involgere l'intera maggioranza, men che meno Forza Italia di cui ricordo Iaccarino non essere neppure tesserato, poiché riguardano la sfera comportamentale privata del singolo", continua di Mauro. "Una commissione d'accesso per il comportamento privato del singolo? Non ne vedo i presupposti. Piuttosto, da domani andrebbe iniziato un lavoro ad ampio raggio per cambiare la mentalità di questa città. Una città che sembra assuefarsi sempre più ad atteggiamenti distanti dalla legalità intesa nel senso più ampio del termine. Legalità che fa rima con moralità. Ecco, Foggia sta perdendo la sua moralità, con un ceto borghese che rinuncia all'impegno civico restando al caldo dei propri studi professionali e lasciando vuoti spazi di rappresentanza che qualcuno poi va a colmare. Le lamentele che leggo su Fb sono ormai le stesse da anni, ma chi si lamenta cosa fa perché le cose cambino? Ecco cosa si dovrebbe fare da domani. Più che puntare il dito contro qualcuno bisogna muoverlo per costruire qualcosa e per fare questo non serve essere di centrodestra o di centrosinistra, serve solo essere cittadini interessati".

La Salandra: "Gesto grave e sbagliato. Commissione di accesso? Mancano i presupposti"

"Nel corso della riunione di maggioranza Leo ha spiegato come sono andate le cose, arrivando durante tale confronto a maturare la decisione di dimettersi avendo compreso che al netto di qualunque giustificazione il gesto delle pistolettate a salve rappresenta un atto di particolare gravità", commenta a l'Attacco l'avvocato Giandonato La Salandra, coordinatore provinciale di Fratelli d'Italia. "Durante questa riunione si è fatto presente che, al di là del momento privato della famiglia Iaccarino, alcune persone devono rappresentare le istituzioni più di altre. La differenza tra aspetto pubblico e quello privato è pressoché inesistente per determinate personalità. Quel gesto è stato totalmente sbagliato, a maggior ragione collocandosi in un momento storico per Foggia particolarmente importante e serio".


Il riferimento è, ovviamente, alla "emergenza nazionale rappresentata dalla Quarta mafia". "C'è la necessità che le istituzioni riacquistino dei punti fermi e diano un'immagine consona alla città non soltanto sul piano della legalità ma anche su quello della fermezza, della sicurezza, del decoro. Sindaco e presidente del consiglio sono le istituzioni che rappresentano più di altre la cosa pubblica. Tutta la maggioranza era consapevole della gravità e del pregiudizio che poteva arrecarsi all'immagine della città", sottolinea il meloniano, che però non condivide la richiesta di dimissioni anche dalla carica di consigliere comunale avanzata dalle opposizioni.


"Leonardo è stato eletto e la democrazia è un cardine dello Stato. Poi, sono sue valutazioni personali. Come presidente è una istituzione. Anche il consigliere elettorale ha un ruolo istituzionale, ma in quel caso quella decisione è sua, del suo partito di riferimento, e del suo elettorato". Nessuna minimizzazione della nefasta e sciagurata eco mediatica causata dall'indegno atto di Iaccarino ma per La Salandra non ci saranno conseguenze per il centrodestra foggiano. "Esiste un'immagine, che è quella della città, che tutti dobbiamo impegnarci a preservare allontanando tutte le condotte simili. Il centrodestra deve, però, essere giudicato sulla base delle azioni di governo e di quello che fa e che non fa. E' normale che quanto è avvenuto possa pregiudicare l'immagine di una coalizione ma ricordo che il centrosinistra è stato coinvolto in vicende collegate alla criminalità organizzata. Sono preoccupato, da un punto di vista politico, solo una questione: il centrodestra deve dimostrare le proprie capacità amministrative appena la pandemia sarà terminata, deve lavorare con serenità rispetto al risanamento dei conti. Sarei un pazzo a dire che non è successo nulla ed è importante che la città prenda posizione ma la gogna mediatica e la corsa a sbattere il mostro in prima pagina sono sbagliati. Non mi sono mai piaciuti né i moralizzatori né i pontificatori", continua La Salandra.


"Questa è una città molto, molto particolare, che deve riacquisire la propria identità. Giustificare determinati comportamenti è un sentimento assai diffuso. Qualcuno tende a giustificare non comprendendo la gravità di quanto avvenuto ma non si sbatte mai il mostro in prima pagina. Andrei a quel punto a vedere la storia di questi moralizzatori". Il numero uno di FdI in Capitanata è netto rispetto a quanti auspicano o ritengono oggi possibile l'invio di una commissione di accesso. "Esistono i social e i professionisti dell'antimafia", commenta. "Le pagine Facebook sono pregne di virologi, costituzionalisti e anche di fini conoscitori delle normative antimafia. La normativa prevede ipotesi ben precise nelle quali è possibile l'istituzione della commissione di accesso. Voglio poi ricordare che non è questione di oggi che Foggia sia entrata più volte nei fascicoli della commissione parlamentare antimafia. Detto questo, è giusto che le istituzioni operino nel rispetto della normativa ma onestamente non vedo - e lo dico con cognizione di causa - i presupposti che giustifichino una commissione d'accesso. Ricordo che quando è intervenuto il presidente della commissione antimafia Nicola Morra a tal riguardo c'è stata una levata generale di scudi da parte di tutto l'arco politico perché le sue affermazioni erano offensive nei confronti della città. Il prefetto è un uomo dotato di grande pragmatismo, di senso dello Stato ed è votato alle soluzioni migliori per l'intero territorio. Bisogna affidarsi alle istituzioni e credere nello Stato, l'antimafia non si sbandiera così tanto per dire. A me risulta che l'azione amministrativa della città capoluogo non possa essere accomunata a quanto abbiamo visto a Cerignola, Manfredonia e negli altri due Comuni precedentemente sciolti, Mattinata e Monte Sant'Angelo. Il prefetto è intervenuto in quei casi perché ha ritenuto, così come il Ministero, che vi fossero le condizioni per la commissione di accesso e il successivo scioglimento. I foggiani si devono affidare allo Stato, che è garante".


"Questo è un momento molto delicato sul piano amministrativo a causa dell'emergenza Covid, dovrebbe esserci un senso di responsabilità maggiore rispetto a quello normalmente richiesto agli amministratori della cosa pubblica", afferma a l'Attacco il capogruppo Lega Salvatore de Martino. "Non penso che ci saranno ripercussioni sul piano elettoralistico per il centrodestra e per questa maggioranza, che si è dimostrata compatta sin da subito nello stigmatizzare il gesto e chiedere le dimissioni di Iaccarino da presidente del consiglio". Dimissioni fino a ieri mattina, a quanto pare, comunicate solo via mail all'ufficio di gabinetto del sindaco ma non ancora protocollate al segretario generale. Rispetto invece alla richiesta di lasciare anche lo scranno di consigliere comunale de Martino afferma che "non è stato argomento della riunione di maggioranza" e per lui "si tratta di una valutazione che Iaccarino deve fare in prima persona". Netto, invece, sugli insulti lanciati su Fb da Iaccarino a quanto lo stanno criticando: "Non si può esprimere così nemmeno un privato cittadino, c'è un livello di educazione che deve essere rispettato, che si tratti - a maggior ragione - di un amministratore o di un semplice cittadino". Quanto allo spauracchio della commissione di accesso: "Ci sono le autorità competenti per decidere su questa cosa, non sta a me dire ciò che non mi compete. Ho grande rispetto delle altre autorità, sono altri a dover definire questo percorso".


"L'amministrazione comunale, come dico da tempo, deve pensare ai problemi della città e ad una programmazione decisa, che dia il via ad una seconda fase capace di superare quella caratterizzata dalla pandemia", continua il giovane eletto. "Ogni questione che possa riguardare un singolo individuo deve restare limitata a quella persona, riguarda la coalizione nel caso in cui questa non si preoccupi delle questioni cittadine. Inserisco in una programmazione necessaria anche un rilancio della zona ASI, immagino che una amministrazione debba interrogarsi su tali questioni".


Salvatore de Martino ribadisce, poi, quanto già affermato tempo fa su queste colonne all'indomani delle indagini sul presunto voto di scambio a Foggia alle ultime elezioni regionali: "Ci dobbiamo interrogare sulla qualità della classe dirigente, fatto che prescinde dai singoli casi. I partiti devono tornare a fare i partiti, tornare ad essere luogo di formazione e a selezionare la classe dirigente non candidando solo i portatori di voto ma valorizzando il senso di appartenenza quantomeno alla coalizione. E' un problema che riguarda tutto l'arco politico. Vedo sempre più una ricerca spasmodica del consenso a danno della qualità". E non è un caso che nel centrodestra in queste ore ci sia chi ricorda anche come Iaccarino abbia votato per Emiliano alle regionali di settembre.


Lucia Piemontese