Interdittive antimafia, prima bocciaura al TAR per il prefetto Grassi (che tira dritto). Il caso Gentile Impianti a Mattinata

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Prima il controllo giudiziario, poi l'annullamento dell'interdittiva antimafia. Nel giro di pochi giorni per l'impresa Gentile Impianti srl di Mattinata la situazione venutasi a creare dopo il commissariamento per mafia del consiglio comunale si è completamente ribaltata.
Prima il controllo giudiziario, poi l'annullamento dell'interdittiva antimafia. Nel giro di pochi giorni per l'impresa Gentile Impianti srl di Mattinata la situazione venutasi a creare dopo il commissariamento per mafia del consiglio comunale si è completamente ribaltata. Il 15 dicembre l'Attacco rivelò come sia tornato alla srl, impresa di familiari dell'assassinato pregiudicato Francesco Pio Gentile, l'impianto sportivo in località Concezione a Mattinata.

Si tratta di una delle vicende che a marzo 2018 furono alla base dello scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Sin dal 2017 l'Attacco segue il caso dei campetti da gioco affidati con bando comunale nel 2012 ad Antonio Gentile, figlio di Giovanni. Giovanni Gentile è il fratello di Francesco Pio Gentile, cugino dei Romito e nome noto della mafia garganica; nel 2013 fu tra gli arrestati nell'ambito dell'operazione Età moderna che colpì la famiglia Romito. Il 21 marzo 2019 l'uomo, detto Rampino o Passaguai, fu ucciso in chiaro stile mafioso intorno alle ore 20:00 davanti alla propria abitazione, in pieno paese.

Nella relazione sullo scioglimento l'allora prefetto di Foggia Massimo Mariani, oggi a Reggio Calabria, citava il caso dell'impianto sportivo per evidenziare la "logica spartitoria" riscontrata a Mattinata. A gennaio 2014 il Comune affidò alla Gentile impianti srl "l'esecuzione di tutti i lavori previsti nel progetto esecutivo posto a base di gara redatto dall'ingegner Luigi Sacco ed approvato con delibera di giunta comunale di dicembre 2012 nonché la gestione dell'intero impianto sportivo. Poi, a maggio 2018 fu rilasciato alla srl il certificato di agibilità dell'impianto e, da quella data, l'impresa iniziò la gestione l'impianto, peraltro sempre detenuto in quanto esecutore dell'opera. La Prefettura di Foggia, a giugno 2020, comunicò ad Antonio Gentile, amministratore unico della srl, e al commissario straordinario presso il Comune di Mattinata, l'adozione di una interdittiva antimafia nei confronti dell'impresa, per cui immediatamente il Comune revocò la concessione e il contratto.

A settembre 2020 la consegna dell'impianto sportivo al Comune, ma poi è intervenuto il fatto che ha consentito adesso all'impresa di riavere la gestione. Contro l'interdittiva prefettizia la Gentile Impianti ha proposto ricorso al Tribunale di Bari per ottenere l'applicazione del controllo giudiziario, con sospensione degli effetti di cui all'art. 94 del Codice antimafia. Ricorso accolto: con ordinanza del 27 novembre scorso il Tribunale di Bari - II^ Sezione Penale in funzione di Tribunale della Prevenzione ha disposto il controllo giudiziario della società per 2 anni e nel contempo sospeso gli effetti di cui all'art. 94 del Codice, "con riferimento sia al pacchetto contrattuale di parte pubblica che a tutta l'attività aziendale, ivi compresa la partecipazione alle procedure di gara, con la conseguente possibilità, per l'operatore economico, di vedersi aggiudicati nuovi appalti, e dunque di conseguire l'iscrizione nella cosiddetta White List".

Per questa ragione con determina del responsabile dell'Ufficio tecnico comunale del 10 dicembre scorso è stata sospesa, in esecuzione dell'ordinanza, l'efficacia della determinazione del 11 agosto 2020 con la quale era stata revocata la concessione dell'impianto sportivo ed è stata disposta la riconsegna dell'impianto per la gestione alla Gentile Impianti srl. Ma non è tutto: l'interdittiva adottata a giugno scorso dal prefetto Raffaele Grassi non ha retto davanti al giudice amministrativo di primo grado. Un segnale importante per la difesa della srl e forse preoccupante per la Prefettura, sebbene già in passato sia avvenuto che il TAR bocciasse un'interdittiva e poi fosse il Consiglio di Stato, massimo giudice amministrativo, a dar ragione all'Ufficio Territoriale del Governo.

Grassi, superando i predecessori, è arrivato a quota 36 ed è in procinto di adottarne altre a breve. Qualcuno vocifera che avverrà entro la fine del 2020. "Non è bello agire con delle interdittive, ma io tiro avanti per la mia strada", ha affermato il prefetto ieri l'altro in conferenza stampa, forse anche pensando alla pronuncia del TAR sull'impresa mattinatese. Il ricorso è stato presentato dall'avvocato mattinatese Alberto Ciuffreda, ovviamente soddisfatto.

"Dopo l'interdittiva, la Gentile Impianti era stata destinataria della revoca della concessione di un impianto sportivo nel centro abitato di Mattinata, denominato Play Center, nonché del subappalto riguardante la pubblica illuminazione del Comune di Mattinata", spiega il quarantenne legale. Il prefetto riteneva che "la storia imprenditoriale della società sottoposta a verifica antimafia dimostra %u2026come la stessa abbia giovato, almeno dal 2006 al 2017, di un favor ingiustificato in rapporti con la pubblica amministrazione, ragionevolmente spiegabile solo alla luce di un 'condizionamento ambientale' connesso al potere evocativo della spendita del nome di un clan mafioso, che, in un contesto territoriale limitato, come quello di Mattinata (poco più di 6mila abitanti), può avere effetti dirompenti, come ha dimostrato lo scioglimento del civico consesso della cittadina garganica".

"Il prefetto, dunque, ritenendo che gli evidenziati indicatori sintomatici fossero fortemente indizianti di una permeabilità dell'attività della società istante, valutava la esistenza di un pericolo concreto di condizionamento, se non di vera e propria infiltrazione mafiosa dell'attività imprenditoriale mettente capo alla Gentile Impianti srl", continua l'avvocato. Contrariamente, il Tar Puglia con la recente sentenza ha statuito che "tale coacervo induttivo non offre alla lettura, prima ancora che all'interpretazione, elemento alcuno suscettibile di ricondurre - quand'anche all'interno del ripetuto schema meramente probabilistico e, dunque, nell'ottica dell'applicazione, ancorché dilatata fino alle massime potenzialità espansive, della metodica presuntiva del "più probabile che non" - lo svolgimento dell'attività imprenditoriale della ricorrente società a fenomeni infiltrativi, o condizionanti, promananti dal sodalizio mafioso".

Ed ancora, rileva il Collegio barese come "non sia dimostrato il convincimento, manifestato dalla resistente prefettura, che l'impresa "abbia giovato, almeno dal 2006 al 2017, di un favor ingiustificato in rapporti con la pubblica amministrazione, ragionevolmente spiegabile solo alla luce di un "condizionamento ambientale" connesso al potere evocativo della spendita del nome di un clan mafioso".

Lucia Piemontese