Arca, gli inquilini che non ci stanno a vendere all'ente: 'Somme inique'

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La signora Paola (nome di fantasia) abita nel quartiere San Lorenzo in una casa popolare da ristrutturare, un secondo piano senza ascensore. E' l'appartamento ricevuto dei genitori ormai defunti e riscattato nel 1997. Oggi vorrebbe acquisirne la piena proprietà, come è suo diritto, ma Arca Capitanata intende esercitare il proprio diritto di prelazione e le ha offerto poco più di 30mila euro.
La signora Paola (nome di fantasia) abita nel quartiere San Lorenzo in una casa popolare da ristrutturare, un secondo piano senza ascensore. E' l'appartamento ricevuto dei genitori ormai defunti e riscattato nel 1997. Oggi vorrebbe acquisirne la piena proprietà, come è suo diritto, ma Arca Capitanata intende esercitare il proprio diritto di prelazione e le ha offerto poco più di 30mila euro.

"Arca mi ha dapprima parlato di 32mila euro, poi mi ha fatto capire che forse avrebbe potuto aggiungerne altri 10mila, infine ha ritirato questa ultima offerta. Io ne vorrei almeno 55mila", spiega Paola a l'Attacco. "Anche altri inquilini che abitano nel quartiere San Lorenzo hanno ricevuto simili proposte, con somme che però variano. Io però non voglio vendere, intendo acquisire la piena proprietà. Abbiamo questo diritto, è scritto nel compromesso. Forse dovremmo rivolgersi a un avvocato ma aprire un contenzioso vuol dire accollarsi altri costi oltre che andare incontro a tempi lunghi", continua la signora. "Probabilmente faremmo meglio ad agire, assieme facendo fronte comune, magari con un comitato".

Un mese fa su queste colonne l'amministratore unico Donato Pascarella spiegò: "Con un mio atto di indirizzo abbiamo esercitato il diritto di prelazione sugli alloggi riscattati dai nostri assegnatari. La prelazione vale quando decidono di rivenderli dopo 10 anni, a meno di non versarci una somma di denaro prevista per legge. Si tratta di privati vecchi assegnatari che hanno comprato e poi deciso di rivendere. Al momento ci sono soltanto due casi, due appartamenti rispetto ai quali abbiamo esercitato la prelazione. Anche in questo caso è stato un modo per limitare al massimo l'acquisto sul libero mercato".

Questa modalità di azione dell'Agenzia per la casa e l'abitare sostenibile non trova però d'accordo alcuni inquilini e l'ex, storico presidente dello IACP di Foggia, Paolo Belmonte, che oggi siede nella Commissione casa come componente in quota all'ANCI. "Da un po' di mesi vengo contattato da diversi inquilini di Arca per molteplici questioni che hanno con l'ente, mi chiedono un consiglio su come risolverle", afferma Belmonte a l'Attacco. "Tra le problematiche che mi sottopongono c'è l'ottenimento della liberatoria alla piena proprietà di immobili riscattati da oltre 10 anni, così come previsto dalle leggi 513/77 e 560/92. C'è un vincolo legato al diritto di prelazione da parte di Arca. Ebbene, alla richiesta avanzata dagli inquilini di avere la piena proprietà Arca risponde che vuole far valere il proprio diritto di prelazione e formalizza un'offerta che per i più risulta iniqua e non conveniente. Il senso è che o gli inquilini vendono ad Arca oppure l'immobile non viene liberato dal vincolo. So che qualche inquilino si è già rivolto ai legali per agire contro Arca", continua Belmonte.

"A questo punto si impone una riflessione. Arca non è più un ente costruttore? Si è forse trasformato in una società immobiliare? Ritengo che oltretutto non sia un'operazione vantaggiosa perché si tratta di acquistare appartamenti spesso vetusti, molti dei quali in palazzi senza ascensore, accollandosi non solo i costi di acquisto ma anche altri oneri per la ristrutturazione e per la manutenzione ordinaria e straordinaria. A questo si aggiunge il mancato introito del 10% della rendita catastale all'attualità, come previsto dalla legge 560/92. In base a questa normativa Arca deve acquistare a prezzo di mercato".

Per Belmonte l'ente di via Romolo Caggese dovrebbe tornare a costruire alloggi, usando in tal senso i fondi disponibili. "Ma oggi ci sarebbe anche la possibilità di chiedere le aree cosiddette SP, cioè destinate a servizio pubblico, che il Comune di Foggia sta per mettere a bando. Arca potrebbe richiederle al Comune ed usarle per l'emergenza abitativa".

Belmonte stigmatizza quella che definisce "la testardaggine di Arca nell'imporre a chi vuole la piena proprietà il proprio diritto di prelazione" e assicura: "Io con quei 3,5 milioni stanziati per Arca Capitanata avrei realizzato circa 40 appartamenti". "L'altra questione", prosegue, "sono i tempi lunghissimi per consentire ai cittadini di riscattare gli alloggi: le risposte di Arca sono troppo lente, oltretutto rispetto a quegli immobili che sono già inseriti nel piano di dismissione dell'ente. Passano mesi quando invece l'ente potrebbe incamerare risorse per fare ristrutturazioni e per costruire nuove case. Inoltre", conclude, "per quanto riguarda i suoli, il Comune dà la possibilità di realizzare case come contropartita rispetto ad un aiuto sull'emergenza abitativa. Se lo fa con i privati a maggior ragione lo deve fare con l'Arca, destinando suoli anche in deroga al PRG attuale. Vogliamo veramente risolvere il problema dell'emergenza abitativa a Foggia? Ci sono tutte le possibilità per farlo".

Lucia Piemontese