Penalizzate e favorite, le bidelle della Astra in balia delle decisioni del presidente Ludovico Maffei. E c'è chi è stata lasciata a casa

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E' un destino incerto quello di fronte al quale si trovano decine di lavoratrici che operano nelle scuole dell'infanzia ed elementari di Foggia, alle dipendenze della cooperativa Astra.
E' un destino incerto quello di fronte al quale si trovano decine di lavoratrici che operano nelle scuole dell'infanzia ed elementari di Foggia, alle dipendenze della cooperativa Astra.

Si tratta di un servizio pagato dal Comune per affiancare al personale scolastico, bidelle (per dirla con una parola dei vecchi tempi) ausiliarie reclutate, in questo caso, da una cooperativa sociale, il cui scopo dovrebbe essere l'inserimento professionale di categorie svantaggiate. Molte di queste realtà, al contrario, si sono rivelate veri e propri laboratori di precarietà, di espedienti per ridurre all'osso il costo del personale, della possibilità di dequalificare, limitare o chiudere servizi con minori resistenze.

A questi elementi di razionalità aziendalista si aggiungono anche ragioni legate alle varie clientele e alle spartizioni degli appalti tra aree politiche. Poche eccezioni che mortificano l'ottimo operato di tante cooperative sociali, essenziali per le comunità. La Astra ha vinto la gara nel 2017 ma la commessa è molto più datata tanto che alcune lavoratrici hanno maturato un'anzianità anche di 15 anni. La coop deve garantire 27 bidelle in 10 scuole di Foggia e un bacino di mille alunni circa ma l'organico è di 54 lavoratrici per sostituire personale in caso di ferie e malattie. La somma investita ogni anno dalle casse comunali è di circa 500 mila euro. La situazione si è evoluta negli anni e oggi mostra una serie di criticità a svantaggio di alcune delle operatrici che vedono messo a rischio il proprio posto di lavoro, pur vivendo situazioni economiche e sociali di grande disagio.

Il dominus della cooperativa è Ludovico Maffei, padre del consigliere comunale Danilo, il cui exploit elettorale alle elezioni amministrative e alle più recenti regionali ha fatto tanto scalpore. Lavora nella coop come coordinatrice del personale anche la moglie del consigliere, Lucia Ruggero. Da loro passano tutte le decisioni relative alla gestione delle lavoratrici. E se in passato i turni erano più o meno divisi in modo equo per garantire a tutte una entrata adeguata, ora sembra che la situazione sia diversa. Almeno la metà delle risorse sembra che sia stata lasciata a riposo, tenendo in servizio più o meno sempre le stesse operatrici. Questa gestione determina una notevole difficoltà in chi vede drasticamente ridotta la propria retribuzione, senza peraltro capirne le ragioni (o soltanto ipotizzandole). Ragioni che l'Attacco ha provato a chiedere direttamente allo stesso Ludovico Maffei che, al momento, pare non intenzionato a rispondere.
Sulla base di cosa si decida chi ha diritto a un contratto di 30 ore settimanali e chi ad uno da 15, con relativa riduzione della retribuzione, quali sono le ragioni che portano i responsabili della coop Astra a tenere a casa (spesso si tratta della platea delle lavoratrici più anziane) alcune di bidelle e altre a lavoro, sono le questioni alla base della battaglia che si sta combattendo tra le 54 bidelle che reclamano il proprio diritto a conservare il posto di lavoro. Le politiche di gestione del personale attuate ultimamente dalla coop infatti hanno fatto sì che si creassero due opposte fazioni in seno all'organico: le penalizzate e le favorite, innescando una vera e propria guerra tra poveri nella quale a farne le spese sono di fatto tutti. Ma evidentemente le frustrazioni e le preoccupazioni per il futuro hanno prevalso sulle lavoratrici che, se va bene, riescono a portare a casa 400 euro al mese.

Fino a qualche anno fa a gestire il personale era Michele Lapollo, figura storica della cooperazione sociale di Capitanata. Oggi è lui ad aver preso a cuore la situazione delle sue ex collaboratrici, delle quali si fa portavoce. Lapollo conosce la genesi e l'evoluzione del servizio a partire dal 2008, quando era la sua cooperativa San Francesco a fornire il personale ausiliario nelle scuole foggiane.
"Nel 2008/2009 - ha spiegato a l'Attacco - vinsi una gara presso il comune di Foggia per coprire con 43 unità lavorative, inizialmente 43 postazioni fisse nelle scuole. Oltre a questo numero bisognava assumere i sostituti arrivando a circa 54 persone, a cui era garantito un orario settimanale di 30 ore. Il servizio è andato tranquillamente avanti così fino al 2012 quando ci fu la crisi finanziaria al Comune di Foggia. L'obiettivo dell'amministrazione dell'epoca, guidata dal sindaco Gianni Mongelli, era chiudere il servizio per risparmiare circa 800 mila euro all'anno. Io invece mi sono battuto per salvaguardare il lavoro di tutte le donne; insieme ai sindacati mettemmo in atto una strategia di salvaguardia dell'occupazione, utilizzando i contratti di solidarietà. Il consorzio che gestiva in quel momento il servizio fece a meno di un introito di circa 300 mila euro, l'appalto passò quindi da 800 a 500 mila euro l'anno, un sacrificio collettivo per salvare i posti di lavoro".
Il comune di Foggia decise per una prosecuzione del servizio riducendo a 27 le postazioni e di conseguenza l'importo dell'appalto. "Fu un miracolo - ha aggiunto Lapollo -, così andammo avanti fino all'inizio del 2020". Nel 2017 cambia il gestore, vince l'appalto in Ati con la San Francesco, la cooperativa Astra. Il presidente Ludovico Maffei chiese a Lapollo una mano nell'organizzazione del servizio. Fino a quel punto le lavoratrici non hanno avuto problemi, tra Naspi e lavoro, lo stipendio era quasi sempre pieno. Nel 2019 Lapollo decide di prendere le distanze dalla Astra, dopo aver appreso della candidatura al consiglio comunale del figlio del presidente, Danilo Maffei.

"Nella mia lunga vita nelle cooperative sociali ho sempre cercato di restare lontano dalla politica ma costruire con la politica posti di lavoro - ha chiarito Lapollo -. In quel momento il mio supporto tecnico amministrativo alla coop finisce. Da qui iniziano i problemi delle bidelle, specialmente delle più bisognose, delle ultime, di quelle che non hanno santi in paradiso. Queste persone con me hanno seguito un percorso difficile ma bello, siamo legati da rapporti umani e quando ho visto che le cose non andavano più nel verso giusto mi sono allarmato. Il 27 novembre ho ricevuto una telefonata drammatica, di una lavoratrice che era esasperata, sentiva il suo posto di lavoro in bilico, intercambiabile con altre persone. Altre ancora mi hanno parlato e sono rimasto allibito dalla situazione che mi hanno raccontato, oggi mi faccio portavoce delle loro istanze".

La speranza è che tutte ottengano la stabilizzazione, con l'assunzione diretta da parte del Comune di Foggia. Negli ultimi tempi molte bidelle di ruolo sono venute meno e le figure integrative sono diventate fondamentali. "Il Comune di Foggia dal 2021 potrebbe iniziare a fare dei bandi per coprire quei posti vuoti e chi meglio di queste signore può ambire ai posti vacanti, avendo tutti i requisiti? La stabilizzazione si potrebbe fare, io l'ho già sperimentata per molti dei miei soci. Del resto non ci sono altre figure specializzate come loro. Tra l'altro l'importo destinato a questo servizio già c'è, con una piccola aggiunta si può tranquillamente dare a queste persone la possibilità di lavorare a tempo pieno all'interno delle scuole materne di Foggia. Ora serve che il sindaco e consiglieri prendano atto della situazione e diano la possibilità a queste donne di stare tranquille, senza regalare niente a nessuno e senza raccomandazioni. Si tenga peraltro presente che i privati che si sono susseguiti nel gestire il servizio non hanno dato mai disposizioni alle bidelle, questi venivano direttamente dai responsabili comunali, qualunque avvocato può dire cosa questo significhi. Chiedo quindi a Franco Landella, che è una persona per bene, di vedere oltre, di incontrare le donne, di parlare con loro, di farsi dire le cose come stanno, chi meglio del sindaco può intervenire? Ognuna di loro ha dei problemi di sopravvivenza, chi ha figli, chi è sola, chi è malata. A queste persone non si può togliere il lavoro o ridurlo a 15 ore settimanali, la cooperativa deve fare il proprio dovere, cercare di andare incontro alle esigenze dei più deboli, le cooperative sociali nascono per aiutare gli ultimi non per maltrattarli", ha concluso Lapollo.
Della situazione in cui sono costrette a lavorare le bidelle della Astra pare che in Comune ne siano a conoscenza. Beninformati infatti riferiscono che c'è, da parte dell'amministrazione, l'intenzione di porvi rimedio estromettendo la coop dal servizio, garantendo nel contempo l'occupazione alle lavoratrici. Al momento si sta ragionando sul da farsi, come ha confermato a l'Attacco l'assessora al personale e all'istruzione Claudia Lioia.

"Abbiamo prorogato il servizio fino al 28 febbraio per valutare se procedere con un appalto o con la somministrazione di personale. Quanto all'ipotesi della stabilizzazione in questo momento questa opzione non è stata presa in considerazione, semplicemente perché, essendo ancora soggetti ai paletti imposti dal Salva-enti, dobbiamo verificare nel prossimo piano di fabbisogno triennale del personale quali sono le nostre capacità assunzionali, fermo restando che serve sempre l'autorizzazione dal ministero. Non posso tuttavia escluderlo".

Le signore hanno chiesto di essere ricevute dagli amministratori per esprimere le loro posizioni e le loro richieste e fanno notare di non essere state ancora ricevute. "In realtà - replica l'assessore - ci sono stati degli incontri con i loro rappresentanti sindacali, almeno cinque o sei. Sicuramente non è un problema incontrarle, non mai stato negato loro. In ogni caso non è intenzione di questa amministrazione escludere qualsiasi possibilità che possa garantire il posto di lavoro a queste persone, fermo restando che siamo un ente pubblico e non abbiamo la libertà di assumere come ce l'hanno gli imprenditori".
L'orientamento sembra essere quello di procedere con la somministrazione, che in teoria potrebbe sembrare far allontanare la certezza del posto di lavoro alle signore perché a quel punto la platea dei candidati potrebbe allargarsi ma in realtà l'esperienza maturata da queste professioniste è difficile da trovare altrove e quindi proprio loro avrebbero le maggiori chance di essere assunte, ma non più alle dipendenze della cooperativa".
"Non credo si possa pensare alla stabilizzazione - è stato invece lapidario il consigliere di maggioranza Bruno Longo -, almeno in queste condizioni. Non credo che si possa muovere qualcosa in questo senso perché io stesso ho prodotto una mozione su un tentativo di stabilizzare Lsu e Lpu; anche se sono due situazioni differenti fanno capo ad uno stesso principio giuridico ed è emerso che noi non siamo in grado oggi di assumere: non ce lo consente il patto di stabilità. Le assunzioni devono essere comunque fatte tramite concorso e al momento non la vedo un'alternativa possibile. Capisco il ragionamento di chi pensa che andando in pensione una figura possa essere sostituita da qualcun altro ma stiamo parlando di posizioni giuridiche (dipendente comunale e lavoratore della coop) estremamente diverse, non assimilabili. Deve essere fatto sempre un concorso pubblico, qualora ve ne sia la possibilità. Ciò nonostante dico a queste signore che se loro presentano un curriculum all'agenzia interinale ed entreranno, quando supereremo il predissesto e riusciremo a mettere un po' da parte il patto di stabilità che ha determinato gli uffici vuoti di tutti gli enti pubblici d'Italia, si riaprirà una fase di concorsi e credo che anche per queste categorie dovremmo farne. Per il momento verranno tenute dall'agenzia interinale, verranno pagate dal Comune e poi da cosa nasce cosa. Tutto il consiglio comunale, nonostante le batoste che ci diamo, quando si tratta di stabilizzare, di non far perdere il lavoro è unito, se un domani si aprirà uno spiraglio per assumerle direttamente o per fare un concorso ad hoc, noi lo faremo. Non lasceremo in mezzo alla strada nessuno, possiamo dirlo con certezza", ha concluso Longo.
Della questione si è interessata anche la consigliera regionale 5 Stelle Rosa Barone che ha parlato con alcune di loro e ha confermato di aver avuto le stesse rassicurazioni dagli uffici comunali.

Cinzia Celeste