Kalena e il tram del CIS, per valorizzare attrattività e storia dell'antica abbazia

I Grandi Processi
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Belgioioso: Riapriamo il tavolo con il progetto della Provincia. Adesso ci sono le condizioni
Cura e soluzioni. Di questo ha bisogno l'immenso patrimonio dell'Abbazia di Santa Maria di Kàlena, abbandonato a se stesso da troppo tempo. L'impegno del FAI a questo punta per mettere in salvo il bene ecclesiastico che rientra tra i I luohi del cuore che possono essere votati e sostenuti sul link dedicato del Fondo Ambiente Italiano.
L'Abbazia sin dal 2004 viene segnalata al censimento dell'organismo che si batte per la difesa delle bellezze d'Italia e proprio nel 2014 aveva già superato i 1.500 voti. Attualmente l'Abbazia è sempre chiusa al pubblico, salvo l'8 di settembre quando la popolazione organizza una processione, e versa in stato di degrado. Il luogo, di proprietà privata, non ha subito nessun intervento di recupero, nonostante un'ingiunzione in tal senso da parte della Sovrintendenza ai Beni architettonici, che ha effettuato un sopralluogo nel 2012, così il FAI%u2008descrive lo stallo nel quale giace isolato e spoglio il bene monumentale, importante testimonianza dell'architettura romanica locale la cui esistenza è attestata da fonti scritte già nell'XI sec.; il luogo fu retto prima dai Benedettini, a cui subentrarono i Cistercensi nel 1255 e i Canonici Regolari Lateranensi nel 1412.
L'Attacco continua a riproporre l'argomento dell'abbandono e delle possibili azioni di recupero con una nuova testimonianza, quella dell'ingegnere Potito Belgioioso che negli anni incui si compivano i processi legati alla Pianificazione Strategica era a capo del coordinamento dell'Ufficio tecnico della Provincia dove venne redatto il progetto di recupero dell'abbazia finanziato con 3 milioni di euro con i fondi della programmazione europea.
Fu un'idea progettuale con relativa intesa che in prima battuta mise tutti d'accordo, Regione, Provincia, Comune, Parco del Gargano, Università degli Studi di Foggia e soprattutto la compagine proprietaria. Ma quella intesa ebbe vita breve poichè si arenò in seguito ad una ritrattazione da parte della famiglia Martucci che chiedeva l'autorizzazione per poter avviare un procedimento edilizio per la realizzazione di una struttura ricettiva nelle adiacenze del complesso abbaziale, che pure avrebbe concesso in comodato d'uso al Comune per lo svolgimento dei lavori di recupero e restauro delle parti più preziose e bisognose di consolidamento delle due chiese. Di quel progetto frutto di una larga e qualificata trattativa e di più tavoli interistituzionali ha parlato anche Menuccia Fontana, già presidente di Italia Nostra Gargano, che lo ha indicato su queste colonne quale unico, vero disegno di recupero che abbia riguardato Kalena dotato dei necessari criteri di fattibilità.
Oggi Belgioioso lancia la proposta di riprendere quel progetto, di reinsediare un tavolo tecnico e di non perdere l'occasione di far rientrare Kalena nel novero delle sostanziose misure economiche che anche grazie al CIS sono in corso di trasferimento in Capitanata.
Tutto prese le mosse nel 2008 durante la fruttuosa stagione di slancio progettuale caratterizzata dalle linee di intervento del Piano Strategico di Area Vasta Capitanata 2020, con particolare riferimento agli obiettivi dell'innovazione dei processi. L'esperienza generativa della cabina di regia allargata ad istituzioni ed enti sovraterritoriali aveva fissato obiettivi di breve e medio periodo, identificato linee di intervento e azioni secondo una scala di priorità. In aderenza ai criteri agili ma rigorosi di una nuova concertazione che apriva tavoli e confronti per fare posto ad una nuova centralità dei territori e delle municipalità, la Strategia veicolava una nuova vision che teneva insieme in modo coordinato linee di indirizzo, progetti e sovvenzioni. Due erano le parole d'ordine, innovare e connettere. Anche l'Abbazia di Santa Maria di Kalena riuscì a circuitare in questo grande contenitore di strategie e per essa si scelse un percorso di restauro di tipo conservativo, volto a riportarla all'antico splendore, senza stravolgerne o alterarne elementi architettonici, fattezze e materiali originariamente impiegati, come fu precisato nella relazione che il Comune di Peschici produsse quando sembrava che il recupero del bene fosse ormai cosa fatta. Il progetto di riqualificazione dell'Abbazia di Kàlena divenne oggetto di un accordo tra Regione Puglia, Provincia di Foggia e Comune di Peschici e naturalmente dei tre eredi della famiglia Martucci proprietari del complesso. Fu l'amministrazione provinciale ad avanzare la proposta progettuale dell'intervento che sarebbe stato avviato con un finanziamento di 3 milioni di euro rinvenienti dal PO FESR, Asse IV- Linea di intervento 4.2 per la tutela, valorizzazione e gestione del patrimonio culturale. Il progetto fu opera dell'Ufficio tecnico della Provincia - ricorda a l'Attacco Potito Belgioioso, dirigente a Palazzo Dogana, in quegli anni a coordinamento del settore Programmazione Strategica, insieme a Stefano Biscotti alla Pianificazione Territoriale- . Sotto l'indirizzo della compagine politica e di governo, siamo stati protagonisti di una stagione che ha lasciato in eredità importanti processi ideativi su specificità e identità del territorio. La progettualità di Kalena innescò un interesse plurale tanto che fu anche condivisa dai proprietari e si riuscì a mettere in moto un meccanismo di compartecipazione davvero allargato tra Regione, Provincia, Comune di Peschici, Sovrintendenze, Parco del Gargano, Università di Foggia con la consulenza dell'allora rettore Volpe. Come è risaputo, furono in seconda battuta e a trattative avanzate gli stessi proprietari che misero in discussione l'accordo sottoscritto che stabiliva sostanzialmente che le due Chiese e l'area cortilizia sarebbero state oggetto dell'intervento precisa ancora l'ingegnere Belgioioso.I problemi sorsero allorquando si passò a definire il non meglio precisato capitolo ristori e i proprietari avanzarono delle proposte di edificazione di volumetrie per strutture ricettive nelle aree circostanti al complesso abbaziale.

In questa fase spettava al Comune di Peschici dare corso alle decisioni, non spettava certo alla Provincia, nè era competenza della Regione; non sarebbe stato fuori luogo aprire ad una ipotesi del genere e cercare una linea d'intesa sui riconoscimenti del ristoro alla proprietà.
L'accordo che mancò fece cadere tutto l'edificio della progettazione concertata ma oggi quel modello di intervento può essere ancora considerato attuale punto di ripartenza, come sostiene l'ingegnere Belgioioso: Il momento è propizio per riaprire un tavolo di lavoro su Kalena, ora ci sono condizioni programmatiche vantaggiose e anche i canali economici per poter intervenire. Alla Regione Puglia si è insediato l'assessore Bray che ha una sensibilità spiccata per questi tempi, il vicepresidente della Giunta Piemontese è competente e può contare su grande disponibilità e apertura del territorio provinciale, la dirigente regionale foggiana Silvia Pellegrini ricopre un importante incarico direttivo nella struttura preposta alla valorizzazione dei beni culturali. La nostra amministrazione provinciale è al coordinamento del CIS, altro importante strumento di programmazione gestito in maniera ottimale dal presidente Gatta, a cui riconosco i meriti del suo operato.Mettendo in fila tutti questi elementi Belgioioso ridà corpo alle attese di risollevare Kalena dalle sorti della definitiva distruzione, prima che si riduca davvero solo ad un cumulo di pietre. Ma serve, come già nel 2008, coesione interistituzionale e visione a trascinare fuori dal buio un luogo del cuore che può ancora sperare di continuare a vivere di memoria viva.
Conservazione e restauro. Così l'Abbazia doveva tornare a splendere per turisti e fedeli del Gargano sacro
L'intervento di recupero di Kàlena è una priorità regionale. Così si espresse nel dicembre del 2008 il responsabile regionale dell'Asse relativo ai Beni Culturali della Pianificazione Strategica di Area Vasta Francesco Palumbo.Con lui a sostenere ogni sforzo per il bene del monumento millenario c'erano gli assessori regionali Gianfranco Viesti e Angela Barbanente, che comunicarono la disponibilità di un primo finanziamento di 3 milioni di euro per il progetto di restauro e valorizzazione dell'Abbazia di proprietà privata, ma vincolata come monumento nazionale dal Ministero dei Beni Culturali fin dal 1951.

Il prospetto del progetto presentato dal Comune di Peschici con l'allora sindaco Domenico Vecere prevedeva la ricostruzione nella chiesa nuova dell'originaria copertura di due volte a crociera; sostituzione delle capriate in legno e del tetto ormai fatiscenti e pericolosi. Consolidamento e restauro delle sue pareti. Eliminazione degli elementi spuri dalle finestre. Impermeabilizzazione degli estradossi delle navate laterali. Conservazione e ripristino della cripta adibita a sepoltura di metri 15x8, accessibile da una botola collocata al centro del pavimento della chiesa nuova, da utilizzare a fini turistico-culturali, tramite strutture che la rendano visibile ai visitatori, senza comprometterne l'integrità. Riapertura e ripristino dell'originario ingresso della chiesa vecchia, con lavori stradali (deviazione strada comunale adiacente al muro perimetrale lato-sud dell'abbazia, finalizzati all'adeguamento del piano di calpestio alla quota interna della chiesa ed al suo portale d'ingresso. Abbattimento del tramezzo in muratura che divide le campate della chiesa vecchia in due distinti depositi. Restauro degli affreschi fissati sulle cupole e sui muri. Consolidamento delle due cupole. Ripristino della spazialità longitudinale preesistente, riutilizzando l'originario passaggio intercomunicante tra le due chiese. Pavimentazione delle due chiese. Consolidamento e restauro del campanile a vela. Opere di protezione delle mura in pietra e degli elementi decorativi interni. Sostituzione con copie fedeli, dello stemma collocato sul portale dell'originario ingresso della chiesa vecchia e della formella ornamentale di terracotta del 1393, inserita tra i conci del campanile a vela. Gli originali saranno posti, per sicurezza, all'interno delle chiese restaurate. Le antiche chiese del complesso monumentale saranno aperte alle visite turistiche, guidate da personale qualificato, dando loro la massima visibilità mediatica a livello regionale, nazionale e internazionale, al fine di una valorizzazione e fruizione turistica di tale bene, e quindi producendo un aumento dell'attrattività della Regione Puglia.

Lo schema d'accordo prevedeva inoltre che i costi di manutenzione straordinaria saranno a carico del Comune di Peschici. Si ipotizza un aumento crescente nel tempo dei costi di manutenzione straordinaria, a partire da 15 anni circa dal completamento degli interventi, fino a 40 anni, termine della convenzione pubblico-privato. I costi dopo i quarant'anni saranno a carico dei proprietari dell'immobile. Per la manutenzione straordinaria si ipotizza una percentuale sull'importo complessivo pari al 15% circa.
L'intervento si propone di tutelare e preservare un bene monumentale di prestigio, si ritiene possa sortire effetti positivi anche sul sistema dei flussi turistico-culturali a livello locale e di Capitanata, agganciando il complesso monastico di Calena, parzialmente restaurato e aperto al pubblico, ai più importanti complessi religiosi del Gargano, anche in periodi di bassa e bassissima stagione.
Daniela Corfiati