M5S, base spaccatissima su accordo con Emiliano e assessorato

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Si allontana, forse per sempre, la consultazione sulla piattaforma Rousseau relativa all'ingresso del M5S nella neonata giunta regionale di Michele Emiliano. In Capitanata, se la linea governista ha prevalso nella pattuglia di parlamentari ed europarlamentari (ad eccezione della deputata foggiana Rosa Menga), la base degli attivisti è sconquassata dalla totale spaccatura venutasi a creare.
Si allontana, forse per sempre, la consultazione sulla piattaforma Rousseau relativa all'ingresso del M5S nella neonata giunta regionale di Michele Emiliano. In Capitanata, se la linea governista ha prevalso nella pattuglia di parlamentari ed europarlamentari (ad eccezione della deputata foggiana Rosa Menga), la base degli attivisti è sconquassata dalla totale spaccatura venutasi a creare.

Da un lato i duri e puri alla Laricchia e alla Di Battista, nostalgici del MoVimento che fu. Dall'altra quanti ritengono che, come a Roma, anche a Bari si debba accettare la sfida del governo e della collaborazione. "Dobbiamo fare l'accordo in Regione per input dei vertici nazionali? Allora vuol dire che l'accordo varrà  per tutti i Comuni, le Regioni, le situazioni. Ma è stata già  fatta una votazione su questo ed è emerso che non vogliamo accordi strutturali con il Pd", afferma a l'Attacco il consigliere comunale foggiano Giovanni Quarato, candidato sindaco nel 2019 per il M5S.

"La seconda questione riguarda la maniera in cui è stata gestita la trattativa con Emiliano, per me sbagliata. Non ci possiamo accontentare di come Emiliano gestisce la situazione, dovevamo essere protagonisti e invece abbiamo giocato solo di rimessa. Non si accetta una poltrona per fare un tentativo. Sono dialogante ma a fronte di accordi specifici. Non si capisce ancora quali siano i punti del programma da condividere, i temi sui quali Emiliano si sta impegnando. Trovo un po' di pressapochismo nell'approccio che c'è stato da parte del M5S a questa trattativa. àˆ più che fondato il timore che possa saltare del tutto il voto su Rousseau e questo sarebbe un grosso danno per il M5S. Abbiamo fatto una campagna elettorale alternativa ad Emiliano e i toni forti sono stati usati da tutti, non solo da Antonella Laricchia. Per cambiare linea servono una rivisitazione complessiva e una prospettiva di medio e lungo periodo per il MoVimento", continua Quarato.

"E non possiamo non tener conto del fatto che molti cittadini, che ci hanno votato, saranno scontenti. Per me sono la maggior parte dei nostri elettori. Quando è toccato a me rispetto al ballottaggio, io ero favorevole a farlo ma prevalse la linea contraria. Lo accettai tranquillamente, pur sapendo che saremmo stati accusati di favorire Landella, cosa per cui tuttora vengo attaccato quotidianamente senza essere difeso".

Quarato non si sente isolato, tra gli eletti, in tale posizione. "Non credo di essere in minoranza, sia io che il consigliere Fatigato siamo contrari. Ma ripeto: non per principio, bensì per come è stata portata avanti la situazione. Qualcuno ha anche proposto un assessore esterno, sarebbe stato più facile farlo passare. Come pure sarebbe preferibile un appoggio esterno alla maggioranza. Ecco, se vogliamo fare una prova facciamola da esterni", conclude Quarato".

"La spaccatura nella base c'è tutta. Non è una situazione semplice", analizza a l'Attacco l'attivista M5S di Manfredonia e avvocato Vanni Salcuni. "Parte della base non digerisce l'ingresso in giunta e la collaborazione con Emiliano. C'è chi non li digerisce per motivi politici e ideologici dissentendo civilmente, poi esiste una massa di esaltati che sta dando di matto. Io sono ovviamente favorevole, perchè penso che sia utile provare a governare. Alle chiacchiere devono seguire i fatti, noi dobbiamo esser capaci di governare. Del resto, abbiamo perso 100mila voti alle ultime elezioni regionali e abbiamo dimezzato la nostra rappresentanza. Laricchia è stata bocciata per la seconda volta fragorosamente. Penso sia il caso di tentare. Le ragioni di questo approccio con Emiliano sono state ampiamente spiegate da Crimi, capo politico e reggente", ricorda Salcuni.

"Più volte anche Rosa Barone ha spiegato le sue ragioni. Io tra Barone e Laricchia credo molto di più a Barone, anche perchè Laricchia ha molte cose da farsi perdonare come l'epurazione di Conca e il famoso sondaggio che ci dava al 30%, oltre a tante operazioni che non mi sono piaciute. Quindi si entri in giunta e si provi a cambiare le cose".

Dello stesso avviso è l'attivista e operatore turistico di Rodi Garganico Vincenzo D'Errico. "Siamo diventati un partito e dobbiamo fare il partito, dobbiamo occupare incarichi e spazi", afferma a l'Attacco. "Prima eravamo un movimento di protesta mentre oggi stiamo governando a livello nazionale. E' giusto che entriamo in Regione e che Rosa prenda l'assessorato. Dobbiamo dimostrarci capaci di governare ad ogni livello. A protestare e dirsi contrari sono coloro che volevano occupare poltrone e non sono riusciti a farlo. Io ho altro da fare, non mi interessano gli incarichi ma voglio che il M5S dimostri di saperci fare in Regione. Tutti questi fanatici hanno solo arrecato problemi al MoVimento, persi tra scie chimiche e attenzione solo alle rendicontazioni. Bisogna capire come si evolve il discorso degli Stati Generali, il futuro del M5S dipenderà  da chi lo governerà ".

D'Errico è netto sul voto online. "Non credo che ci sarà  il voto su Rousseau sull'ingresso in giunta. Ormai questa piattaforma è così incagliata che non penso sarà  usata ancora per alcun tipo di consultazione. E' ferma da tempo e il voto è stato giudicato non certificabile". Che abbia prevalso la linea governista non dispiace all'albergatore garganico: "La linea che arriva da Roma è questa: siamo un partito di governo e dobbiamo allearci per le comunali, radicandoci sempre più sui territori. La politica si fa così, da che mondo è mondo. Siamo stati un movimento liquido e siamo riusciti a dare una scossa al Paese, raggiungendo risultati positivi e altri negativi. Ora dobbiamo guardare al futuro".

Il giovane economista manfredoniano Gianluca Totaro ha solo 25 anni ma già  10 di attivismo alle spalle e una notevole formazione: due lauree in Bocconi, varie esperienze all'estero presso consolati, oggi è consulente per l'internazionalizzazione di alcune imprese. "La collaborazione è sempre fondamentale, a maggior ragione quando si parla di gestione della cosa pubblica. Oggi è ancora più strategica visto che siamo in una fase emergenziale", afferma Totaro a l'Attacco.

"E' necessaria per risolvere i problemi. Certo è fondamentale usare criteri precisi nel creare la squadra, mettendo paletti precisi. Non si deve ridurre tutto a una questione di tifo, non si va da nessuna parte tifando per il sì o per il no. Bisogna ragionare su quale ipotesi di collaborazione, su che obiettivi porsi nel medio e lungo periodo. Obiettivi che devono essere ben chiari, quantificabili e misurabili". Quanto le critiche possono danneggiare il M5S, già  reduce da un forte calo di consensi? "La rabbia è normale, non mi spaventa se è contenuta e limitata in un breve periodo di tempo. Cosa ben diversa è l'odio prolungato, che può far male alla programmazione politica del MoVimento. In qualunque organizzazione politica le persone che non condividono gli obiettivi sono nocive", conclude Totaro.

Caustica la sanseverese Lucia Buoncristiano, attivista delusa che ricorda come durante la campagna elettorale il claim degli eletti regionali fosse "mai con Emiliano". "E dopo si sono accordati con lo sceriffo. In Regione come a Roma dicevano "non facciamo accordi con chi ha distrutto questo Paese" e poi si sono ficcati sotto al Pd, "nessun accordo è possibile con chi sta distruggendo la Puglia" e sono finiti sotto ad Emiliano. Ormai votare 5 Stelle è come votare Pd, la stessa cosa. Ecco perchè in campagna elettorale questi furbetti indicavano il voto disgiunto: vota me consigliere e Emiliano presidente. Belli, bravi, complimenti", lo sfogo della quarantenne.

"Ma non era meglio aspettare Rousseau?", chiede e si chiede l'attivista e presidente del WWF Foggia Maurizio Marrese. "Muoversi prima senza condividere la scelta non mette in discussione la famosa democrazia partecipata, il concetto di portavoce e non di politico di partito? Perchè fare la campagna contro Emiliano e poi passare al governo? Due sono i fatti: o i consiglieri hanno fatto una grande fesseria o siamo stati presi per cretini. Se il voto su Rousseau dice no all'accordo che fanno? Si dimettono?".