“Nessuna sentenza, di qualunque tenore, potrà restituire il soffio della vita a Roberta o anche attenuare lo strazio dei genitori e del fratello però nessuna sentenza deve ferire la memoria della ragazza”. Sono state queste le parole dell’avvocato sanseverese Guido De Rossi, difensore del padre di Roberta Perillo (parti civili difese dal collegio formato anche dal figlio Roberto De Rossi e da Consiglia Sponsano, ndr), al termine della requisitoria fatta qualche giorno fa, l’ultima prima della sentenza che potrebbe arrivare già domani.

Nella tarda mattinata di ieri, nell’aula bunker di Bitonto, il Tribunale di Bari, in primo grado, ha sentenziato la condanna – a vario titolo – di 22 imputati, molti dei quali arrestati nel mese di ottobre del 2019 dai carabinieri del nucleo investigativo di Foggia a seguito della maxi operazione convenzionalmente denominata “Neve di Marzo”, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (Dda) di Bari.